
UniAbita, dalle assemblee dei soci l’invito a guardare al futuro
di Pierpaolo Forello
Presidente UniAbita
Viviamo un tempo attraversato da instabilità e incertezza. Crescono il costo della vita, le difficoltà ad accedere alla casa, le fragilità sociali. Molte famiglie fanno fatica a immaginare il proprio futuro con serenità. E insieme alle difficoltà economiche aumentano spesso anche la solitudine, il senso di precarietà e la paura di non riuscire più a costruire percorsi di vita stabili.
In questo contesto emerge con forza un bisogno nuovo ma allo stesso tempo antico. Il bisogno di stabilità, sicurezza e comunità. Il bisogno di sentirsi parte di qualcosa che protegga, accompagni e costruisca legami. Sempre più spesso manca un orizzonte condiviso, una prospettiva di fiducia, la possibilità di immaginare il futuro senza sentirsi soli.
È proprio qui che l’esperienza cooperativa torna a dimostrare tutta la sua attualità. UniAbita lo testimonia da oltre 120 anni. Un’alternativa esiste. Non tutto deve essere affidato esclusivamente alle logiche del mercato, del profitto o della precarietà. La cooperazione è un modello che arriva dal passato.
A volte quel passato rischiamo di osservarlo con nostalgia. Eppure la sua forza è stata proprio la capacità di innovare senza tradire i propri valori fondativi. Oggi UniAbita continua a difendere la possibilità di abitare in modo sostenibile. Promuove mutualità, accessibilità e sicurezza sociale. Difende l’idea della casa come strumento di equilibrio e coesione, non semplicemente come asset finanziario. E in un tempo in cui l’emergenza abitativa coinvolge sempre più famiglie, giovani e anziani, questa missione assume un valore ancora più importante. Le recenti assemblee dei soci hanno rappresentato un momento decisivo di relazione, ascolto e partecipazione. In quelle occasioni abbiamo percepito una consapevolezza forte e matura.
I soci hanno riconosciuto il grande lavoro svolto dalla cooperativa in questi anni: il risanamento, il consolidamento economico, gli investimenti effettuati, il rilancio della proprietà indivisa, la capacità di affrontare crisi e cambiamenti senza smarrire l’identità cooperativa. E c’è stato un altro messaggio significativo emerso dalle assemblee.
A tratti persino sorprendente per la sua forza e lucidità. I soci abitanti non chiedono e non vogliono chiusura. Non chiedono una conservazione passiva di ciò che esiste. Chiedono futuro. Chiedono che la cooperazione continui a svolgere il proprio ruolo sociale e continui a costruire opportunità abitative anche per chi oggi rischia di restarne escluso. Anche chi vive già in una casa cooperativa sente infatti la responsabilità di costruire opportunità per altri. Per i giovani che non riescono ad accedere al mercato della casa. Per le famiglie che cercano stabilità. Per le nuove fragilità che attraversano le nostre città. È un segnale importante di maturità cooperativa e di partecipazione consapevole. È questo forse il dato più significativo emerso dalle assemblee.
Cresce tra i soci la consapevolezza che la proprietà indivisa continui a rappresentare una delle risposte più concrete all’emergenza abitativa. Garantisce accessibilità e sicurezza, produce comunità, relazioni, partecipazione e senso di appartenenza. Per questo dalle assemblee è arrivato un forte sostegno alla volontà della cooperativa di continuare a investire sull’attuale patrimonio di proprietà indivisa, sviluppare nuova proprietà indivisa e costruire nuove risposte abitative.
