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Andrà tutto bene. Ma come faccio a esserne sicuro?

di Sabrina Maria Gatto

«Mi ha detto di stare tranquilla. E per un po’ ci sono riuscita. Poi mi è venuto in mente un particolare e ho pensato: forse non mi sono spiegata bene».

A volte comincia così. Abbiamo ricevuto una risposta, l’abbiamo capita e ci siamo sentiti sollevati. Ma dopo un po’ torna una domanda. Assomiglia alla precedente, con una piccola aggiunta: «E se invece…?». Riprendiamo il telefono. Vorremmo chiedere ancora, ma ci dispiace disturbare. Allora iniziamo con una scusa: «Lo so che te l’ho già domandato, però…».

Dietro quelle parole può esserci una paura che merita ascolto. Chi domanda non sta necessariamente cercando attenzione: sta cercando di sentirsi al sicuro.

Può succedere a un adolescente che, dopo un’interrogazione, chiede più volte ai compagni se secondo loro sia andata male. A un genitore che ripercorre una discussione con il figlio: «Ho esagerato? Sei sicuro che non l’abbia ferito?». Oppure nella coppia, quando un «non sono arrabbiato» tranquillizza per qualche minuto, finché un silenzio sembra rimettere tutto in discussione.

Chiedere un parere è parte della vita. Ci aiuta a capire, decidere, sentirci accompagnati. Vale però la pena osservare che cosa accade quando torniamo sulla stessa domanda, senza nuove informazioni, perché la risposta ricevuta non riesce più a tranquillizzarci.

La rassicurazione può dare un sollievo immediato. Proprio per questo possiamo imparare a cercarla ogni volta che il dubbio ricompare. Col tempo, proseguire senza un’altra conferma può diventare più difficile. La paura ritorna, chiediamo ancora e il sollievo dura poco. [1]

A volte stiamo chiedendo a quella risposta qualcosa che non può offrirci: la garanzia che non accadrà nulla di spiacevole, che nessuno resterà deluso, che non commetteremo errori. Così, anche una spiegazione chiara può sembrarci insufficiente: «Sì, ho capito. Ma nel mio caso sarà davvero così?».

Possiamo allora fermarci su una domanda: «Mi manca un’informazione per decidere, oppure sto aspettando di sentirmi completamente al sicuro?».

La distinzione conta. Un sintomo nuovo, un’indicazione medica poco chiara o un problema concreto meritano un confronto appropriato. Qui parliamo delle domande che si ripetono dopo aver già ricevuto una risposta, senza che la situazione sia cambiata.

Anche chi ci vuole bene può sentirsi in difficoltà. Risponde, spiega, prova a convincerci, poi teme di perdere la pazienza. E noi possiamo sentirci di troppo, proprio mentre abbiamo bisogno di vicinanza.

Possiamo provare a esprimere quel bisogno in un altro modo: «Mi accorgo che ti sto chiedendo ancora la stessa cosa. Sono spaventato: puoi farmi un po’ di compagnia?». Stare accanto a qualcuno può voler dire anche ascoltarlo e condividere un momento, senza dover garantire come andranno le cose.

Una cosa da portare nella settimana

Scegli una piccola preoccupazione quotidiana su cui hai già ricevuto una risposta, senza rischi concreti o questioni sanitarie da chiarire.

Quando senti il bisogno di chiedere ancora, prova ad aspettare qualche minuto. Puoi dirti: «Ho di nuovo voglia di chiedere una conferma, perché questa cosa mi spaventa».

Poi riprendi quello che stavi facendo: preparare la cena, leggere una pagina, finire un lavoro. Non occorre aspettare che il dubbio passi per provare a continuare. Rimandare gradualmente una richiesta ripetitiva è una delle strategie proposte dal Centre for Clinical Interventions. [1]

Dopo, chiediti: «Com’è stato aspettare? Sono riuscito a fare qualcosa anche senza un’altra risposta?». Se hai chiesto di nuovo, puoi osservare che cosa ti ha spinto a farlo, senza rimproverarti.

Se questo meccanismo occupa molto tempo o condiziona le relazioni e le scelte quotidiane, un percorso psicologico può aiutarti a comprenderlo e ad affrontarlo.

Possiamo avere bisogno di una mano mentre abbiamo paura. E possiamo imparare, un passo alla volta, a proseguire anche quando quella mano non può prometterci come andrà.

Dott.ssa Sabrina Maria Gatto
Psicologa clinica — Psicoterapeuta in formazione a orientamento cognitivo-comportamentale (CBT)

Bibliografia e approfondimenti

[1] Centre for Clinical Interventions. (2025). Reducing Reassurance-Seeking. Scheda informativa. (cci.health.wa.gov.au⁠)

[2] Meyer, A. E., Silva, S. G., & Curry, J. F. (2023). Is everything really okay?: Using ecological momentary assessment to evaluate daily co-fluctuations in anxiety and reassurance seeking. Behaviour Research and Therapy, 171, 104429. https://doi.org/10.1016/j.brat.2023.104429. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov⁠)

Redazione "La Città"

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