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Ti voglio bene. E mi fa male

di Sabrina Maria Gatto

A volte ci fa male vedere soffrire una persona a cui vogliamo bene. Vorremmo starle vicino, ma incontrarla significa anche confrontarci con ciò che è cambiato. Così rimandiamo una visita o una telefonata, pur sentendone la mancanza. E può arrivare il senso di colpa: “Se le voglio bene, perché faccio così fatica a esserci?”.

È una domanda difficile, perché siamo abituati a pensare che ciò che amiamo debba soprattutto farci stare bene. Ma nei legami importanti possono convivere sentimenti diversi. Possiamo desiderare la vicinanza di qualcuno e soffrire per come il rapporto è cambiato. Essere felici di un incontro e tornare a casa con gli occhi pieni di lacrime.

Non è una contraddizione da risolvere in fretta. A volte è il modo in cui viviamo un cambiamento che ci riguarda profondamente.

Succede quando una persona cara si ammala, ma anche in passaggi meno dolorosi della vita. Un figlio diventa più autonomo: siamo orgogliosi di lui e sentiamo nostalgia di quando ci cercava per ogni cosa. Un trasferimento desiderato apre nuove possibilità e ci allontana dalle persone a cui teniamo. Possiamo essere convinti di una scelta e dispiaciuti per ciò che lasciamo.

Se pretendiamo di provare una sola emozione, rischiamo di giudicare anche le altre. “Dovrei essere soltanto contento”, “Non dovrei arrabbiarmi” “Se mi pesa, forse non ci tengo abbastanza”. Al sentimento che stiamo vivendo si aggiunge così la fatica di sentirci sbagliati perché lo proviamo.

Possiamo invece riconoscere entrambe le parti: «Sono felice che mio figlio cresca e mi manca il bambino che era». Oppure: “Desidero vedere questa persona e ho paura di stare male”. Dare spazio a entrambe ci permette di descrivere meglio la nostra esperienza, senza doverne cancellare una.

Immaginiamo di avere due mani aperte. In una mettiamo ciò che ci preoccupa e ci fa soffrire; nell’altra le persone, gli interessi e i legami importanti. Potremmo scoprire che alcuni nomi compaiono da entrambe le parti. La vita non si lascia dividere sempre in cose che fanno bene e cose che fanno male.

Quando il dolore ci spinge ad allontanarci, possiamo chiederci quale spazio desideriamo ancora dare a quel legame. Non occorre costringerci a fare tutto o aspettare di non sentire più tristezza. Potremmo scegliere una visita più breve, una telefonata, un incontro accompagnati da qualcuno. Il gesto va costruito sulle nostre possibilità, non sul senso di colpa o sulla paura di pentircene.

Accogliere un’emozione difficile e scegliere un’azione coerente con ciò che conta per noi è una prospettiva approfondita nel libro indicato in fondo all’articolo [1]. Questo non significa sopportare rapporti che ci danneggiano: voler bene a qualcuno non ci obbliga a rinunciare alla sicurezza, al rispetto o ai nostri limiti.

Una cosa da portare nella settimana

Disegna su un foglio il contorno delle tue mani. In una rappresenta ciò che in questo periodo ti pesa; nell’altra ciò a cui tieni. Puoi usare parole, colori o immagini e lasciare vuoti gli spazi per cui non trovi ancora un nome.

Guardale insieme: c’è qualcuno o qualcosa che compare in entrambe? Che cosa rende difficile quella vicinanza? E quale forma di cura sarebbe possibile oggi, anche verso te stesso?

Non devi prendere subito una decisione. Se emerge un piccolo gesto che desideri fare, puoi scegliere come e quando provarlo. Dopo, osserva l’esperienza senza chiederti soltanto se il dolore sia diminuito: hai potuto esprimere qualcosa che per te aveva valore?

Se questi sentimenti diventano troppo difficili da affrontare o limitano molto la quotidianità, uno spazio psicologico può aiutarti a comprenderli e a trovare modi sostenibili di prenderti cura di te.

Possiamo voler bene e sentire fatica, provare gioia e avvertire una mancanza. Ascoltare entrambe le mani può aiutarci a scegliere come esserci, senza lasciare fuori ciò che sentiamo.

Dott.ssa Sabrina Maria Gatto

Psicologa clinica — Psicoterapeuta in formazione a orientamento cognitivo-comportamentale (CBT)

Bibliografia 

[1] Harris, R. (2024). La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Nuova edizione.Erickson.

Redazione "La Città"

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