
Quando la Madonna Pellegrina passò da Cinisello
La Peregrinatio Mariae, il pellegrinaggio della Madonna, fu un evento di massa religioso ed ecclesiale che si diffuse in novantacinque diocesi italiane, coinvolgendo oltre ventidue milioni e mezzo di persone. La statua della Vergine passava di paese in paese, in pianura e sui sentieri in montagna; i fedeli di una parrocchia recavano in processione la statua a quelli della parrocchia confinante. A maggio del 1947, in piazza Duomo a Milano, alla presenza di oltre centocinquanta mila fedeli, il cardinale Schuster ringraziò la Vergine Ausiliatrice “per aver sconvolto i fatali disegni dei capi dei popoli belligeranti che volevano la distruzione e il massacro”.
Nella diocesi milanese furono impiegate 3 statue identiche, opera dello scultore Malerba, realizzate dagli Artigianelli di Milano, per ordine e cura dell’Ordine del Santo Sepolcro. Una partì il 18 maggio da Gallarate verso il Varesotto, un’altra, la prima domenica di giugno, da Monza percorse la Bassa Milanese e la terza, per la festa dei SS. Pietro e Paolo, si mosse da Saronno per il Comasco, la Brianza e Lugano. Il pellegrinaggio si concluse il 3 giugno 1949 a Milano, all’Arco della Pace. Per la Chiesa, lo spirito che animava l’iniziativa era prettamente missionario, di conversione e contro il dilagare del materialismo e della modernità. Fu voluta come voto per la fine della guerra e per riappacificare un tessuto sociale dilaniato dal fascismo prima e dalle polemiche politiche poi.
Ma le polemiche continuarono anche dopo le elezioni politiche dell’aprile 1948, le prime dopo la caduta del fascismo. La Democrazia Cristiana, con l’intento di contrastare l’avanzata del comunismo, aveva ottenuto l’appoggio del clero per battere il Fronte Democratico Popolare formato da comunisti e socialisti. A dispetto del dichiarato intento pacificatore, molti a sinistra videro in questa iniziativa un modo subdolo di fare campagna elettorale per la DC. Il clima politico era molto incandescente, al punto che si arrivò sull’orlo di un’insurrezione all’indomani dell’attentato del 14 luglio 1948 al segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti. La CGIL proclamò uno sciopero generale e ci furono occupazioni di fabbriche e manifestazioni che causarono circa 30 morti, 800 feriti e migliaia di arresti.
Fu in questo clima che pochi giorni dopo, il 31 luglio, a Bareggio si verificò un attentato. Venne lanciata una bomba a mano contro la statua della Madonna Pellegrina, che staccò di netto metà del braccio destro. Una miriade di schegge investì le bambine che erano sedute sul carro. Una scheggia colpì anche uno dei cavalli, che fortunatamente non si imbizzarrì. Si contarono una trentina di feriti. Tra i circa tre mila fedeli ci furono scene di panico, le mamme si fecero largo tra la folla per cercare i figli, il vecchio parroco, alla vista di tutto quel sangue, svenne. Il sindaco comunista e la Giunta deplorarono l’ignobile fatto, dichiarandosi costernati. La notizia rimbalzò sulle cronache dei giornali. Il primo a darne comunicazione fu il Corriere della Sera. La stampa cattolica attribuì l’attentato a odio ideologico, mentre il giornale comunista l’Unità sottolineò che c’era reciproca stima tra l’Amministrazione comunale e le autorità religiose.
Gli autori dell’attentato erano sei ragazzi dai 15 ai 21 anni, cinque di loro risultavano iscritti al Partito Comunista, mentre 1 era anarchico; un’altra persona fu fermata per aver fornito le bombe. Il 5 agosto l’Unità commentò: “Tra gli attentatori figurano alcuni che avevano aderito al nostro partito, noi sentiamo il dovere di essere più duri nella condanna. C’è stato qualcuno che ha illuso dei giovani lavoratori distaccandoli dalle sane direttive del nostro partito per eccitarne gli animi e trascinarli ad atti inqualificabili e addirittura delittuosi. Non è neppure pensabile che qualcuno si illuda di combattere la propaganda democristiana lanciando bombe contro una processione.
Le bombe le abbiamo usate contro tedeschi e fascisti nella guerra di Liberazione, mai verso il popolo col quale la nostra arma è stata sempre quella della persuasione e del convincimento”. I giovani coinvolti confessarono e uno di loro dichiarò di essersi pentito, sostenendo che era sua intenzione danneggiare la statua, non le persone. Il movente risultò essere l’insofferenza nei confronti del pellegrinaggio della Madonna; gli imputati ritenevano che si facesse propaganda politica utilizzando la religione. Pochi giorni dopo ritrattarono le confessioni (eccetto uno), adducendo che queste erano state loro estorte con violenze, minacce e anche torture. Vennero assolti per insufficienza di prove, ma la Cassazione li rinviò al Tribunale di Milano per un nuovo processo, che si celebrò nel 1953.
