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“Sicurezza, mobilità e coesione. Sesto merita un nuovo corso”

di Tore Leone

Paola Morsiani è la prima candidata ufficiale alle prossime elezioni amministrative del 2027 a Sesto San Giovanni. Ex dirigente della polizia di Sesto è il profilo promosso dal PD sestese. Noi siamo andati a conoscerla. Sorridente, determinata, pacata nei giudizi e poco incline alla polemica, sono alcune doti che la caratterizzano da una prima chiacchierata.

Lei invece come si descrive?
Non saprei, sono le cose che facciamo che ci qualificano. Mi descrivo come una brava persona.

Com’è andato il tour tra le sedi del PD e che riscontri ha ricevuto?
Ho trovato molto affetto. Sono lusingata da questa candidatura. Mi lusinga soprattutto il passaggio di testimone: un gruppo di persone che ha contribuito a scrivere la storia di Sesto oggi crede che il mio modo di pensare e operare possa essere vincente. Mi metto a disposizione di un progetto di governance del territorio.

Che domande le hanno rivolto?  
La prima è perché volessi fare il sindaco. E il sindaco (dice sorridendo) in fondo, un po’ l’ho già fatto: sono sempre stata una donna delle istituzioni, ho servito il mio Paese anteponendo il bene della collettività al mio. Quindi non trovo difficoltà a pensarmi in una veste di sindaco.

La seconda?
Perché ho scelto proprio Sesto San Giovanni. Nelle prime settimane in cui maturava questa idea, ho partecipato a delle iniziative promosse da Aned per la deposizione delle pietre di inciampo. Dalla biografia di quelle persone emerge che molte non erano sestesi, ma hanno lavorato qui e, proprio per il loro impegno, hanno pagato con l’estremo sacrificio. E Sesto le riconosce. Lo stesso è avvenuto nel giro delle lapidi: vengono poste le corone per la ricorrenza del 25 Aprile a persone che Sesto riconosce tra i suoi cittadini più meritevoli. Io non voglio paragonarmi a loro, voglio solo dire che questa è una città che riconosce a chi lavora in modo serio che si può essere accolti all’interno della sua comunità. È una città accogliente ed è riconoscente a chi si impegna per lei.

Cosa sogna quando si immagina sindaco?
La prima cosa che sogno è diventare sindaco di Sesto, non penso a quello che accadrà dopo, prima c’è un anno di lavoro.

La destra sestese crede che la sua candidatura sia divisiva nel fronte del centro sinistra. È così?
Prima di candidarmi, all’interno del PD c’è stata una lunga discussione. Credo che per dirigere serva saper delegare, e se deleghi significa che possiedi una squadra. La squadra di un sindaco è composta da una giunta, un consiglio e quindi la città. Comunque non è il mestiere che svolgi che ti definisce come persona per essere un buono o cattivo sindaco.

Cosa direbbe agli elettori di centro sinistra che non la conoscono e sono titubanti sulla sua candidatura?
Venite a conoscermi, mi sto trasferendo a Sesto, sono disponibile con chiunque per un confronto.

Arriviamo al tema più caldo, quello della sicurezza. La città si è dotata di infinite telecamere, ma i fatti di cronaca restano all’ordine del giorno. Quali politiche possono rendere più sicuri i quartieri?
Ci sono due piani di azione, uno repressivo: laddove vengono commessi dei reati intervengono le forze dell’ordine; in questo le telecamere sono utili per ricostruire la dinamica di un evento e individuare i responsabili.  Bisogna però ragionare anche sotto l’aspetto preventivo, ed è questo il margine di azione su cui si può e si deve lavorare. Serve coinvolgere tutti gli attori.

Quale evento ricordi in merito al suo lavoro svolto per Sesto in precedenza?
Ricordo quando il sindaco Giorgio Oldrini invitò Sepulveda a presentare un libro in consiglio comunale. Prima dell’evento mi presentò a lui in qualità di dirigente del commissariato di Sesto. Non dimentico ciò che Sepulveda mi disse: “Tu sei la guardiana della felicità della città, perché solo una città sicura può essere felice”. La sicurezza non passa solo attraverso la repressione, ma anche in luoghi ben curati, puliti, illuminati, vivi, e con il coinvolgimento delle diverse associazioni. Serve un’analisi del territorio. Ci sono dei sistemi che individuano le zone di illegalità e sulla base di questi costruire delle risposte di gestione del territorio. Anche le attività commerciali giocano un ruolo importante. Bisogna promuovere un tavolo comune che coinvolga tutte le anime della città.

I fatti di cronaca possono determinare un senso di insicurezza, ad esempio, nei confronti degli extracomunitari?Senz’altro, anche questo è un tema da affrontare. La popolazione straniera regolare a Sesto è il 40% in più rispetto alla media nazionale, qui si aggira attorno al 14% dei sestesi. È un fenomeno da gestire, poiché rappresenta una fetta di popolazione da coinvolgere in un progetto di città del futuro.

