
Il comico Pucci e il sindaco di Cinisello. L’agenda impazzita della politica
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Ivano Bison - 9 Febbraio 2026
Subito dopo la Meloni, Giacomo Ghilardi solidarizza con il comico Pucci accusando i suoi illiberali detrattori. Non volevo scrivere di Pucci. Ciononostante, se il sindaco di Cinisello Balsamo, pro tempore, nella nostra città gli dedica un post (trascurando di argomentare sul perché la sua lista perda i pezzi) sarà una cosa politicamente importante e serissima per la comunità e come la chiama Meloni, per la nazione intera.
Perciò, documentandomi, ho anch’io deciso di perdere un po’ di tempo. Pare egli (Pucci) abbia detto, con innegabile e profonda analisi sull’attuale fase politica italiana: “Nel 2026 non si dovrebbe più parlare di fascismo”.
Ciò che mi ha colpito è, che di fronte alle critiche Pucci si sia risentito al punto da rinunciare al palco di Sanremo.
Percepisco così, la sua tanta paura per i fischi che potevano arrivare dall’Ariston. Lui parla di censura. Comunque, immemore degli editti berlusconiani, sembrerebbe che nessuno gli abbia revocato l’incarico.
Ci sono i comici e fanno ridere. Presumibilmente altri che faticano di più (Salvini a parte) nel suscitare l’applauso. Senza dubbio, non perdono ascolto quelli dalla battuta crassa.
Da quel che capisco, leggendo i giornali di oggi, Pucci apparterrebbe a quest’ultima categoria ed è per questo che, riempiendo i teatri, si sarà guadagnato la fiducia dello staff di Conti.
Gli stessi giornali hanno riportato alcuni virgolettati presenti nel copione del comico, evidenziandone: l’omofobia; la misoginia e la propensione a valutare le donne per il loro aspetto (Yes sir, è satira politica); le dotte definizioni (zecche) verso la sinistra e una certa propensione alla piaggeria per la Destra.
Non ho nulla contro Pucci, non l’ho mai ascoltato e neppure visto in tv. Sto a quanto dicono i valorosi colleghi del settore i quali, magari sbagliando, non lo annoverano tra i più originali.
Forse, piangendosi addosso e facendo la vittima, si pone a consapevole strumento da strombazzare nell’attuale contesto della fuorviante propaganda meloniana.
Parafrasando un fine dicitore e un comico vero qual era, Ettore Petrolini, la cosa si potrebbe riassumere così: “Non butterei te giù dal loggione, ma quelli chi ti hanno fatto salire fin lassù”.

