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Il dopo referendum a Cormano, “Il Sindaco non è il capo di una parte, ora si scusi”

di Giordano Ghioni
capogruppo PD a Cormano

Nel giorno dell’insediamento, gli era stato detto chiaramente: il sindaco rappresenta tutti, e deve avere rispetto anche di chi non la pensa come lui e la sua maggioranza. Aveva appena fatto saltare la celebrazione del 2 giugno; due anni dopo, ci risiamo.

Luigi Magistro è semplicemente incapace di rappresentare una comunità. Non bastano le foto e i post, se poi nei momenti di maggiore frizione il senso istituzionale lascia spazio alle provocazioni e allo scontro. Il video con il quale invitava a votare Sì – legittimo che un sindaco si esprima, ci mancherebbe – ha almeno due aspetti assurdi:

  1. L’invito a votare Sì arriva dopo un sostanziale silenzio da parte del Comune sul tema referendario. Se non fosse stato per il Partito Democratico e la lista civica Vivere Cormano, momenti di confronto su quesito referendario non ci sarebbero stati;
  2. La maglietta mostrata “Voto sì, ma sono una brava persona” è al limite dell’incredibile. Un sindaco non dovrebbe mai lasciarsi andare a questi atteggiamenti divisivi e usare questi toni.

Non solo perché dimostra una inadeguatezza al ruolo (definire tecnico questo referendum, ricoprendo una carica pubblica, vuol dire non averci capito nulla della posta in gioco), ma anche perché molti suoi elettori del 2019 e del 2024 hanno votato per il NO.

Ora, capisco che Magistro faccia discernimento a piacere (questione Forza Nuova in consiglio, do you remember?), ma arrivare a insultare in questo modo anche elettori di centro destra per un ordine di scuderia è fuori da ogni logica.

Magistro si dovrebbe scusare. E non conta cosa abbiano fatto gli altri. Lui è una istituzione, un sindaco; una di quelle figure a cui un cittadino si dovrebbe poter rivolgere.

Oggi, come nel giugno 2024, Magistro si è dimostrato inadeguato. Ma ormai, dopo sette anni, dobbiamo prenderne atto: non lo è e non lo sarà mai.

Redazione "La Città"

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