Gli imputati furono ritenuti colpevoli del delitto di cagionato pericolo di strage, di turbamento di funzione religiosa e condannati a pene dai sette anni e sei mesi ai dodici anni e sei mesi. Nel 1954 la condanna divenne definitiva, anche se alla fine dell’anno fu varata un’amnistia di cui beneficiarono. Il giallo si infittì quando, il 26 marzo 1955, i quotidiani Avanti! e l’Unità pubblicarono la notizia che un sacrestano baraggese, iscritto all’Azione Cattolica, in punto di morte avrebbe confessato al parroco di essere l’autore dell’attentato. Il parroco smentì e tutto finì nel nulla. Fu edificata un’edicola votiva nel punto dell’attentato e gli Artigianelli ripararono la statua che, con i segni evidenti del danno provocato, continuò il suo pellegrinaggio (oggi si trova nella chiesa parrocchiale, inaugurata nel 1960).
Mentre a Bareggio si guadagnavano il soprannome di barigiatt masamadonn (bareggesi ammazza madonne), pochi mesi dopo la nostra città si preparava ad accogliere la Madonna Pellegrina. Il 28 ottobre 1948 fece il suo ingresso nella parrocchia di Cinisello, per poi essere consegnata il 31 ottobre a quella di Balsamo, dove rimase fino al 2 novembre, dopo aver attraversato Villa Rachele, Cornaggia e Robecco. Le parrocchie avevano preparato i fedeli con incontri di preghiera e catechesi. Fervettero i preparativi per dare una degna accoglienza alla statua e creare situazioni in grado di stupire quanti sarebbero confluiti dalle contrade e dai paesi vicini. Nelle case furono predisposti addobbi, ricami, composizioni floreali e gigantesche corone.
Don Pecora a Cinisello e don Carcano a Balsamo tennero omelie piene di entusiasmo e commozione. Trattandosi di un evento di carattere nazionale, anche il sindaco Vittorio Viani e l’Amministrazione comunale parteciparono sia all’organizzazione che alla processione. Furono date disposizioni affinché le strade interessate dal passaggio della statua fossero pulite e in perfetto stato, cosparse di ghiaietto minuto. Si potenziò l’illuminazione delle piazze e delle vie principali e anche il balcone del Municipio fu illuminato e addobbato. Il sindaco esortò tutti a intervenire collegialmente. In oratorio i bambini vennero vestiti da angioletti per accompagnare questa Madonna sofferente che aveva subito un attentato.
processione si snodò lungo le strade cittadine, per lo più sterrate, tanto che gli angioletti, alla fine del percorso, avevano le ali ingrigite. Tutti si adoperarono per allestire l’addobbo più bello, anche se erano ancora aperte le ferite dei molti che durante la guerra avevano perso un familiare, dei tanti che vivevano di poco, dei disoccupati, degli sfollati. Dopo le manifestazioni per rivendicare un lavoro sicuro e un sostentamento per la famiglia, era giunto il momento di chiedere anche un aiuto divino. In molti ci credevano, ma anche quelli che non ci credevano seguirono ugualmente la processione. La Madonna Pellegrina si fermò per momenti di preghiera nei luoghi più significativi della città.
Ricordava Basilio Fumagalli: “Il suo passaggio, per il quale fui mobilitato giorno e notte, fu soprattutto un grande risveglio di fede. Bellissime in particolare le soste negli stabilimenti e nei caseggiati, una vera gara di devozione e di concorso di popolo”. Luigi Donzelli, dipendente della ditta Alea di piazza Gramsci, ricordava che gli ingegneri Combi e Dubini e il direttore Mazzo chiesero al parroco di far sostare la statua presso l’azienda per la benedizione. Accolsero la Madonna insieme ai dipendenti, alla presenza del parroco e del sindaco. Mario Ghezzi, anch’egli dipendente dell’Alea,ricordava di aver vissuto l’arrivo della Madonna come una propaganda del clero per la DC, la stessa che veniva fatta all’interno delle chiese. Gianfranco Mangiagalli raccontò che il pellegrinaggio fu considerato un ringraziamento per l’esito del voto del 18 aprile.
Anche nella nostra città la campagna elettorale fu molto partecipata e combattuta con toni accesissimi, tra la lotta popolare e la crociata anticomunista. I muri vennero tappezzati di manifesti, intensa fu l’attività di volantinaggio e propaganda. La gente partecipò in massa ai comizi. Quelli dell’FDP erano spesso preceduti da cortei per le vie del centro, a volte con la banda musicale in testa e i partigiani in uniforme, con il fazzoletto rosso o il tricolore al collo. Le due parrocchie ospitarono i neonati Comitati Civici di Luigi Gedda, presidente nazionale di Azione Cattolica, il cui scopo era quello di organizzare la campagna elettorale del mondo cattolico e di quello moderato, a favore della DC. A Cinisello Balsamo, in controtendenza col risultato nazionale, con un’affluenza del 94,73%, vinse l’FDP che si attestò al 51,76%.

Cinisello Balsamo, ditta Confalonieri, Madonna Pellegrina.

Cinisello Balsamo, ditta Alea, Madonna Pellegrina.
