
L’arte di Cotroneo a Cologno. Opere in vendita a favore dei bimbi autistici
Il 25 aprile, dalle 15 alle 20 e il 26 aprile, dalle 09 alle 19 nella Sala Fallaci in Piazza San Matteo a Cologno Monzese, Cristina Cotroneo, esporrà le opere dell’artista Antonio Cotroneo, suo padre, affermato pittore e scultore, venuto a mancare undici anni fa.
Cristina ha potuto apprezzarne l’arte per tutta la sua vita, lo ha vissuto come padre e come artista, attraverso le oltre 5000 opere prodotte. Dopo la morte di suo padre per lei non è stato facile ma ha riaperto le porte del suo studio, quel luogo dove Antonio trascorreva ore a dipingere, ha spolverato i suoi quadri e le sue sculture, le ha condivise col pubblico, quel pubblico che lo ha amato e apprezzato.
La Cotroneo è un punto di riferimento dell’associazione I Bambini delle Fate per il progetto “Vivere la Vita – Milano” – un progetto portato avanti dalla Fondazione Il Domani dell’Autismo, uno dei progetti sostenuti dai Bambini Delle Fate, e portato avanti dalla Fondazione Il Domani dell’Autismo a cui sarà devoluto il 50% delle vendite delle opere esposte.
L’ingresso è gratuito e aperto a tutti e sarà Cristina che, qui dedica un pensiero a suo padre, ad accogliere quanti andranno a visitare le opere del Cotroneo.
“Lo studio di mio padre oggi non c’è più. Le pareti, la luce, l’odore acre dei colori: tutto dissolto. Ma io continuo a entrarci ogni volta che chiudo gli occhi. Ho una foto. Un grembiule appeso, consumato, sporco di pittura. Non è solo un oggetto: è la prova che le mani che lo indossavano hanno lottato, creato, sbagliato, ricominciato. È il segno fisico di una vita spesa a trasformare il silenzio in colore.
Mio padre non dipingeva soltanto quadri. Dipingeva il tempo, la fatica, l’impegno a lasciare una traccia. E forse è questo che resta davvero: non i muri di uno studio, ma ciò che quei muri hanno visto nascere, le sue opere che vivono oltre lui. Ci insegnano che le vite finiscono, ma non ci dicono che certe presenze, invece, cambiano forma e basta. Quel grembiule è ancora lì. E in qualche modo, anche lui.”
