
“Fui scelto da Dario Fo, mi riconobbe: ‘sei un clown’”
Riportiamo il testo pubblicato sul quotidiano Repubblica in cui Maurizio Accattato, clown cinisellese, racconta del suo rapporto con Dario Fo
Dario Fo l’ho conosciuto nel 1987 a un provino per Televisione forzata, il programma di Rai3 con Jannacci e Paolo Rossi. Eravamo 500 ragazzi, preoccupati di essere davanti al maestro. Dopo il programma fui preso in compagnia, ha visto il clown che avevo dentro, l’ha riconosciuto e mi ha portato a casa sua, in Porta Romana, dove metteranno la targa. Dal 1987 fino al 1991-92 sono stato nei suoi spettacoli. Il mio debutto è stato Il Papa e la strega: Dario aveva visto in me l’anima di un buffo e ingenuo fraticello assaggia-veleni che a protezione della vita del pontefice moriva diverse volte, a tormentone. E c’ero in Zitti! Stiamo precipitando. Finché mi ha detto: “Tu non sei un attore, sei un clown”. Ancora adesso sto cercando di capire la differenza. Lui ha cercato di spiegarmelo: «Tu sei un artista, sei ingenuo, ma la cosa buona è proprio la tua ingenuità, la tua freschezza». Ed è quello su cui ho lavorato fino adesso.
Ancora oggi, noi clown del Pic, il Pronto Intervento Clown, stiamo lavorando su quello che mi hanno insegnato lui e Franca. Lei mi diceva: «Dario ti vuole molto bene, ma non ascoltarlo, fai quello che ti senti di fare». L’ho fatto anche quando Franca non c’era più. Al novantesimo compleanno di Dario, al Piccolo Teatro, Franca non c’era più, e io ho fatto un’azione senza chiedere a nessuno, né al teatro, né a Dario. Sono entrato dentro al teatro con degli ulivi e li ho consegnati a tutti con i miei clown. Avevo solo quelli, ho usato quelli.
Il Pronto Intervento Clown nasce da un’idea di Dario, senza saperlo ho sempre seguito le sue indicazioni. Lui mi diceva: «Maurizio tu devi capire che cos’è il mondo, cosa accade nel mondo. Essere artisti non è fare il buffone, è un’altra cosa». Nel giugno 2006, quando nasce il Pronto Intervento Clown, lui è stato il primo Pic. In quell’occasione, Dario manda un messaggio a tutti. Diceva: «Guai a pensare che un clown è solamente un pagliaccio». Questa frase la utilizziamo sempre per dire: «Attenzione, non pensiate che siamo solo dei superficialoni che fanno gli spettacolini la domenica».
Perché noi non siamo considerati, come accade a lui, che ancora non ha un teatro a Milano a nome suo e di Franca. La Palazzina Liberty è intestata a loro, ma non è il loro teatro. Il perché il nostro autore più rappresentato al mondo, non abbia un teatro, è incomprensibile. Ma a me un teatro non serve, mi serve la strada. E ho una proposta: dedichiamo a Dario e a Franca la piattaforma d’arte di strada, lavoriamoci in modo più serio, valorizziamola.
