Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Le notizie a suon di rap. Chi è il deejay sestese con milioni di visualizzazioni

di Marco Monguzzi

Questa intervista e questa conoscenza non sarebbero possibili se dodici anni fa l’allora trentenne rapper e deejay Davide Borri non avesse fatto bagaglio per trasferirsi da Velletri al nord Milano, dando una svolta importante alla sua vita.

La campagna e periferia della città metropolitana di Roma (cui comunque resta legatissimo perché c’è nato, cresciuto e perché vi si è formato artisticamente) un poco gli stavano strette, le esperienze fatte a Milano (“dove le cose girano non necessariamente e per forza al meglio ma di sicuro in modo diverso, con una carica elettrica differente”) gli avevano suggerito quel gesto di libertà e autonomia che oggi ricorda e rivendica senza rimpianti.

Quarantadue anni, vive in affitto in viale Monza ma è ormai d’adozione anche un cittadino di Sesto San Giovanni; chi lo conosce sa infatti che Borri “abita” soprattutto lo studio di registrazione e sala prove Full Clip di Viale Marelli 65, in qualche maniera la sua vera casa, luogo di lavoro, creatività e incontro.

Davide, parlaci di te e di come da Velletri sei capitato fin quassù…
“Nasco in una famiglia semplice e buona, di quelle che hanno ancora la fortuna di avere un terreno, un camino e un albero da frutto. Cresco tra amici, scuole ordinarie, una vita tranquilla fino a quando da adolescente incontro la cultura hip-hop che mi pervade completamente e diventa la mia ragione di vita. È allora che capisco cosa farò per sempre, il deejay il rapper il cantastorie l’ammiratore della street-art, il divulgatore di una mentalità da strada che ha salvato me e tantissime persone dalla noia di una esistenza troppo piatta. Ed ecco che faccio parecchie esperienze, scrivo canto mi esibisco, imparo ad usare le strumentazioni per comporre e intrattenere, metto i dischi alle feste finché un giorno mi chiama M2O e finisco a lavorare in radio, e lo faccio per parecchio tempo… ”

Fino a quando?
“Fino a quando M2O cambia proprietà e linea editoriale e mi rendo conto di avere anni in più, ma anche esperienza e due risparmi da parte. Mi intrigano le conoscenze avute in trasferta a Milano dove nel frattempo mi sono fatto amico di tante persone che ruotano a vario titolo nel mondo musicale e dell’hip-hop, e così scelgo di cambiare aria e vita, compro uno spazio adiacente a un garage sotterraneo e lo  adibisco a studio di registrazione, lo riempio con i miei sogni e progetti e… eccomi qui nella mia bottega  creativa!”

La radio ha rappresentato la tua esperienza formativa principale?
“Probabilmente sì, è arrivata al momento giusto e mi ha fatto crescere moltissimo, sono entrato “pischello” o “sbarbato” come si dice qui, e ne sono uscito uomo”.

So, inoltre, che M2O ti chiedeva un esercizio creativo che ti ha segnato e ti distingue ancora oggi, cioè di improvvisare un testo su una notizia fresca di stampa.
“All’inizio si è trattato quasi di un gioco ed invece nel tempo è diventata una mia cifra espressiva  fondamentale: ero poco più che un ragazzo e per anni sono andato avanti a scrivere su tutto, a  commentare di tutto con le mie rime, dagli eventi drammatici fino alle farse più ridicole, dalla politica al  costume. Oggi quella esperienza si è tradotta in uno sforzo settimanale, si intitola “Il rap del lunedì” e   passiamo ore la domenica, a volte la giornata intera al Full Clip prima a scegliere la notizia, poi a stendere  un beat che suoni come vogliamo e poi a scrivere, discutere, accapigliarci o ridere fino a chiudere un  ritornello e quindi registrare, e infine il lunedì mandiamo in onda il pezzo inedito sui miei social, da  Instagram a Youtube. In due anni abbiamo superato i cinquanta episodi, che non sono pochi, i brani sono “toccata e fuga”,  durano poco più di un minuto ma hanno dietro un lavoro e una passione che spero si comprenda, e certamente tanti fra coloro che mi seguono la sentono uscire intatta e forte dal microfono”.

Insomma, mentre il mondo va a fare shopping o alla partita…
“Esatto, mentre il mondo fuori si vive la domenica come preferisce, io e il team di quattro amici che nel tempo si è creato ci blindiamo dentro lo studio e diamo vita a questo processo creativo, a questo piccolo miracolo settimanale”.

Sei contento del seguito che hai?
“Sì, e lo sforzo vale comunque sempre la pena. Mi faccio conoscere, tengo vivo il mio bisogno di scrivere che per me è tutt’uno col tenere vivo me stesso, ho pubblicato brani con poche migliaia di visualizzazioni e altri con milioni (grande seguito hanno avuto nei due paesi le canzoni in appoggio alle proteste studentesche in Iran e Serbia, ndr), ma a volte basta il commento attento e affettuoso di una persona che non mi conosceva o un “grazie” al momento giusto per restituirmi il senso della fatica che faccio e che facciamo insieme al team”.

Un’altra missione ti tiene sempre occupato, vale a dire quella dei laboratori nelle scuole. Dicci qualcosa in merito.
“Si tratta di andare nelle classi a far vivere un progetto in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, sono laboratori con studenti dalle scuole elementari fino alle superiori. Racconto loro in breve la storia  della nascita della cultura hip-hop, le sue origini storiche e sociali, ma siccome essenzialmente il rap è fatto  di ritmo e parole finiamo presto a scrivere una canzone, e con il confronto e il dialogo incastrano sorrisi con tematiche anche complesse, i ragazzi si divertono e vivono un tempo sospeso dentro la routine scolastica, e  qualche giorno dopo chi vuole viene al Full Clip e si canta e registra tutti insieme un pezzo che magari  riascolteranno tra vent’anni, sorridendo e con un po’ di nostalgia”.

Pure i professori?
“I professori magari non rappano ma vengono volentieri, loro e i genitori vedono quanto questa esperienza sia formativa per i ragazzi e un vero momento di comunità”

È molto importante ciò che ti dà questo aspetto della tua vita?
“Sì, mi riempie di senso ed è commovente. Se qualche professore, genitore o soprattutto studente sia  interessato, posso solo dirgli: provare per credere”.

Infine, la più classica e immancabile domanda: cosa vuoi fare da grande? Dieci anni fa hai pubblicato il tuo unico “disco lungo”, dal titolo “Start”. Il Davide Borri inedito sarà solo quello del “Rap del lunedì” o ci sono sorprese in vista?
“Da tempo penso di mettere ordine e far vivere musicalmente le centinaia, forse migliaia di pagine di rime, appunti, pensieri che ho accumulato in questo periodo. Sì, sto pensando a un nuovo disco, un anno fa ho lanciato un singolo, un mese fa sono tornato live a Milano in una bellissima serata al Detune, piena di gente, nella quale ho coinvolto tante persone che stimo e che mi vogliono bene. Stiamo anche pensando a costituire una Associazione culturale che riprenda lo spirito rivolto ai giovani che metto nei laboratori scolastici. Insomma, “non si ferma” come dicevo in un claim della radio, si cerca di tenere insieme tutte le esperienze, e di metterle a frutto in maniera coerente, e viva”.

Redazione "La Città"

Articolo precedente

Scompare Romeo Foglia, padre dell’eroe che morì salvando tre persone

Articolo successivo

Sesto, flash mob spontaneo contro la guerra in piazza Petazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *