13 Settembre 2026

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Cinque anni senza Gino Strada. L’enorme eredità che resta

Sono passati cinque anni dalla morte di Gino Strada. Era il 13 agosto 2021 quando il fondatore di Emergency morì a 73 anni in Normandia. Una scomparsa che ebbe un’eco internazionale, ma che nel Nord Milano assunse un significato particolare. Perché Strada era nato a Sesto San Giovanni il 21 aprile 1948 e da qui era cominciato il percorso di uno dei medici italiani più conosciuti nel mondo.

Cinque anni dopo resta soprattutto l’eredità di un’idea radicale nella sua semplicità. Curare chiunque ne abbia bisogno, gratuitamente e senza chiedere da quale parte di una guerra si trovi. Una convinzione che Strada trasformò in ospedali, sale operatorie e centri sanitari nei luoghi più difficili del pianeta.

Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università Statale di Milano e specializzato in Chirurgia d’Urgenza, negli anni Ottanta completò la propria formazione negli Stati Uniti, lavorando anche nel campo dei trapianti di cuore e cuore-polmone. Dal 1988 scelse però di mettere la propria esperienza al servizio dei feriti di guerra, lavorando con la Croce Rossa Internazionale in Paesi come Pakistan, Etiopia, Afghanistan, Somalia e Bosnia.

Nel 1994, insieme alla moglie Teresa Sarti e ad alcuni colleghi e amici, fondò Emergency. Il primo progetto arrivò in Ruanda durante il genocidio. Seguirono Iraq, Cambogia e soprattutto Afghanistan, dove Strada visse per circa sette anni e operò migliaia di vittime della guerra e delle mine antiuomo. In Sudan contribuì alla nascita del Centro Salam di cardiochirurgia, pensato per offrire gratuitamente cure di altissimo livello. Secondo Emergency, dalla sua nascita l’organizzazione ha curato oltre 13 milioni di persone.

Ma Gino Strada non fu soltanto un chirurgo. Fu una delle voci più nette del pacifismo italiano, spesso scomoda e divisiva, capace di contestare apertamente l’idea che la guerra potesse rappresentare uno strumento per risolvere i conflitti. La sua opposizione alle guerre non nasceva soltanto da una posizione politica, ma dall’esperienza quotidiana nelle sale operatorie, davanti ai corpi dei civili e dei bambini colpiti dalle armi.

Il destino volle che proprio il 13 agosto 2021, giorno della sua morte, venisse pubblicato il suo ultimo articolo dedicato all’Afghanistan. Kabul stava precipitando nuovamente nelle mani dei talebani e Strada tornava a denunciare il fallimento di vent’anni di guerra. Pochissimi giorni dopo, il 15 agosto, Kabul sarebbe caduta.

Il legame con Milano e soprattutto con Sesto San Giovanni non è mai stato un dettaglio biografico. Strada era figlio di quella parte del Nord Milano operaio del dopoguerra nella quale politica, fabbrica, partecipazione e solidarietà collettiva erano elementi profondamente intrecciati. Da Sesto partì per arrivare nei luoghi più lontani e pericolosi del mondo.

Nel novembre 2021 Milano decise di iscrivere il suo nome al Famedio del Cimitero Monumentale, tra le personalità che hanno lasciato un segno nella storia della città.

A cinque anni dalla morte, Gino Strada resta una figura capace ancora di interrogare il presente. In un mondo attraversato da nuove guerre, dalla crescita delle spese militari e da milioni di civili coinvolti nei conflitti, le domande che pose per tutta la vita non sono diventate meno attuali.

E resta soprattutto Emergency, la creatura nata nel 1994 e diventata una grande organizzazione umanitaria internazionale. È probabilmente questo il monumento più concreto lasciato dal medico nato a Sesto San Giovanni: ospedali nei quali un paziente viene curato perché è una persona, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione, dalla disponibilità economica o dal fronte sul quale si trova.

Redazione "La Città"

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