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Il convegno "La sfida del mercato calmierato. Per una nuova disciplina dell'abitare"

Lombardia, una nuova legge sull’abitare che punta agli affitti calmierati

di Fabio Brioschi

Il 13 marzo scorso, a Palazzo Pirelli a Milano, il Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico ha convocato operatori pubblici, sindacati, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo cooperativo intorno a un tema che non smette di farsi urgente: la crisi abitativa lombarda e la necessità di una nuova disciplina regionale dell’abitare.

Il convegno “La sfida del mercato calmierato. Per una nuova disciplina dell’abitare” ha offerto la cornice per la presentazione pubblica di una proposta di legge elaborata dalla consigliera regionale PD Carmela Rozza, con il sostegno del capogruppo Pierfrancesco Majorino. Il testo — definito esplicitamente dai suoi promotori come un documento aperto, non esaustivo — ambisce a costruire un quadro normativo regionale che riconosca l’edilizia residenziale sociale come strumento strutturale di governo del territorio, e non come risposta emergenziale.

Il punto di partenza della proposta è una diagnosi condivisa da molti degli attori intervenuti al convegno: in Lombardia, e in particolare nell’area metropolitana milanese, l’accesso alla casa è diventato problematico non solo per le fasce più fragili della popolazione, ma anche per lavoratrici e lavoratori con redditi medi — personale sanitario, insegnanti, addetti ai trasporti — che non possono sostenere né un acquisto né un canone di mercato, ma che non hanno neppure i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica. La dismissione, avvenuta nei primi anni Duemila, del patrimonio immobiliare di enti previdenziali, banche e assicurazioni ha fatto venire meno un segmento di offerta intermedia che un tempo svolgeva una funzione di calmierazione. Da allora, quel vuoto non è mai stato colmato.

La risposta immaginata dalla proposta di legge passa per la costruzione di un mercato calmierato degli affitti attraverso un’alleanza strutturale tra soggetti pubblici, privato sociale e operatori di mercato. Lo strumento cardine è l’edilizia residenziale sociale (ERS), che già gode di un regime fiscale favorevole (IVA al 10%, esenzione IMU) e che la proposta intende incentivare ulteriormente attraverso premialità volumetriche per i progetti privati che includano una quota di alloggi a canone calmierato.

La proposta disciplina anche le cooperative a proprietà indivisa, riconoscendole come strumento prioritario per la gestione di alloggi sociali e prevedendo misure di sostegno specifiche, dai contributi a fondo perduto alla messa a disposizione di aree pubbliche. «La proposta di legge va nella direzione auspicata dalla cooperazione: non mette in competizione i vari settori della filiera della casa, ma anzi ne favorisce l’interazione e un percorso unitario – ha commentato Pierpaolo Forello, presidente UniAbita -. In questo modo si rafforza anche la capacità delle politiche abitative di contrastare le diseguaglianze, mettendo a disposizione strumenti diversi e complementari per rispondere al bisogno di casa, così da offrire soluzioni più adeguate alle diverse condizioni economiche e sociali delle famiglie.»

Redazione "La Città"

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