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Miriam, persiana e italiana (di Cinisello): “Sogno un Iran libero”

Miriam Vardizadeh è una ragazza italiana, nata e cresciuta nel nostro paese, anche se le sue radici sono iraniane. Studentessa modello, laureata, amante della musica, insegnante di ballo e Pilates. Attraverso la danza Miriam si esprime e da ogni suo gesto traspare amore per la vita e la libertà.

Chi la conosce la descrive come una persona allegra, pronta a collaborare nelle iniziative di quartiere, sempre desiderosa di crescere professionalmente, di migliorarsi, di approfondire le sue conoscenze. Nonostante la sua gioia di vivere, però, nella sua vita c’è un’ombra che a tratti turba la sua serenità, qualcosa che la lega a un paese che seppur ha visi tato una sola volta, in parte la coinvolge emotivamente: l’Iran.

Miriam ne parla con una passione e un amore che tolgono il fiato. Descrive la storia di quel paese, la sua cultura, le sue tradizioni con una tale intensità che fa sembrare di essere lì, tra le strade di Teheran, tra i bazar di Isfahan, tra le montagne dell’Alborz.

Purtroppo, su questo amore tramandatole dal padre, si allunga un’ombra, si chiama oppressione. Gli ayatollah, al potere da decenni, hanno trasformato l’Iran in una tirannia, dove la libertà è un lusso che non ci si può permettere. E le donne, le donne iraniane, sono le prime a pagarne il prezzo. Miriam vorrebbe andarci in quella terra meravigliosa, per far visita a suo padre e per visitarne le bellezze ma suo padre non potrebbe proteggerla se lei fosse là.

“L’Iran è un paese bellissimo – afferma con velata tristezza Miriam – ma è un paese dove ‘libertà e giustizia’ sono concetti sconosciuti”. Miriam è stata fortunata a nascere in Italia, ma in Italia ci sono tante Miriam fuggite da un regime di oppressione, costrette ad abbandonare i loro cari e ancor peggio che oggi sono ancora in Iran, costrette a vivere sotto il giogo dell’oppressione.

Quella di Miriam è una storia di speranza. Con la sua voce, con il suo cuore, è una di quelle persone che continuano a sperare che un giorno potranno andare in Iran e camminare per la strada coi capelli al vento, senza il timore di essere arrestate o torturate solo per averli mostrati.

Miriam rivolge un pensiero d’affetto a tutte le donne che hanno la forza di alzare la testa e che combattono per la loro dignità, come le calciatrici della nazionale iraniana che in questi giorni hanno com piuto un gesto di protesta non cantando l’inno iraniano durante la Coppa d’Asia femminile in Australia.

Redazione "La Città"

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