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Le inchieste e l’isolamento, la resa di Santanchè che parte da Milano

Le dimissioni di Daniela Santanchè chiudono una stagione politica segnata da un progressivo isolamento, maturato non solo sotto il peso delle inchieste giudiziarie ma anche dentro il suo stesso partito, Fratelli d’Italia. Una parabola che, osservata da Milano, racconta molto delle dinamiche interne a una forza politica che negli ultimi anni ha consolidato il proprio potere ma non ha mai smesso di essere attraversata da correnti, rivalità e linee di comando non sempre allineate.

Nel capoluogo lombardo, dove Santanchè ha costruito una parte significativa della sua carriera politica e imprenditoriale, il rapporto con la classe dirigente locale si è progressivamente incrinato. Il nodo principale è stato il confronto con Carlo Fidanza, europarlamentare e figura di riferimento di FdI a Milano e in Lombardia. Un rapporto mai davvero lineare, diventato via via più complesso con l’emergere delle vicende giudiziarie legate ai casi Visibilia e Bioera.

Se da un lato Fidanza ha mantenuto formalmente una linea di solidarietà, soprattutto nei momenti più esposti – come durante le contestazioni pubbliche dell’autunno 2025 – dall’altro l’area lombarda del partito ha mostrato crescente imbarazzo. A Milano, dove il consenso si costruisce anche sulla reputazione e sulla capacità di tenuta nelle crisi, la gestione “romana” del caso Santanchè è apparsa spesso distante dalle sensibilità del territorio.

Non è un caso che già nel 2023 la ministra avesse lasciato il coordinamento regionale del partito, segnale precoce di una frattura interna. Da allora, le tensioni non si sono mai davvero ricomposte. Anzi, si sono stratificate, alimentate da quella che la stessa Santanchè aveva definito senza giri di parole una situazione di “pochi amici” dentro FdI. Un’ammissione che, riletta oggi, suona come la fotografia anticipata di un isolamento politico destinato ad ampliarsi.

Il cosiddetto “fuoco amico” ha accompagnato tutta la fase più delicata della sua vicenda. Una parte del partito, anche in Lombardia, ha spinto per un passo indietro già nel corso del 2025, ritenendo le inchieste un elemento di fragilità per l’immagine del governo. Al contrario, il sostegno di figure come Ignazio La Russa ha rappresentato una delle poche ancore politiche per la ministra, ma non sufficiente a ricomporre un quadro ormai compromesso.

Nel frattempo, Milano è diventata anche il teatro più visibile del logoramento. Contestazioni pubbliche, episodi di protesta, inviti alle dimissioni hanno scandito le uscite della ministra, trasformando ogni presenza in città in un potenziale caso politico. Un clima che ha contribuito a rafforzare, dentro il partito, la convinzione che fosse necessario prendere le distanze.

Negli ultimi mesi, il cambio di passo è apparso evidente. Dai vertici nazionali di Fratelli d’Italia è emerso un pressing sempre più esplicito per le dimissioni, nella logica di proteggere l’azione di governo da un caso divenuto ingombrante. La linea è stata quella dell’isolamento progressivo: meno esposizione pubblica, esclusione di fatto da alcuni appuntamenti politici, fino alla scelta finale.

La sensazione, raccolta anche tra i dirigenti lombardi, è che Santanchè sia stata lasciata sola in una vera e propria trincea politica. Una gestione che riflette una dinamica tipica dei partiti di governo: la tutela dell’immagine complessiva prevale sul destino dei singoli, soprattutto quando le vicende giudiziarie si intrecciano con tensioni interne mai risolte.

Le dimissioni, in questo quadro, non sono solo l’epilogo di una vicenda personale, ma anche il risultato di un equilibrio politico che si è rotto. A Milano più che altrove, dove le fratture si sono manifestate prima e con maggiore evidenza, segnando il passaggio da una leadership influente a una progressiva marginalità.

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Redazione "La Città"

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