Un altro tema caro ai sestesi è quello relativo alla viabilità, la città è attraversata da migliaia di auto che dalla Brianza passano per raggiungere Milano.
Sesto non si è dotata di un piano del traffico, e su questo sarà opportuno agire. Ci troviamo tra Monza e Milano senza soluzione di continuità, ma bisogna tenersi a riparo da quelle auto che non servono a Sesto. Tutto il traffico che può essere evitato, in termini di vivibilità del territorio, va evitato.

Sesto necessita di alcune grandi opere. Un palazzetto dello sport per esempio o un sottopassaggio/cavalcavia che unisca le due anime della città. Se avesse la bacchetta magica, quale farebbe?
Non per sfuggire alla domanda, ma è molto serio il tema della costruzione di una città per immaginare di farla con una bacchetta magica. Sicuramente avere strutture sportive adeguate è importante. Arrivando da Milano si legge il cartello “Sesto San Giovanni Città dello Sport”, quindi dovrebbe essere un tema identitario della città, ma non vedo strutture adeguate. L’idea di un collegamento, anche bello, che unisca le due parti della città a ridosso della ferrovia, magari unendo i due centri è una suggestione bellissima.

A proposito di bello, nei programmi elettorali non se ne parla spesso, è così difficile sognare una città più bella?
Penso di no. Io credo che il quartiere Bergamella per esempio sia un’idea di città bella, dove sono state bene coniugate verde e abitazioni. Sesto ha una bellezza che deriva dal suo passato operaio e che resta nel suo DNA, ma deve inevitabilmente coniugarsi col futuro. Un tempo si costruivano palazzoni perché c’era un’oggettiva necessità di case per gli operai, oggi possiamo prenderci un tempo per la riflessione e sviluppare progetti di casa, lavoro o sport mirati al bello.

La cultura è un tema marginale? Per esempio, il Carroponte, luogo simbolico del rilancio culturale e sociale della città è stato convertito da luogo di aggregazione a luogo di consumo.
In tema di cultura confesso che mi rattrista molto la chiusura della libreria Tarantola, è un po’ la nostra Hoepli, il premio Bancarella nasce lì. Non sono stati fatti investimenti sulla cultura anche perché non esistono spazi pubblici da utilizzare, e gli spazi aggregativi sono stati chiusi, penso a Spazio Arte, o appunto al Carroponte. Bisognerebbe comprendere la richiesta che l’amministrazione comunale ha fatto a chi gestisce lo spazio, se da aggregativo è diventato luogo di consumo. Bisognerebbe comprendere i costi e magari parteciparvi per la gestione degli spazi. L’amministrazione di centro destra vanta un avanzo di bilancio dopo il giusto risanamento delle casse. È fondamentale un rigore sui conti. Ora rivendica di avere un tesoretto. Ma un comune se ha un avanzo, perché non lo restituisce in termini di servizi e opportunità ai cittadini? Non dirigono un’impresa che deve fare profitti.

Sesto ha perso il suo appeal, non è più attrattiva, andrà via anche Campari. Come si può invertire questa tendenza?Sesto deve per forza ritornare ad essere attrattiva, è nelle sue corde. Milano, Monza e Sesto andranno alle amministrative insieme, anche questa è un’opportunità vista la contiguità territoriale. Si potrebbe elaborare un progetto metropolitano di sviluppo di progetti comuni, mantenendo ogni città la propria fisionomia. Il Salone del Mobile a Milano per esempio ha coinvolto molte città, fino a Como, ma non Sesto che è pure collegata dalla metropolitana. Le architetture industriali sestesi nelle aree Falck sono una naturale evoluzione rispetto alle esigenze del design attuale. Pensa solo a cosa potrebbe essere un’esposizione sotto la pagoda…

Cosa ne pensa del sindaco di Genova, Salis e dell’evento musicale organizzato in piazza, soprattutto in virtù del decreto anti rave voluto dalla Meloni?
Lei e la sua squadra si stanno muovendo molto bene. Si parla della Salis come astro nascente della sinistra italiana. Mi sembra molto attenta alla partecipazione e al principio di “testardamente uniti”, come sostiene del resto anche la segretaria Schlein. Sta lavorando bene con tutte le anime dell’area riformista e progressista. È un buon esempio. Il decreto anti rave e l’apertura della città a un evento musicale legato al mondo giovanile è rappresentativo di due modi diversi di fare sicurezza: da una parte quella repressiva e avvilente, dall’altra un evento positivo di gestione della sicurezza, perché 20 mila persone in piazza senza un concetto di sicurezza sano è difficile da realizzare. Il messaggio è chiaro: i giovani possono essere il tuo riferimento, non il tuo nemico.

Allora, l’ultima domanda non può che ricadere proprio sul mondo giovanile. Si possono coinvolgere i ragazzi?
C’è la necessità di un loro coinvolgimento e bisogna trovare le forme. Anche alla luce del risultato referendario, la parola chiave oggi è partecipazione, soprattutto quello dei giovani a un progetto di città. Una ragazza a un confronto in un circolo sestese mi ha detto: “Ci dovete dare fiducia”, e per me ha ragione. Bisogna costruire un rapporto fiduciario e positivo tra le varie componenti della società civile e rivendicare un ruolo di guida della politica.

Redazione "La Città"

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