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Metal detector, il sindaco leghista li vuole nelle scuole di Sesto

Metal detector nelle scuole superiori per contrastare la diffusione di coltelli e armi tra i giovanissimi. È la proposta rilanciata dal sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione alla Città Metropolitana di Milano chiedendo di valutare misure di controllo anche all’interno degli istituti superiori del territorio.

Il tema è quello, ormai ricorrente nel dibattito pubblico, della sicurezza e in particolare dell’allarme legato alla presenza di coltelli tra adolescenti. Di Stefano invoca “misure concrete”, citando esplicitamente l’ipotesi dei metal detector nelle scuole considerate più a rischio, da utilizzare nel rispetto delle norme e in coordinamento con le autorità competenti. Un passaggio che il sindaco definisce “indispensabile” per evitare che episodi di violenza diventino la normalità.

Il messaggio politico è chiaro e coerente con la linea seguita dall’amministrazione negli ultimi anni. La sicurezza viene posta come priorità assoluta, anche a costo di introdurre strumenti di controllo tipicamente associati a contesti emergenziali. Una scelta che intercetta le paure di molte famiglie, come sottolinea lo stesso sindaco evocando l’angoscia dei genitori che accompagnano i figli a scuola.

Resta però aperta la questione dell’efficacia e dell’impatto di una misura di questo tipo all’interno di luoghi educativi. L’idea di sottoporre studenti a controlli sistematici solleva interrogativi non solo organizzativi e giuridici, ma anche culturali. Il rischio è che la scuola venga percepita sempre più come uno spazio da sorvegliare, più che come una comunità da costruire.

Non a caso, nella parte finale del suo intervento, Di Stefano richiama anche il tema della responsabilità e dell’educazione alla legalità. Un passaggio che sembra riconoscere implicitamente come il problema non possa essere affrontato solo sul piano dei controlli. La diffusione delle armi tra i giovanissimi è un fenomeno complesso, che chiama in causa fragilità sociali, disagio e fallimenti educativi.

La proposta dei metal detector, dunque, appare più come un segnale politico che come una soluzione strutturale. Un segnale che parla alla pancia dell’opinione pubblica e rafforza il profilo securitario dell’amministrazione, ma che difficilmente, da solo, potrà incidere sulle cause profonde di un disagio che attraversa scuole e territori.

Redazione "La Città"

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