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Mai più ‘cosa vostra’. Il patriarcato e il linguaggio del potere

L’associazione Dire Fare Dare, da sempre attiva nella promozione della cultura della legalità e nel contrasto della violenza di genere, promuove la presentazione del libro Mai più cosa vostra, scritto da Ilaria Ramoni, avvocata consulente della Commissione parlamentare antimafia e Fabio Roia, attualmente Presidente del Tribunale di Milano. Entrambi gli autori hanno sempre approfondito le tematiche di genere nel diritto, occupandosi di reati riguardanti la violenza di genere.

L’idea principale dell’opera consiste nel trattare una serie di punti di contatto tra la subcultura patriarcale presente all’interno delle organizzazioni criminali e gli episodi sistematici di violenza di genere al centro della cronaca attuale. Infatti, così come accade all’interno di organizzazioni mafiose, la subcultura patriarcale viene perpetrata anche nella vita quotidiana della società civile, attraverso l’oggettificazione del genere femminile, unita al silenzio e alla complicità di chi lo compie. Insomma, le radici storiche e culturali di questo sistema criminale avrebbero non pochi punti di contatto con l’attuale sistema patriarcale di cui è impregnata la nostra società.

L’idea di possesso, associata all’omertà regnante nelle organizzazioni criminali e unita all’assenza di libertà, al controllo e all’isolamento, rappresenta purtroppo ancora oggi un leitmotiv fin troppo ricorrente negli uomini sempre più giovani. Come anche sottolineato da Ilaria Ramoni, i social rappresentano sicuramente una cassa di risonanza per questo fenomeno. Sempre più influencer su diverse piattaforme digitali come TikTok, Instagram e X diffondono contenuti a carattere fortemente maschilista, misogino ed estremamente sminuente nei confronti delle donne. Questo stile di vita e modello di pensiero tipico di questa subcultura patriarcale rappresenta una grande attrattiva per i più giovani, i quali non fanno altro che normalizzare l’idea della donna vista come semplice oggetto privo di libertà.

Ci sono però delle differenze evidenti nel modo in cui la società civile giudica un’organizzazione criminale mafiosa rispetto al modo in cui si pone nei confronti del modello sociale e culturale di tipo patriarcale. Innanzitutto, Ramoni sottolinea come la società civile si sia “risvegliata” e abbia iniziato a condannare esplicitamente le stragi di mafia a seguito degli eventi avvenuti negli anni ’90 del secolo scorso. C’è stata infatti una presa di coscienza differente rispetto alla consapevolezza che ad oggi abbiamo nei confronti del patriarcato stesso. Un risveglio, però, c’è stato, a partire dal tragico femminicidio di Giulia Cecchettin, complice l’immedesimazione della società nei confronti della vittima e dei familiari della ragazza barbaramente uccisa dall’ex fidanzato.

Qualcosa sta insomma iniziando a cambiare, sebbene la vera “rivoluzione” consista in una effettiva presa di coscienza dell’importanza dei singoli comportamenti quotidiani, dalle battute e commenti sessisti al raggiungimento di un’effettiva parità salariale uomo-donna. Anche il linguaggio rappresenta un elemento fondamentale in questo contesto. Tutto passa attraverso il linguaggio ed è estremamente importante identificare le uccisioni come quella di Giulia Cecchettin non come omicidi generici, bensì come veri e propri femminicidi, focalizzando l’attenzione sulla tragica dinamica di potere perpetrata nei confronti delle donne uccise.

Ramoni osserva anche come una parte fondamentale di contrasto della subcultura patriarcale consista nell’importanza dell’educazione all’interno delle scuole. Ad oggi è sicuramente più facile e “sentito” avviare dei percorsi di insegnamento alla legalità nelle scuole, ricordando, ad esempio, le vittime di mafia e insegnando i Principi fondamentali della nostra Costituzione. Discorso diverso invece per un’educazione di tipo sessuale-affettiva. In molte scuole secondarie di primo grado (le scuole primarie ne sono praticamente tagliate fuori) viene impedita la trattazione di tematiche come preservativi, sesso e malattie sessualmente trasmissibili, sebbene, dati alla mano, l’approccio alla sfera sessuale avviene in un’età sempre più anticipata, e ragazzi e ragazze sempre più giovani si trovano a relazionarsi a una realtà spesso trattata e affrontata soltanto su piattaforme digitali, senza la mediazione di figure più esperte e in grado di trattare argomenti delicati. Il timore di molte scuole, infatti, consiste nel ritenere il tema del sesso un argomento troppo politico, quindi scomodo, pertanto evitabile.

Sicuramente negli ultimi decenni la legislazione ha fatto dei grandissimi passi avanti verso il raggiungimento di un’effettiva parità di genere e del contrasto alla violenza di genere, oltre al lavoro enorme sui centri antiviolenza, sebbene manchino fondi e i finanziamenti stanziati siano spesso insufficienti. In ogni caso, il lavoro da fare è ancora molto, anche per contrastare il fenomeno della vittimizzazione secondaria. Sono necessarie vere e proprie normative organiche, unite a sezioni specializzate del diritto volte a coprire a grande raggio il contrasto di questo tipo di violenza e di subcultura, insieme a degli investimenti importanti così da contrastare in maniera effettiva la diffusione del fenomeno. “C’è chi dice che il patriarcato non esiste più dal 1975, quando è stata abolita la patria potestà. Però un conto è cambiare la legge, un altro è modificare la cultura” afferma Ramoni.

Lorenzo Tosi

Neolaureato magistrale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, mi sono sempre appassionato di politica, esteri e cronaca locale. Mi piace scrivere notizie e raccontarle. Tra le varie esperienze che ho maturato, ho gestito e creato alcuni podcast di attualità. Aspiro a fare del giornalismo il mio mestiere.

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