Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Di Stefano e il libro-propaganda che la sinistra smonta pezzo per pezzo

Sauron, il terribile Signore Oscuro del Signore degli Anelli, nella trasposizione cinematografica di Peter Jackson assume le sembianze di un enorme occhio infuocato che sorveglia la Terra di Mezzo. Sarà stata questa l’ispirazione per la copertina di Espugnare l’impossibile. Il crollo della Stalingrado d’Italia, il primo libro del sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano, che ritrae il palazzo comunale avvolto dalle fiamme?

Domenica 18 ottobre, a SpazioArte, il primo cittadino ha presentato la sua autobiografia, ripercorrendo la propria vita scandita da una serie di piccole e grandi battaglie, fino alla conquista della storica roccaforte della sinistra italiana. L’esordiente scrittore, che durante uno scambio di battute iniziali con la presentatrice, ha scherzato sul fatto di non aver letto nemmeno un centinaio di libri in tutta la sua vita, ha raccontato di aver trovato l’ispirazione per il suo romanzo in un cassetto pieno di sentenze a lui favorevoli. Incoraggiato dal suo staff e desideroso di lasciare la sua testimonianza a meno di un anno dalle elezioni comunali, ha così deciso di cimentarsi nella scrittura.

La vocazione politica del piccolo Roberto emerge fin dalle prime pagine. Da bambino era infatti convinto che Bella ciao fosse l’inno nazionale e che quello di Mameli fosse quello della Nazionale di calcio. Ma la «folgorazione» arriva alle elementari, quando assiste all’incontro storico tra l’allora sindaco sestese Libero Biagi, con tanto di fascia tricolore, e Papa Giovanni Paolo II, nelle strade dell’allora Stalingrado d’Italia. L’emozione che prova è tale che, poco dopo, in un tema scolastico mette nero su bianco quello che vuole fare da grande: il sindaco.

Ma è alle scuole superiori che la sua vocazione inizia ad assumere i contorni di un’effettiva battaglia politica. All’istituto Spinelli, il quattordicenne Roberto decide di affiancare il Corriere della Sera all’Unità esposta nella bacheca scolastica. Un gesto rivoluzionario, almeno nella sua ricostruzione, che gli costa un severo rimprovero dal preside, che, come scritto nel libro, lo apostrofa senza troppi giri di parole come «fascista». Eppure Di Stefano non si lascia intimidire, anzi, diventa addirittura prima rappresentante di classe e poi d’istituto. «Sono diventato una spina nel fianco del preside comunista» ricorda con orgoglio, riuscendo così ad espugnare la sua prima Stalingrado.

Il racconto, tuttavia, lascia spazio anche ai momenti più dolorosi della sua vita. L’autore ricorda la malattia della madre, scomparsa dopo essere stata curata all’Istituto dei Tumori, e il libro di ricette che la donna lasciò in eredità al marito e ai due suoi figli. Il sindaco si commuove ricordando la prima pagina, dedicata alla preparazione del salame al cioccolato, il suo dolce preferito. L’Istituto dei Tumori rimane così uno dei suoi «luoghi del cuore» e il suo trasferimento nel polo della Città della Salute a Sesto San Giovanni rappresenta per lui un motivo di profondo orgoglio.

Terminati gli studi superiori, Di Stefano lavora all’inizio in uno stabilimento di Bollate, pagandosi con il primo stipendio gli studi universitari alla Statale. Seguono l’impiego alla Ericsson e le trasferte tra Italia e Svezia, fino alla decisione di cambiare lavoro per avvicinarsi al padre malato. Firma il nuovo contratto il 1° ottobre 2001, proprio una settimana prima della tragedia di Linate: l’8 ottobre, nella collisione tra un jet privato e un volo della Scandinavian Airlines diretto a Copenhagen, perdono la vita 118 persone, tra cui, secondo il racconto del sindaco, tredici dei suoi ex colleghi della Ericsson.

La carriera politica che intraprende successivamente lo porta dai banchi dell’opposizione alla vittoria delle elezioni comunali del 26 giugno 2017, quando il centrodestra conquista per la prima volta Sesto San Giovanni. Impresa che Di Stefano ripete cinque anni più tardi, ottenendo un secondo mandato come primo cittadino. La Stalingrado d’Italia è così espugnata una volta per tutte, almeno nella narrazione del suo conquistatore, che racconta di aver ereditato dalle precedenti amministrazioni di sinistra una situazione disastrosa, ritrovandosi a doverne «lavare i panni sporchi».

Ma è proprio questa rappresentazione della città come una roccaforte nemica da abbattere che scatena le critiche del centrosinistra. «Roberto Di Stefano ha odiato fare il sindaco. Già il titolo del suo libro parla da sé. Come può un sindaco che ama la sua città pubblicare un libro in cui ritrae il palazzo del comune tra le fiamme?» attacca Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Partito Democratico sestese. Per l’esponente dem, la pubblicazione avrebbe inoltre un preciso significato politico: «Si tratta di una palese trovata pubblicitaria, considerato che siamo a meno di un anno dalle elezioni comunali.»

«Io se fossi in lui avrei ben poco di cui vantarmi. Non c’è stato alcun miglioramento in questi ultimi dieci anni, in primis sulla questione sicurezza» aggiunge Gatti, puntualizzando come «Di Stefano si intitola il merito della realizzazione della Città della Salute, un progetto messo in piedi grazie alla visione del centrosinistra sestese, mentre la Lega cittadina chiedeva di tagliare i fondi proprio a quel progetto.»

A mettere in discussione la narrazione del sindaco interviene anche Paola Morsiani, candidata del Partito Democratico alle prossime elezioni comunali, affermando che « dieci anni alla guida della città, continuare a scaricare le responsabilità su chi c’era prima non ha alcuna credibilità.»

Lorenzo Tosi

Neolaureato magistrale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, mi sono sempre appassionato di politica, esteri e cronaca locale. Mi piace scrivere notizie e raccontarle. Tra le varie esperienze che ho maturato, ho gestito e creato alcuni podcast di attualità. Aspiro a fare del giornalismo il mio mestiere.

Articolo precedente

Il ritorno alla normalità dopo il “carnevale della protesta”

Articolo successivo

L’addio a Luigi Roma, la sinistra cinisellese lo ricorda con stima e affetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *