
Se ne va Gianni Cervetti, ultimo grande esponente del PCI
Gianni Cervetti è morto oggi a Milano. Con lui se ne va uno degli ultimi protagonisti di una stagione politica che ha attraversato il Novecento italiano, dalle macerie della guerra alla fine del Partito comunista italiano, passando per gli anni più difficili della democrazia repubblicana. Aveva 92 anni e avrebbe compiuto 93 anni il prossimo settembre.
Milanese di Porta Magenta, cresciuto nell’osteria di famiglia in via Rasori, Cervetti aveva aderito giovanissimo al Pci. Dopo gli studi a Mosca negli anni del disgelo di Krusciov, tornò a Milano all’inizio degli anni Sessanta e divenne uno dei dirigenti più importanti del partito in città e in Lombardia. Fu segretario milanese e provinciale del Pci tra il 1969 e il 1975, negli anni della strage di piazza Fontana, della strategia della tensione e delle grandi trasformazioni sociali della metropoli.
Con Enrico Berlinguer condivise la stagione dell’autonomia del comunismo italiano dall’Unione Sovietica. Da responsabile organizzativo nazionale del Pci fu tra coloro che contribuirono a interrompere il sistema dei finanziamenti provenienti da Mosca, vicenda che raccontò anni dopo nel libro “L’oro di Mosca”, diventato una testimonianza importante sulla storia del partito comunista italiano.
Ma Cervetti non è stato soltanto un dirigente politico. A Milano ha rappresentato una figura riconosciuta e rispettata anche nel mondo culturale e civile. È stato tra i fondatori dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi, di cui era presidente emerito, ha guidato la Fondazione Isec dedicata alla storia contemporanea ed è stato protagonista della vita culturale cittadina con discrezione, rigore e curiosità intellettuale. Nel 2021 il Comune gli aveva assegnato l’Ambrogino d’oro.
Negli ultimi anni continuava a essere una presenza attenta nel dibattito pubblico milanese. Uomo di cultura raffinata, appassionato di libri antichi e bibliofilia, amico di Giorgio Napolitano, Cervetti apparteneva a una generazione politica che aveva fatto della formazione, dello studio e dell’organizzazione una disciplina civile prima ancora che partitica.
Il sindaco Giuseppe Sala lo ha ricordato con un messaggio sui social: “Milanese, comunista, galantuomo. Ha attraversato la storia di questa città e del nostro Paese con intelligenza, rigore e passione civile”.
