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Numeri shock a Bresso, voli in aumento e quasi metà sono commerciali

I nuovi dati sul traffico aereo dell’aeroporto di Bresso riaccendono il confronto sul futuro dello scalo del Parco Nord. I numeri, trasmessi da Enac Servizi alla Commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia dopo l’audizione dedicata al caso, mostrano infatti un’attività ben più intensa di quanto finora sostenuto dal gestore e alimentano le richieste di maggiore trasparenza avanzate da amministratori locali, comitati e forze politiche.

Secondo i dati relativi al trimestre marzo-aprile-maggio 2026, i movimenti classificati come turistici sono stati 3.549, pari a circa il 55% del totale dei voli registrati nello stesso periodo. Una percentuale che, secondo i critici dell’attuale gestione dello scalo, smentisce la tesi secondo cui si tratterebbe di un’attività marginale e confermerebbe un progressivo spostamento dell’aeroporto verso un utilizzo diverso da quello originariamente previsto dal Protocollo d’intesa del 2007.

I dati sono arrivati poche ore dopo la seduta della Commissione regionale, durante la quale l’amministratore unico di Enac Servizi, Marco Trombetti, aveva ribadito che l’aeroporto di Bresso non sarà inserito nel progetto Regional Air Mobility e che non ospiterà collegamenti aerei commerciali. Una rassicurazione che ha trovato conferma anche nelle conclusioni della Commissione, ma che non è bastata a placare le polemiche.

Ad alimentare le perplessità è soprattutto la difficoltà nel ricostruire con precisione il traffico dello scalo. Nel corso dell’audizione è infatti emerso che il registro dei movimenti viene ancora compilato manualmente, circostanza che rende più complessa l’elaborazione dei dati e che ha suscitato le critiche di diversi consiglieri regionali, i quali hanno chiesto un sistema di monitoraggio più moderno e trasparente.

Tra i più critici c’è il consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Onorio Rosati, secondo cui i nuovi numeri confermano le preoccupazioni espresse da tempo dai residenti dei Comuni che circondano lo scalo. Per Rosati, il fatto che oltre la metà dei movimenti riguardi voli turistici dimostrerebbe un utilizzo sempre più distante dalla vocazione storica dell’aeroporto, nato principalmente per l’attività dell’Aero Club Milano e per l’addestramento al volo. Da qui la richiesta di rendere pubblici dati più dettagliati sulla tipologia degli aeromobili e sulle finalità dei singoli voli, oltre al rispetto integrale del Protocollo del 2007.

Il dibattito sull’aeroporto di Bresso resta dunque aperto. Se da un lato Enac continua a escludere qualsiasi prospettiva di traffico commerciale, dall’altro i numeri diffusi nelle scorse settimane confermano un’intensa attività di aviazione generale che continua a suscitare interrogativi tra amministratori e cittadini di Bresso, Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni, preoccupati per l’impatto ambientale e acustico dello scalo all’interno del Parco Nord.

Redazione "La Città"

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