
Cusano, il Palazzo dimenticato e il sogno del rilancio
Palazzo Omodei è ancora lì, eterno incompiuto, rimasto in sospeso nel cuore della vecchia Cusano, a un passo dalla chiesa e dalla via principale, quella dei negozi e dello struscio serale. 3.600 metri quadri che da almeno vent’anni a questa parte le varie giunte hanno tentato di restituire alla città. Per la verità l’immobile seicentesco, appartenuto al casato nobiliare degli Omodei, è divenuto cosa pubblica nel 1969 quando il comune lo acquistò per farne la biblioteca senza mai riuscirci.
La svolta pareva essere alla portata di mano una decina di anni fa con la conclusione di un progetto pubblico-privato che prevedeva uffici e funzioni pubbliche, con la sistemazione delle aree esterne. Naufragò tutto con il fallimento della società immobiliare che avrebbe dovuto trasformare il palazzo. Ora c’è un grosso portone di legno a sbarrare l’ingresso dell’edificio che giorno dopo giorno torna a deteriorarsi. Gli anni scorsi, quello della giunta di destra della sindaca Lesma, il dossier Omodei è finito in qualche cassetto ben chiuso, come se quella ferita nel centro cittadino, fosse roba da dimenticare.
“Non dimentico nulla. Tra il 2014 e il 2019 ero nella giunta del sindaco Gaiani. Eravamo fermamente decisi a dare nuova vita al palazzo e ci stavamo riuscendo, poi il fallimento”, afferma Lidia Arduino, attuale assessore ai lavori pubblici, che non intende lasciare nulla di intentato e considera la vicenda Omodei come un problema che può diventare opportunità. “Recentemente abbiamo aperto il piano terra del palazzo per le giornate del Fai, stimolando un interesse nella cittadinanza e penso che la cultura sia una leva centrale per rilanciare i nostri comuni – dice Arduino -. Dobbiamo trovare il modo di recuperare il palazzo, il suo prestigio, riconsegnarlo alla città”.
Cosa complicatissima ma non impossibile. “Intanto ripartiamo, garantendo una risorsa economica per avviare uno studio preliminare. Va raccolto tutto il materiale che c’è e di quello che è già stato elaborato, rimettere sul tappeto tutte le competenze e le informazioni sull’edificio per poterlo rivalutare”, spiega l’assessora. Il fallimento dell’immobiliare ha riportato tutto al punto di partenza e il palazzo è ora interamente nelle mani del comune.
“E’ un bene pubblico, in passato volevano farci la biblioteca. Una suggestione molto interessante e ancora valida. Ma si tratta di un progetto importante e di lungo periodo, dev’essere preso sul serio, studiato nei dettagli in modo rigoroso. E condiviso con la città, attraverso un confronto aperto che coinvolga tutti, a partire dalle opposizioni”.


