
Colta, appassionata, coraggiosa. Fino all’ultimo. Ciao Monica
di Giorgio Oldrini
La morte di Monica Chittò è stata per me un dolore profondo perché le nostre vite si sono intrecciate e mi sentivo per lei come un fratello maggiore, con passioni comuni e anche, da arte mia, con qualche responsabilità nei suoi confronti. Non veniva da una esperienza di partito e di politica diretta quando nel 2002 è entrata in Consiglio comunale a Sesto, proprio quando diventavo sindaco per la prima volta.
Lei, col marito Antonio e altri, era stata tra i protagonisti del Circolo culturale Rondottanta e la proposta di entrare in lista la colse un po’ di sorpresa, ma la interessò. Più difficile per lei fu accogliere la mia proposta, un paio d’anni dopo, di diventare assessora alla cultura, alla scuola, allo sport. Doveva infatti scegliere tra una brillante carriera professionale da editor di alcune grandi case editrici e l’impegno a tempo pieno in Comune e nella città.
Aveva da poco finito di lavorare con Tiziano Terzani su un suo libro, e quando anni dopo Luis Sepulveda festeggiò i suoi 70 anni a Milano, alla sua festa invitò tre sestesi, Giorgio Tarantola, titolare di una importante libreria, il sottoscritto per “cilenità” e Monica che aveva curato alcuni dei suoi libri. Ma accettò con curiosità e si gettò a capofitto in un lavoro che le chiedeva di “volare alto” e insieme di occuparsi dei soffitti delle scuole e del rifacimento della pista di atletica sulla quale da ragazza aveva corso.
Ebbe l’idea di trasformare il Carroponte da periferia della periferia in uno dei luoghi più attrattivi del Nord Milano. Un giorno arrivò nel mio ufficio con Patrizia Morandi, dirigente della cultura comunale, e mi convinsero a produrre come Comune lo spettacolo di Alda Merini “Il legno della Croce”, rappresentazione che riempì per l’ultima volta il grande teatro Elena di Sesto e persino il Duomo di Milano.
Quando finì il mio incarico di sindaco sembrò a me e a molti altri che fosse lei la candidata naturale. Era un momento tremendo per noi. La città e la nostra amministrazione erano al centro dell’inchiesta “Sistema Sesto”, che si concluse anni dopo con l’assoluzione di tutti e persino con l’archiviazione delle posizioni di molti. Ma allora occorreva molto coraggio e tanta generosità per candidarsi sindaco. Monica accettò, con quel suo sorriso dolce e con quel suo modo tipico di inclinare un po’ la testa di lato quando doveva dirti o ascoltare cose importanti.
Per 5 anni è stata una sindaca appassionata e intelligente. Poi contro di lei una destra inqualificabile ha scatenato una campagna di insulti e insinuazioni personali, con notizie false per screditarla. Una situazione politica nazionale a anche locale alla fine ha fatto sì che non fosse rieletta. Una perdita per la città.
Negli ultimi mesi la malattia è stata inesorabile, limitandone via via i movimenti, non la sua voglia di capire e di interessarsi al mondo. Fino all’ultimo è stata una donna colta, coraggiosa e attenta, con accanto il marito Antonio a sostenerla.
La sua morte, un dolore grande per me e per molti.
