Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Rimandare a casa loro gli stranieri. Come fa un sindaco a crederci per davvero?

di Jurij Brdini

Delle due, l’una: quando comunica che parteciperà al raduno a sostegno della cosiddetta remigrazione, il sindaco di Cinisello Balsamo deve decidersi: o chiarisce che ci andrà per puro tornaconto politico; oppure ammette che, secondo lui, riportare nei loro paesi di provenienza tutte le persone di origine non italiana sia un’idea efficace e un’operazione realmente fattibile. Del resto, è un politico e un amministratore oppure è un influencer che cavalca l’algoritmo?

Riportare nel loro paese di origine tutte le persone di origine non italiana significa letteralmente questo: andare a prendere a casa sua, fisicamente, ogni individuo non nato in Italia, qualsiasi età e status abbia, e imbarcarlo su un aereo con destinazione paese di origine. 

A leggere questa enormità, davvero non ci si crede. Lasciamo stare il piano etico: è una proposta vomitevole, siamo d’accordo. Sforziamoci però di stare su un terreno puramente razionale: davvero una persona che amministra una città da quasi ottantamila abitanti può credere che questa sia una soluzione al tema delle migrazioni? 

Il problema è rilevante perché, se ammettiamo che il sindaco veda nella cosiddetta remigrazione un piano politico realizzabile, allora dobbiamo anche ammettere che la persona che ci amministra sia poco razionale. E quindi che ci governi a sentimento, d’istinto, senza una visione, in preda a suggestioni di scarso fondamento fattuale.

Eh sì perché… come si potrebbero realisticamente spostare, con la forza e per miglia di chilometri, milioni di persone? Tenendo presente che hanno attività economiche, patrimoni immobiliari, relazioni di interdipendenza con le comunità territoriali a cui appartengono… sarebbe tecnicamente fattibile? E come? Con quali risorse e quali mezzi? Li andiamo ad arrestare sulla base di quale reato? 

Allora forse, a questo punto, ci sentiamo spinti a pensare che il sindaco non lo pensi realmente, e che si accodi a questo tipo di retorica perché politicamente gli conviene. Gli serve per tessere relazioni con un mondo di ultradestra da cui potrà ricavare consensi e voti in vista delle prossime elezioni a cui sarà candidato (politiche o regionali). 

E così, come se fosse un impiegato arrivista che segue una cordata di manager per fare carriera, il nostro sindaco sceglierebbe le linee politiche che in questo momento pagano per incassare poi un dividendo. 

Tuttavia, la politica non può ridursi a mera carriera individuale: propagandare e sdoganare visioni apertamente naziste della società è nocivo per tutti. Davvero sentiamo il bisogno, con la guerra alle porte d’Europa, il clima impazzito e il welfare a pezzi, di aderire a queste posizioni e di normalizzare la loro esistenza nel dibattito pubblico?

Sarebbe auspicabile, e anche nostro diritto di cittadini, avere dal sindaco un comunicato stampa chiaro e inequivocabile che mostri nei dettagli come funziona la soluzione che sostiene. Vogliamo un progetto, da vero amministratore locale: obiettivi, tempi, risorse allocate per attuare la cosiddetta remigrazione a Cinisello Balsamo. Non è forse questo il buon governo che, da sempre, è l’auto-assegnato vessillo degli amministratori locali del suo partito?

Redazione "La Città"

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Un commento

  • CONCORDO CON L” ARTICOLO.. Il sindaco ( il.minuscolo è voluto) non mi é msi piaciuto figuriamoci adesso.dopo alcune dichiarazioni e comportamenti mi fa venire il vomito.

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