Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Una mobilitazione straordinaria per salvare il Parco

di Arturo Calaminici
portavoce del Comitato Difesa Parco Nord

Può succedere, è insolito, che i cittadini si alzino in piedi e prendano la parola. I citoyens di Bresso, Cusano Milanino, Cinisello, di Sesto e di Milano, si sono trovati assieme, si sono organizzati e messi in movimento; e in quattro momenti e luoghi diversi, senza troppo scomporsi, hanno detto la loro.  In questi anni, l’aeroporto di Bresso ha rotto gli argini, ha superato ogni limite, aerei sempre più numerosi, sempre più grandi, rumorosi e inquinanti, con voli radenti sopra alle case, si inseguono l’un l’altro in una girandola rischiosa e intollerabile.  

Allora, sotto le insegne del Comitato Per la Difesa del Parco Nord – No Aeroporto Commerciale, i cittadini hanno ritenuto giusto alzare la testa. Hanno esordito a novembre dello scorso anno con una prima manifestazione di protesta davanti all’ingresso del Campovolo: un buon inizio incoraggiante, eravamo tanti e decisi a farci sentire; poi, alla fine di gennaio di quest’anno si è replicato con una grande assemblea al teatro civico di Bresso: un successo al di sopra delle aspettative, tanto  che una cinquantina di persone non hanno potuto entrare e hanno seguito da fuori, ahimé al freddo.                                                                                                                                                                                              

Con la primavera la scena si è spostata nel Parco Nord, e il 12 aprile, alla festa annuale degli Amici Parco Nord, un largo e attento uditorio ha partecipato a un confronto con i rappresentanti delle istituzioni; infine, pochi giorni or sono, il 28 maggio, abbiamo portato, come sempre numerosi, davanti al Pirellone, in Regione, i nostri problemi e i nostri diritti, si spera per l’atto finale: l’approvazione di una Risoluzione che dica chiaro e tondo quel che si può fare e ciò che non è consentito fare all’aeroporto di Bresso.

Sento, come portavoce del Comitato, innanzitutto di dover ringraziare le centinaia di persone che in questi mesi hanno partecipato alle manifestazioni pubbliche e all’organizzazione del Comitato, interpretando in modo consapevole il loro ruolo di depositari della sovranità democratica. “Quando il popolo si desta/ Dio si mette alla sua testa”, recita il giovane Goffredo Mameli.

Dio, per carità, di questi tempi ha ben altro da fare, ma accanto a noi ci sono state e ci sono le istituzioni democratiche, tutte: dai sindaci dei Comuni, a cominciare dal Comune di Milano, alla Città Metropolitana, alla Regione e, perfino, il Parlamento. Poche volte le parole del popolo, i suoi bisogni e le sue proteste hanno risuonato così chiare nelle aule delle istituzioni; poche volte il dialogo democratico si è svolto con tanta riscoperta naturalezza e reciproco riconoscimento tra rappresentanti eletti e popolo rappresentato. L’innesco del problema sta nella dichiarata volontà di Enac, Ente Nazionale Aviazione Civile, di trasformare il nostro piccolo scalo in un aeroporto commerciale di linea per velivoli di media portata, con una capacità di trasporto fino a venti passeggeri e per una distanza fino a seicento chilometri.

Un progetto, chiamato RAM, Regional Air Mobility, annunciato con molta enfasi dal Presidente di Enac a settembre dell’anno scorso, che avrebbe dovuto fare di Bresso un ganglio fondamentale di questa infrastruttura aerea nazionale. Ora, pare che Enac voglia sottrarre l’aeroporto di Bresso a questo contestato destino. Il giorno prima della citata Assemblea di fine gennaio, infatti, Enac emanava un comunicato stampa e ritirava la sua proposta di fare di Bresso un aeroporto commerciale. Alle parole, però, non sono seguiti i fatti: mai come in questi ultimi mesi i voli, anche commerciali, si sono così intensificati, sollevando le preoccupazioni più allarmate. La lotta continua.

Tra pochi giorni, la V° Commissione regionale avvierà una serie di audizioni: saranno sentiti tutti i soggetti coinvolti nella vicenda: i Comuni, il Parco Nord, Enac, e ci saremo anche noi. Diremo che occorre rispettare il Protocollo d’Intesa, che è ancora l’unica regola vigente, sottoscritta, nel 2007, davanti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche da Enac; e diremo che bisogna rispettare le centinaia di migliaia di persone che  vivono in uno dei contesti più densamente popolati, trafficati e abusati d’Italia. Diremo che ne abbiamo abbastanza e che non intendiamo subire un supplemento ulteriore di rumore, di inquinamenti e veleni, di rischio alla stessa incolumità fisica delle persone.  Aggiungeremo che abbiamo fretta!

Redazione "La Città"

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