Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Mi arrabbio per te. Ma io come sto?

Rubrica di psicologia
a cura di Sabrina Maria Gatto

Quando difendiamo qualcuno, può esserci spazio anche per ascoltare noi stessi.

Qualcuno viene trattato con durezza davanti agli altri. Vediamo il suo viso cambiare, gli occhi abbassarsi. E interveniamo. “Non c’era bisogno di dirglielo così”.

La risposta arriva, il tono sale. Ci ritroviamo dentro una discussione che forse non volevamo. Più tardi ripensiamo alle parole dette, a quelle che avremmo voluto trovare, a ciò che sarebbe stato meglio evitare.

Immaginiamola a scuola, questa scena. Oppure al lavoro, tra amici, durante un pranzo in famiglia. Che cosa ci succede quando vediamo qualcuno in difficoltà? Potremmo rispondere subito: “Mi arrabbio. Non sopporto le ingiustizie”.

È una risposta da ascoltare. Ma possiamo fermarci ancora un momento. Ripensandoci con un po’ di distanza, potremmo accorgerci anche del dispiacere per quella persona. Della paura di non riuscire ad aiutarla. Dell’imbarazzo per aver alzato la voce.

Oppure potrebbe affacciarsi una domanda: “Quando succede a me, riesco a farmi ascoltare?”. Forse questa domanda ti riguarda. Forse, nella tua storia, ne emerge un’altra. Essere quelli che difendono, consolano, si accorgono può farci stare bene. Ci piace esserci. Ci importa davvero. Eppure possiamo desiderare, nello stesso momento, che qualcuno rivolga a noi quella stessa attenzione.

Possiamo essere felici di essere un punto di riferimento e aver bisogno di appoggiarci. Possiamo provare rabbia e tristezza insieme. Non occorre scegliere un’unica emozione per raccontare come stiamo.

A volte, invece, ci giudichiamo prima ancora di ascoltarci: “Sono esagerato”, “Me la prendo troppo”, “Non dovrei sentirmi così”. Proviamo a cambiare domanda.

Da “Che cosa c’è di sbagliato in me?” a “Che cosa sto vivendo, in questo momento?”.

Possiamo cominciare con parole semplici: “Sento rabbia”. E poi lasciare aperta la frase: “Sento rabbia e anche…”.

Quel posto vuoto non va riempito per forza. Magari troviamo tristezza, delusione, paura. Magari, per ora, non sappiamo. Possiamo accorgercene senza pretendere una risposta immediata.

Dare un nome a quello che proviamo può essere un primo passo per scegliere come rispondere, anche mentre l’emozione è presente [1].

Una cosa da portare nella settimana

Scegli un episodio piccolo, già concluso, che ti ha lasciato un po’ di fastidio. Prendi un foglio e scrivi tre righe:

Mi ha fatto arrabbiare…
Insieme alla rabbia, ho notato…
Adesso potrei…

Nell’ultima riga cerca un gesto possibile: chiarire con qualcuno, chiedere ascolto, prenderti una pausa, cercare sostegno.

È un invito a osservarti. Non serve rivivere l’episodio nei dettagli né trovare l’origine di tutto.

Poi guarda quello che hai scritto. Hai dedicato attenzione soltanto al comportamento degli altri? Oppure sei riuscito a includere anche ciò che è successo dentro di te?

Possiamo continuare a difendere ciò in cui crediamo e valutare come esprimerlo. Una frase ferma, una richiesta chiara, la scelta di coinvolgere qualcuno: sono possibilità anche mentre la rabbia è presente.

E possiamo dire: “Questa cosa mi ha fatto male”, senza aspettare di riuscire ad affrontarla da soli.

Se queste situazioni si ripetono e ti lasciano spesso in difficoltà, un confronto con uno psicologo può offrire uno spazio per comprenderle e individuare modi di affrontarle adatti a te.

Intanto, questa settimana, prova a includerti tra le persone di cui ti accorgi.

Dott.ssa Sabrina Maria Gatto
Psicologa clinica — Psicoterapeuta in formazione a orientamento cognitivo-comportamentale (CBT)

BIBLIOGRAFIA

[1] Harris, R. (2024). La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Nuova edizione. Erickson.

Redazione "La Città"

Articolo precedente

Cinisello, La Baitella entra nella Guida alle Osterie d’Italia di Slow Food

Articolo successivo

Pro Sesto ferma la sua corsa, pareggio contro l’Arconatese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *