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Daniela Gasparini e il suo libro: “La mia storia e la storia di una città”

Daniela Gasparini presenta “La città e oltre”, un racconto personale che attraversa decenni di trasformazioni di Cinisello Balsamo. Il 31 ottobre alle 17.00 l’incontro pubblico a Villa Casati Stampa.

Daniela, perché hai deciso di scrivere “La città e oltre”?
Non avevo in mente un libro sulla politica e tanto meno un’autobiografia celebrativa. Sentivo il bisogno di mettere in ordine una lunga esperienza e lasciare una testimonianza. Scrivendo, però, mi sono accorta che era impossibile raccontare la mia vita senza raccontare Cinisello Balsamo. La mia storia personale, quella politica e quella della città si sono continuamente intrecciate. Il sottotitolo parla della politica come responsabilità.

Che cosa significa per te?
Significa innanzitutto assumersi la responsabilità delle scelte. Quando amministri una città prendi decisioni che possono modificarla per decenni. Alcuni risultati li vedi subito, altri li comprendi soltanto molti anni dopo. Nel libro provo a raccontare ciò che abbiamo fatto, ma anche il contesto nel quale abbiamo deciso, i problemi, gli incontri, i dubbi e anche gli errori. Con il tempo alcune cose le rifarei nello stesso modo, altre probabilmente no.

Quindi nel libro c’è più Daniela Gasparini o più Cinisello?
È difficile separarle. Ci sono la mia famiglia, il lavoro, gli incontri e naturalmente le istituzioniMa c’è sempre una città che cambia: i quartieri, le fabbriche, le scuole, le cooperative, i parchi, i servizi, l’arrivo di nuove persone, la trasformazione del Nord Milano. E soprattutto ci sono tante persone. Perché una città non la costruisce mai un sindaco da solo.

Perché il 31 ottobre non hai voluto fare una classica presentazione del libro?
Perché non vorrei passare un pomeriggio a parlare di me. Con Franco Sacchi, che conosce profondamente le trasformazioni di Cinisello e del Nord Milano, e con Fabrizio Vangelista vorrei partire da alcuni episodi del libro per porci una domanda: come siamo diventati la città che siamo oggi? E poi provare a guardare avanti, perché conoscere da dove veniamo serve anche a capire dove vogliamo andare.

Che cosa ti piacerebbe rimanesse a chi leggerà il libro?
Mi piacerebbe che ciascuno vi trovasse qualcosa che appartiene anche alla propria storia. Un luogo, una persona, un cambiamento della città, magari un ricordo dimenticato. Non ho scritto questo libro per dire “questa è stata la mia vita”, ma per lasciare una testimonianza di un tempo e di una comunità che hanno formato anche me. E mi piacerebbe che il 31 ottobre fosse proprio questo: non una celebrazione del passato, ma una conversazione tra generazioni sulla città che abbiamo ricevuto e su quella che vogliamo lasciare. Il libro è disponibile su Amazon e potrà essere acquistato anche durante la presentazione.

Redazione "La Città"

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