
Cent’anni di Via Verdi, la comunità che sfidò il regime fascista
di Fabio Brioschi
Cent’anni fa, in via Verdi 3 a Cinisello Balsamo, un gruppo di cooperatori inaugurava orgogliosamente un edificio che sarebbe diventato molto più di una casa. Era il 1926, il primo lotto veniva completato sotto un regime che guardava con sospetto ogni forma di autorganizzazione popolare.
Nel 2026 quello stabile, costruito dalla cooperativa Aurora, ha compiuto cent’anni: è oggi l’edificio più antico ancora abitato tra quelli realizzati dalle tre storiche cooperative cinisellesi che avrebbero poi dato vita alla cooperativa Auprema, quindi poi a UniAbita. Non fu un’impresa semplice. I cooperatori di allora dovettero misurarsi con risorse scarse e con un contesto politico ostile all’idea stessa di mutualità.
Eppure scelsero di costruire, e di farlo insieme. Italo De Vecchi, entrato in cooperativa nei primi anni Settanta e poi vicepresidente di Auprema per diversi anni, quella storia non l’ha vissuta in prima persona, ma l’ha raccolta e portata avanti con orgoglio.
“Quando sono entrato in cooperativa io, passavamo nottate intere a cercare di far quadrare i conti. Non c’erano computer, non c’erano tecnici specializzati. Facevamo tutto noi”, racconta. “Se penso agli anni Venti, quando venne costruito lo stabile di via Verdi, senza mezzi e sotto un regime ostile, non posso che dire che quei cooperatori furono coraggiosi, con un grandissimo spirito di appartenenza. Visionari nel vero senso della parola”.
Per chi abitava in via Verdi, la cooperativa non era solo un modo per avere una casa: era una scelta di campo, una comunità. Aurora aveva un bar, un circolo culturale, uno spaccio alimentare e una sala per le feste, e fu proprio lì che a Balsamo arrivò la prima televisione. Cento anni dopo, quelle mura raccontano ancora una storia di resilienza e di appartenenza che continua a essere, per tutta la famiglia cooperativa, motivo di autentico orgoglio.
