
L’arte come mia pelle. Emanuela Melesi, pittrice cormanese, si racconta
“A volte la vita ci impone scelte in base a condizioni” è così che inizia Emanuela Melesi, cormanese, la nostra intervista. Abbiamo dei progetti che cerchiamo di raggiungere nel miglior modo lineare possibile, ma poi la vita ci accade, e l’unica cosa che possiamo fare è aggiustare il tiro. Emanuela ci racconta la sua carriera artistica, e come la sua arte si sia evoluta con lei e come l’abbia supportata in momenti di transizione.
Grazie Emanuela di questo incontro. Vedo molti tuoi dipinti appesi, e credo siano tutte tue opere. Spero ce ne parlerai nel corso di questa intervista. Inizio col chiederti chi è Emanuela Melesi e che cosa fa attualmente.
Emanuela è una bambina che già a tre anni sognava di fare l’artista e vivere della sua pittura e creatività. A quattro anni mio padre nota la mia predisposizione per l’arte, e mi faccio accompagnare a visitare la Pinacoteca di Brera. Solo in seguito capisco e introspetto che l’arte e la pittura sono la mia pelle. Faccio esperienza tramite il mio corpo, e con la mia arte le trasformo in immagini. Da due anni sono felicemente in pensione e tengo corsi di disegno artistico ed acquerello presso l’Università della terza età di Limbiate. Espongo anche a Cormano, e la mia ultima mostra risale alla primavera scorsa in collaborazione con la proloco.
Qual’ è stata la tua carriera artistica e lavorativa?
Mi sono formata durante il periodo nel quale fare l’insegnante era una posizione molto ambita…dagli altri. Io avevo sempre lo sguardo puntato all’Accademia d’Arte, ma essendo quel periodo un po’difficoltoso in famiglia per problemi di salute di mia madre, l’Accademia ha dovuto attendere. Nel frattempo vinco un concorso pubblico e ottengo la nomina di ruolo e la cattedra, inizialmente su sostegno e successivamente come curriculare. Mi interesso inoltre dell’insegnamento della lingua inglese, così conseguo l’abilitazione.
Come procede intanto la pittura? Appesa al chiodo?
Assolutamente no! (ride) Dai 15 anni inizio a produrre attivamente mie opere, principalmente ritrattistica su tela. Il mio primo ritratto è stato a mio nonno. Ricordo che in quel periodo studiavo molto Rembrandt per cercare di capire come trasmettere le emozioni attraverso i ritratti. A seguito ho iniziato a ricevere molte richieste di lavori su commissione, principalmente cascine e ritratti, che eseguivo con pastelli danesi: sono molto morbidi e naturali. A vent’anni allargo il mio orizzonte e mi dedico alla pittura en plain air: ricordo che col mio zaino pieno di colori a olio oppure acquerelli raggiungevo posti assurdi e pericolosi, torrenti e foreste a diverse ore del giorno. Studiavo il paesaggio e cercavo di capire come si comportava la luce nei diversi momenti della giornata, proprio come faceva Monet.
A 24 anni ricevo il mio primo invito ad esporre in una mostra collettiva. Ed è proprio li’ che realizzo la mia prima vendita: un’amozione molto forte che mi conferma che era quella la mia strada. Da qui iniziano le prime esposizioni personali e concorsi. È di quel periodo uno dei miei dipinti più cari: Pianeta donna. Era una fase in cui sperimentavo molto i materiali: sabbia, terra, carta.

(Pianeta Donna)
Mi ero dedicata all’arte semiconcettuale perché’ volevo stimolare interrogativi. In Pianeta Donna uso la settimana enigmistica per enfatizzare l’aspetto enigmatico della donna. È dipinta in posizione sensuale, ad identificare una presa di posizione alternativa a quella che la voleva in ruoli fissi. Volevo passasse il concetto che la donna è un’entità da scoprire, conoscere e comprendere.
Qualche anno dopo dipingo Indifferenza e sperimento anche gli smalti al nitro. C’è un uomo, dipinto ad olio, che si addormenta ad identificare il fatto di non prestare attenzione all’esterno, all’altro: una confusione tutta intorno che porta all’indifferenza appunto di ciò che ci circonda. L’uomo è fondamentalmente egoista e non vuole investire in situazioni che lo coinvolgono poco.
Ma il quadro che rappresenta in toto il mio modo di creare è L’espansione del pensiero, creato verso la metà dei miei vent’anni. Nel creare, parto da un’intuizione che si ramifica, sfociando in plurime idee e alcune delle quali diventeranno opere. I percorsi per arrivare alla creazione sono intricati e imprevedibili. I punti bianchi rappresentano la creazione avvenuta dell’opera. Questo quadro mi è molto caro poiché riassume il mio essere: l’Arte è sempre stata la mia pelle.
