Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Il caos leghista e i nodi che vengono al pettine

Potrebbe apparire fin troppo facile descrivere quanto sta avvenendo nella destra di Cinisello Balsamo e di Sesto San Giovanni. Le direzioni locali della Lega delle due città sono state commissariate dai vertici del partito. Le diffuse frizioni interne, che non erano sfuggite a qualche attento osservatore, adesso sono diventate notizia. Non ancora smentita.   

Sarebbe esercizio maramaldo soffermarsi sulle molteplici capriole trasformistiche compiute dalla Lega nel corso della propria storia, la cui carenza di principi veniva compensata da acrobatici cambiamenti di schieramento.

Stiamo constatando gli effetti di nodi culturalmente vetusti, formatesi nei decenni. Difficili da sciogliere poiché intricati nei profili piramidali della Lega, fissati da Umberto Bossi. Dagli albori del movimento e mai modificati, nonostante i diversi segretari giunti a soppiantare il Senatur. Ghilardi e Di Stefano avranno le loro gatte da pelare. Specialmente il sindaco di Sesto S.G. con l’imminenza delle elezioni.

Ovvero, saranno intrappolati nel tentativo di ripulire politicamente l’aspetto di una Lega i cui vertici occultano le discrepanze difendendo, con le unghie e con i denti, le posizioni raggiunte internamente. Diffidano chiunque dal sottoporle alla pubblica valutazione. Ritengono, mentre sono al governo di due dei centri più popolosi della Città Metropolitana, che la cosa pubblica si debba gestire solo attorno al focolare domestico. Ciò dà la misura di scarsa cifra democratica.

Anche nella formazione di un personale politico, subito immerso nella gara tra i portaborse (al servizio di qualcuno, al momento più titolato) per conseguire cabotaggio dà poi spendere in carriera. Soggetti che hanno trascurato lo studio e le dinamiche del governo locale, accontentandosi di godere della maggioranza dei voti e di null’altro.  Diranno, che a sinistra volano gli stracci, tuttavia la gente è informata e può valutare.

Ciò che emerge a Sesto S.G. e a Cinisello B. è la plastica rappresentazione di quanto insufficienti appaiano, Di Stefano e Ghilardi quando si abbeverano di slogan diffusi dal partito “nazionale”, privandosi della ricerca di una propria visione legata alle necessità dei luoghi in cui sono chiamati a governare.

Ripercorrendo, poi, quanto accaduto alla Lega cinisellese vi troveremmo materia di studio per gli scienziati della politica. Intanto il suddetto trasformismo ha trovato una variante (il buon Depretis ne sarebbe invidioso) tradotto nel surrogato di “Ghilardi Sindaco C.B.”. “Non cambio alleanze, ma mi alleo con me medesimo e sottraggo i voti al partito (la Lega) che mi ha candidato”. Tutto legittimo, non c’è dubbio. Resta il dato politico. Una parte decisiva del Consiglio e della Giunta è composta da componenti partoriti da questa promiscuità.

Il bradisismo nelle destre locali presto potrebbe diventare un’eruzione e come sappiamo in queste circostanze, “lava” non è un sostantivo legato alla pulizia. Si tratta di un magma, che brucia e inghiotte.

Altrettanto preoccupante lo sarà per Fratelli d’Italia. Protervi al massimo stadio, ma anch’essi privi di quel leaderismo locale tanto caro alle destre. L’occasione diventerà ghiotta per Vannacci e i suoi manipoli. Egli non fa distinzioni. Pare pronto a raccogliere chicchessia: dai civici in diaspora, agli sconfitti nell’ultima lotta per le poltrone.

Ivano Bison

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