
Contro la paura e gli allarmi Cinisello torni a dialogare
di Andrea Catania
L’ordinanza di gennaio, che impone la chiusura anticipata di alcuni minimarket in via Libertà, è l’ennesima risposta tampone a un problema che la destra affronta con molti slogan e pochi risultati. Sia chiaro: il problema non sono le ordinanze in sé, che sono uno degli strumenti a disposizione di chi amministra. Ma dovrebbero essere misure eccezionali: quando diventano la norma, significa che la soluzione non è efficacie.
La destra governa Cinisello Balsamo da quasi otto anni. Eppure continua a comportarsi come se fosse ancora all’opposizione: cerca sempre un colpevole esterno, insegue il titolo sui social, promette soluzioni rapide che non producono effetti duraturi. Le ordinanze diventano così una scorciatoia comunicativa che non risolve le cause dei problemi, ma li sposta semplicemente da una zona all’altra, per poi vederli ripresentarsi dopo qualche mese. È comprensibile il disagio di molti cittadini: gli schiamazzi, il degrado in alcune aree, la fatica quotidiana di chi vive e lavora nei quartieri. Sono problemi reali, che non vanno né minimizzati né strumentalizzati.
Proprio per questo serve una visione più ampia e coerente. Come metodo, è essenziale un tavolo permanente che coinvolga comitati cittadini, commercianti, comunità straniere, parrocchie e associazioni, per definire insieme priorità e interventi. Occorre poi investire seriamente nel presidio sociale ed educativo, in particolare con educatori di strada, anche la sera e nei weekend, e con nuovi spazi di aggregazione: il disagio giovanile si previene intercettando i micro-conflitti e creando luoghi sani di incontro. È altrettanto fondamentale una strategia sul commercio di vicinato, grande assente di questi anni. Strade spente o con negozi che non generano relazioni e frequentazione alimentano il senso di insicurezza.
Ma servono politiche strutturate, non interventi spot: incentivi per la riqualificazione delle attività, regole chiare di decoro delle vetrine, sostegno a chi tiene vive e frequentate le strade, attenzione rivolta non solo a Piazza Gramsci ma anche alle altre vie e quartieri della città. Gli strumenti, fiscali e di bilancio, esistono. Resta il tema del presidio delle forze dell’ordine. Il Sindaco è silente ma dovrebbe chiedere al Governo, che gli è politicamente vicino, il rafforzamento degli organici assegnati alla città. E serve un vero “vigile di quartiere”, stabile e riconoscibile, che lavori a stretto contatto con residenti e attività locali. La sicurezza non si costruisce con ordinanze ripetute, ma con visione, responsabilità e attenzione concreta alla qualità della vita delle persone.


