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Referendum, le tante ragioni del No in assemblea al Matteotti

La riforma costituzionale sottoposta al voto dei cittadini non migliora il funzionamento della giustizia ma rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Se n’è parlato ieri sera al Salone Matteotti di Cinisello Balsamo, in un incontro molto partecipato organizzato dal comitato locale per il No, alla presenza della magistrata Manuela Massenz e della professoressa Maria Agostina Cabiddu che hanno spiegato pacatamente perché questa riforma non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere ma molto con il controllo della politica sulla magistratura.

Secondo i promotori del No, il punto più controverso riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, accompagnata dalla creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura. Una modifica che, a loro avviso, indebolirebbe il principio dell’unità e autonomia della magistratura previsto dalla Costituzione.

Per il comitato questa scelta potrebbe aprire la strada a un maggiore condizionamento della pubblica accusa da parte della politica. La separazione delle carriere, sostengono i promotori del No, renderebbe infatti i pubblici ministeri più esposti a pressioni esterne, riducendo l’autonomia dell’azione penale e mettendo in discussione l’equilibrio tra accusa e giudice che caratterizza il sistema italiano.

Un’altra critica riguarda l’efficacia della riforma rispetto ai problemi concreti della giustizia. Secondo il comitato, il provvedimento non affronta i nodi strutturali che incidono sui tempi dei processi e sull’efficienza degli uffici giudiziari, come la carenza di personale, le risorse insufficienti o l’organizzazione dei tribunali. Intervenire sulla Costituzione senza risolvere questi problemi, sostengono i promotori del No, rischia di essere una risposta sbagliata alle difficoltà del sistema.

Per queste ragioni il comitato invita a votare No, con lo slogan “difendere la giustizia, la Costituzione e la democrazia”, sostenendo che la riforma possa indebolire l’indipendenza della magistratura, considerata un pilastro dello Stato di diritto e della tutela dei diritti dei cittadini.

Redazione "La Città"

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