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Paola Morsiani, una candidatura che parte dall’ascolto

di Andrea Maffezzoli

Articolo pubblicato sul periodico Nuova Sesto

Nelle ultime settimane il nome di Paola Morsiani è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Il Partito Democratico l’ha indicata come propria proposta per guidare il percorso che porterà alle elezioni comunali del 2027, aprendo una discussione che coinvolge non solo il centrosinistra, ma tutta la città.

𝐌𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐞̀ 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐌𝐨𝐫𝐬𝐢𝐚𝐧𝐢?

In questi mesi si è parlato molto della dirigente di Polizia, della funzionaria dello Stato, della donna che per anni ha ricoperto incarichi di responsabilità sul territorio. Si è discusso delle sue competenze, della sua esperienza e della sua visione per Sesto. Tutto importante. Ma una città non sceglie soltanto un curriculum. Sceglie una persona.

Ed è forse proprio qui che emerge l’aspetto più interessante. Quando le chiediamo quale sia il suo principale difetto, la risposta arriva senza esitazioni: “Sono pedante e didascalica”. Una risposta che fa sorridere, ma che racconta anche un tratto caratteriale preciso. Paola Morsiani è una persona che ama approfondire, spiegare, capire prima di decidere.

Non sorprende quindi che ciò che la fa arrabbiare maggiormente sia “il pressappochismo dei giudizi”. In un’epoca in cui tutto sembra ridursi a slogan, sentenze immediate e discussioni sui social, rivendica il valore dell’approfondimento e della complessità.

Eppure non è una persona che vive soltanto di razionalità. Quando le chiediamo se decide d’istinto o dopo aver riflettuto, risponde: “Ovviamente rifletto, ma mi fido del mio istinto”. Razionalità e intuizione. Forse è questo equilibrio ad aver caratterizzato il suo percorso professionale e umano.

Parlando di Sesto San Giovanni, il primo ricordo che le torna alla mente non è un palazzo istituzionale o un evento ufficiale. È l’inaugurazione dell’area del Carroponte, avvenuta pochi giorni dopo il suo arrivo al Commissariato.

“Una locomotiva in mezzo a un giardino”, racconta. Un’immagine che per lei rappresenta molto più di un semplice monumento urbano: il legame con la storia industriale della città e, allo stesso tempo, l’idea di un viaggio verso il futuro.

“Il viaggio deve essere visionario, superando la mera esplorazione dei luoghi per appropriarsi di nuove prospettive”. Parole che aiutano a comprendere anche il suo modo di immaginare la città.

Quando le chiediamo quando abbia pensato per la prima volta di poter diventare sindaca, la risposta non parla di ambizione personale. “La decisione del Partito Democratico mi ha lusingato. Il passaggio del testimone per il governo della città mi inorgoglisce e mi responsabilizza. Ma è nel confronto e nell’ascolto delle persone, a partire dai circoli, che continua a rafforzarsi il mio impegno”.

Ancora una volta emerge un concetto ricorrente: ascolto. E se si prova a guardare ancora più lontano, immaginando la Sesto del 2037, la visione è chiara.

Una città che torni protagonista nell’area metropolitana milanese. Una città capace di attrarre nuove persone, nuove imprese e nuove idee. Una città che costruisce relazioni tra istituzioni, cittadini e territorio, senza limitarsi al ruolo di periferia o dormitorio.

“Vorrei che Sesto diventasse un modello – spiega – , capace di valorizzare la propria vicinanza a Milano per generare prosperità, attrattività e opportunità”.

Infine arriva una risposta inattesa alla domanda su quale problema vorrebbe risolvere il primo giorno da sindaca. “Non penso che nessun vero problema della città possa essere risolto da una persona o in un giorno”. È una risposta che rifugge dalle promesse facili. Ma subito dopo arriva una frase che forse racconta più di tutte le altre chi sia Paola Morsiani.

“Il mio primo impegno sarà per la prosperità e il benessere collettivo. In altre parole, per il diritto alla felicità. Sono un’inguaribile romantica e un’inossidabile ottimista”. Non è una definizione che si sente spesso in politica. E forse è proprio per questo che vale la pena ascoltarla.

Redazione "La Città"

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