In quel periodo insegnavo a scuola ed avevo poco meno di trent’anni. La situazione familiare era cambiata, e sono riuscita a partecipare agli esami di ammissione. È stata una gioia assoluta quando ricevetti la lettera di ammissione a Brera! Gli anni dell’accademia li ricordo come i più belli: molta creatività, stimoli, confronto continuo e sperimentazione in opposizione alla rigidità del sistema scolastico classico di insegnamento. In accademia nessuno ti insegna a dipingere, ma vengono offerte opportunità di sperimentazione che poi spetta a noi combinare ed utilizzare. I primi tre anni sono stati molto difficili dovendo conciliare il lavoro da insegnante e la frequenza in accademia. Non essendo questo sostenibile, avevo deciso di prendermi un anno di aspettativa durante il quale mi sono completamente dedicata allo studio e per sostenermi impartivo lezioni private di inglese e di arte oltre alle mie mostre personali.
A quanti anni arriva la laurea?
Mi laureo a 35 anni con molti progetti in mente, ma un incidente frena la mia attività artistica. Continuavo ad insegnare inglese nelle scuole, nonostante i limiti e le difficoltà della mia nuova condizione. Tenevo inoltre percorsi di arte nelle scuole diversificati per età
Mi dispiace molto. Sicuramente un duro colpo.
Certo, ma questo evento mi ha anche dato la possibilità di una nuova introspezione ed esperienza dell’arte come mia pelle. Riprendo l’attività sviluppando progetti d’arte per bambini e adolescenti. Con i bambini mi occupo principalmente della gestione dello spazio grafico e delle linee; con gli adolescenti invece si inizia ad entrare nel vivo dello studio e insegno approccio alla ritrattistica. Lavorare con i giovani è molto stimolante: si fidano, si lasciano accompagnare, vogliono scoprire. A seguito decido di dedicarmi anche alle menti più mature, ma le resistenze di una personalità avanti nel tempo sono molto forti. È molto difficile scardinarli da stereotipi e credenze proprie consolidate. Questo limita purtroppo anche la loro esplorazione artistica. Con gli adulti serve un approccio emotivo più delicato per non scoraggiarli e aiutarli a liberarsi ed esprimersi.
E com’è cambiata la pittura dopo l’incidente?
L’incidente ha portato sicuramente molto dolore nella mia vita, e anche un lungo periodo di silenzio e di attesa. Prima dipingevo metafisica e concettuale, esperienze legate alla vita. In seguito ho utilizzato la mia arte come anestetico attraverso i cicli di opere sul tema della crocifissione e della solitudine interiore. Questo è stato indubbio un processo per esorcizzare la fatica di dovermi adattare al nuovo stile di vita. O ci si abbandona, o ci si reinventa con nuove modalità. Ho anche dipinto un’Annunciazione, ma sotto un’ottica trasformativa. È il volto di Maria oggi, con punto luce ad identificare la chiamata dall’angelo. Annunciazione significa annuncio di cambiamento, e la notizia dell’angelo che porta cambiamento e scelta di reinventarsi.
Hai continuato a sperimentare?
Dopo questo periodo recupero la ritrattistica e le tecniche miste su tela. Negli ultimi anni ho avuto l’intuizione di dipingere a olio su lastre radiografiche, per evocare l’idea di effimero e di precarietà. Mi interessava cosa queste fanno nel pratico: bloccano un istante di noi. Questo concetto mi rimanda all’effimero della vita. È a questo ciclo che appartiene Il peso della leggerezza. La piuma è leggerezza, ma non superficialità. La piuma è realtà e ombra, è ciò che sta dietro. È la scelta o meno della leggerezza nella propria vita, una scelta meditata. Se prima ero più esigente, pessimista e intransigente, ora ho imparato il peso della leggerezza in modo consapevole che c’è sempre il lato nascosto. Credo che la vita sia esperienza, e sta a noi evolverci.

(Espansione del Pensiero)
E oggi?
Oggi continuo le esplorazioni con tecniche miste, supporti alternativi, temi concettuali. Mi interesso della perla intesa come oggetto prezioso e come durezza, associata al filo che lega, che stringe, che soffoca. Scrivo anche lunghe storie sull’arte, cercando di incuriosire il lettore verso l’artista. Scelgo un’opera e sviluppo un racconto. Di mia creazione L’enigma dell’ora di De Chirico sul tema del tempo e di come si è il risultato del proprio vissuto. Ho inoltre scritto di Magritte tramite Golconda riflettendo sul tema dell’omologazione e su Giacometti rispetto alla solitudine dell’uomo, la lontananza e la distanza.
Questo sembra molto interessante. Ci piacerebbe saperne di più circa un’eventuale pubblicazione. Cosa riserva il prossimo futuro?
Prima di Natale ci sarà una mostra a Desio dal 12 Dicembre al 10 Gennaio e sarà una mostra collettiva di arte sacra. In primavera invece terro’ una mostra personale a Varedo e a Cormano, ma i dettagli sono ancora in via di definizione. Continuo invece a tenere i corsi all’Università della terza età a Limbiate.
