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“Quando la musica prende una forma”: arte e suono in dialogo a Cologno

La relazione tra pittura e musica attraversa i secoli come un filo invisibile, capace di unire due forme d’arte apparentemente distanti ma profondamente affini. Se la pittura parla attraverso il colore e la forma, la musica lo fa tramite il suono e il tempo. Eppure, entrambe condividono una medesima ambizione: evocare emozioni, raccontare stati d’animo, dare forma all’invisibile.

“Quando la musica prende una forma” è il titolo di una originalissima mostra allestita recentemente a Cologno Monzese nella Chiesa Antica dei Santi Marco e Gregorio a cura di Lab Four Art Group, un sodalizio artistico che unisce artisti del Nord Milano e non solo. Non è raro che un pittore trovi nella musica una sorgente di ispirazione. Così l’ascolto di un brano può diventare una vera e propria esperienza sinestetica, in cui i suoni si trasformano in immagini mentali, le melodie in linee, i ritmi in composizioni visive. In questo processo, l’artista non si limita a tradurre la musica in immagini, ma la interpreta, la filtra attraverso la propria sensibilità, dando vita a opere che sono al tempo stesso visive e “udibili”. Proprio questo è stato l’intento della rassegna, presentata da Angela Lagreca, presidente di Lab Four Art Group, e dallo storico e critico dell’arte Nicolò Navarrini, intervenuti per orientare i visitatori e dare alcune linee guida per apprezzare al meglio questa iniziativa.

“C’è un paradosso affascinante nell’arte – ha spiegato Navarrini – perché in essa si manifesta spesso il tentativo di rendere visibile ciò che effettivamente visibile invece non è. La pittura e la fotografia, che sono protagoniste oggi, sono arti del silenzio, eppure su queste opere il silenzio non esiste”. David Bowie, Leonard Cohen, i Queen e Freddie Mercury, Ryuichi Sakamoto, George Michael, Prince, i Rolling Stones, i Pink Floyd, i Nirvana e Amalia Gré sono alcuni dei musicisti che hanno ispirato le opere esposte. Questi lavori, oltre al titolo vero e proprio, hanno riportato, infatti, anche l’indicazione del brano musicale che ha accompagnato l’artista nella realizzazione e che gli spettatori sono stati invitati ad ascoltare durante la visione dei quadri per immergersi appieno nell’esperienza descritta dagli organizzatori.

In un’epoca dominata dalla contaminazione tra linguaggi artistici, questo dialogo appare più attuale che mai. Le arti non vivono più in compartimenti stagni, ma si intrecciano, si influenzano, si arricchiscono reciprocamente. La pittura che nasce dalla musica è una testimonianza concreta di questa fertilità creativa: un esempio di come l’arte, in tutte le sue forme, sia capace di superare i confini e parlare un linguaggio universale.

I PROTAGONISTI DELLA MOSTRA

LE OPERE ESPOSTE PRESENTATE IN UN VIDEO

Emanuele Lavizzari

Dopo un titolo accademico in Lingue e Letterature Straniere ha lavorato in ambito turistico-alberghiero tra Spagna e Italia e nel settore della tecnologia in Germania. In seguito a un master universitario in ideazione e produzione audiovisiva approda al giornalismo. Ha collaborato con alcune testate locali in Lombardia, prima di giungere all’Associazione Italiana Sommelier, dove attualmente è responsabile del coordinamento redazionale e direttore editoriale della rivista “Vitae”. Ama l’impressionismo musicale, la poesia simbolista e le contaminazioni fra generi nella musica e nella letteratura. Passa agevolmente da una tastiera di pc a quella di un pianoforte, anche se tra i due preferisce decisamente il secondo. Questo è il motivo per cui si è dedicato a ulteriori studi e ha conseguito una laurea magistrale in Scienze della Musica con una tesi sul compositore spagnolo Manuel de Falla. Suoi grandi interessi sono anche l'analisi dei linguaggi dei mass media e l'atletica leggera. Ha corso tanti chilometri in pista, su strada e su percorsi campestri e non si è ancora stancato di farlo.

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