
Comunicare per abitare: coop a confronto per il dialogo di oggi
di Jacopo Lareno Faccini
C’è un filo che percorre la vita di ogni cooperativa abitativa e che, quando si interrompe, può far sentire il vuoto: è il filo della comunicazione con e tra la propria base sociale. Le nostre cooperative sono cresciute contando su forme di informazione, comunicazione e relazione ben precise: circoli, sindacati, partiti, giornalini, eventi, riti. La società e la città sono cambiate, e occorre chiedersi quali sono oggi i modi più efficaci per prendersi cura di questa infrastruttura di relazioni.
Da questa consapevolezza condivisa è nata la decisione di dedicare un intero ciclo di incontri proprio alla comunicazione. Non come argomento tecnico, ma come pratica relazionale e politica — come processo culturale che attraversa ogni dimensione della vita cooperativa. Il risultato è stata la comunità di pratica “Comunicare per Abitare: costruire relazioni, condividere soluzioni”, un percorso in quattro tappe promosso da Legacoop Lombardia tra gennaio e maggio 2026.
I primi appuntamenti di questo percorso — itineranti nelle sedi di alcune delle cooperative coinvolte — si sono configurati come laboratori di confronto: spazi pratici dove partire dai casi reali dei partecipanti, ascoltare le esperienze, individuare criticità comuni e costruire insieme soluzioni utili. Un quarto e ultimo appuntamento, il 5 maggio, ha preso la forma di un seminario aperto, per condividere apprendimenti, raccogliere contributi esterni e immaginare nuove direzioni per la comunicazione nelle cooperative di abitanti.
Ne è emerso un panorama ricco: newsletter cooperative e periodici interni come strumenti di racconto e di identità; spazi, funzioni e progetti dedicati all’ascolto e al dialogo, come l’Ufficio Soci di UniAbita o il percorso Homecoming di Dar=Casa; iniziative per promuovere la socialità e i legami; eventi aperti all’esterno per comunicare i valori della cooperazione, come il Festival Generazioni della nostra cooperativa UniAbita.
Tra i temi che hanno attraversato con più forza il percorso, uno si è rivelato particolarmente denso e stimolante: quello del linguaggio. Le parole che usiamo non sono mai neutrali. Questa consapevolezza ha conseguenze profonde: il modo in cui parliamo — interagiamo, ascoltiamo, impariamo a parlare — crea dei veri e propri immaginari a cui facciamo riferimento, e che possono aprire o chiudere mondi, strade e opportunità. Ecco, dunque, uno degli esiti più preziosi di questo percorso: non tanto un manuale di istruzioni, ma uno sguardo più attento e responsabile su qualcosa che facciamo ogni giorno, spesso senza pensarci. Perché le parole non descrivono semplicemente la realtà, partecipano a costruirla e se vogliamo rilanciare un mondo con al centro il principio di mutualità dobbiamo ritrovare le parole quotidiane per costruirlo.
