
La madre del santo, critiche all’intitolazione delle sale del Pertini
Si levano le prime decise critiche alla scelta della giunta di destra di intitolare alcune sale del centro Pertini di Cinisello Balsamo a Margherita Occhiena, madre di Don Bosco, nell’ambito delle celebrazione del fondatore dei salesiani in programma il 31 gennaio. A prendere la parola è la consigliera del PD Mariarita Morabito, apertamente contrariata dalla scelta dell’amministrazione,
“Non hanno fatto nulla di nuovo e intitolano l’esistente al “sacro”, scrive in un post sui social, attaccando la giunta che non ha creato nulla di nuovo ma avanza cambiando nomi alle piazze, al palasport ed ora anche alle sale del centro civico.
“Nessuna nuova biblioteca, nessun nuovo spazio, nessun investimento strutturale sulla cultura: prendono ciò che già c’è e lo rietichettano. Un’operazione simbolica, ma anche fuori luogo. Hanno fatto la stessa cosa col palazzetto intitolato a Salvador Allende”.
“Il Pertini, la nostra Casa dei Saperi, nasce e vive nel solco di una tradizione chiaramente laica. Porta il nome di Sandro Pertini, presidente della Repubblica, socialista, partigiano, antifascista, simbolo di uno Stato che tiene distinti il piano delle istituzioni da quello delle convinzioni religiose. Ed è proprio questo il punto”, scrive Morabito.
Lo Stato è laico e le istituzioni pubbliche, secondo la consigliera dem, dovrebbero custodire con attenzione il confine tra laicità e religiosità, anche quando il mondo religioso ha avuto un ruolo importante nel sociale e nell’educazione. “Il nostro Stato riconosce nella Costituzione il pluralismo religioso, ma il rispetto per la nostra religione non dovrebbe autorizzare a trasformare spazi civici e culturali comunali in luoghi di celebrazione confessionale, perché qualcun altro potrebbe un giorno avanzare una proposta di intitolazione di un’altra sala alla mamma di Maometto o alla mamma del Mahatma Ghandi. Per dire”.
“Stavolta soprassediamo all’imbarazzo, augurandoci che questo precedente non apra la strada a future intitolazioni sempre più arbitrarie e discutibili, dove il criterio non sia più il valore civico e universale delle figure ricordate, ma l’appartenenza, l’occasione o la convenienza politica del momento”, afferma Morabito.

