
I giovani sono il futuro che stiamo trascurando. Anche a Cinisello
di Daniela Gasparini
La memoria non è nostalgia. È responsabilità. Ho vissuto stagioni in cui essere giovani significava interrogare il mondo e provare a cambiarlo. Alla fine degli anni Settanta partecipai alla discussione del Piano Giovani, voluto dall’allora assessore Sergio Torsani: una stagione in cui la politica locale aveva il coraggio di porsi una domanda semplice e radicale insieme: che spazio diamo alle nuove generazioni?
Da giovane mamma ho vissuto l’esperienza del Centro Sociale Ariosto, una scuola lasciata libera dal calo delle nascite e “occupata”, sì, ma in accordo con la circoscrizione. Un luogo restituito alla città, oggi Parco Ariosto, gestito da Auser. Un esempio concreto di come il conflitto, se governato, possa generare bene comune.
Da assessora ho aperto il Centro di Aggregazione Giovanile di via Cilea (oggi sede della Polizia di Stato), poi altri due alla Crocetta e a Garibaldi, quest’ultimo multimediale, con sale prova per le band. I consultori erano un riferimento per l’educazione sessuale e la prevenzione, e con il Consorzio di formazione professionale si proseguiva l’impegno anche dopo la scuola dell’obbligo.
Ogni anno promuovevamo Scorribande per valorizzare musica e creatività giovanile; c’erano scambi con Praga e Rubí in Spagna, un’anticipazione dell’Erasmus. Aprimmo laboratori per preadolescenti e, infine, il Pertini, pensato come luogo di riferimento per tutti, ma soprattutto per i giovani.
Non ricordo queste esperienze per nostalgia. Le ricordo perché dimostrano una cosa semplice: un progetto per i giovani non nasce per caso. Nasce da una visione politica.
E allora oggi la domanda è inevitabile: qual è il progetto del Comune di Cinisello Balsamo per la generazione che vive sulla propria pelle l’incertezza del presente e del futuro? Viviamo in una società sempre più vecchia. Ma il futuro, che lo si voglia o no, sono i giovani.
Eppure la politica locale sembra fare fatica persino a riconoscerli come interlocutori. L’attuale maggioranza non ha voluto nemmeno accettare la proposta del Partito Democratico di istituire una Consulta dei Giovani: un gesto minimo, simbolico, ma fondamentale.
Nel frattempo il Paese si è mosso. Durante il governo guidato da Mario Draghi è stata modificata la Costituzione, introducendo la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Il Parlamento ha poi approvato una legge in attuazione del nuovo dettato costituzionale che introduce la Valutazione di Impatto Generazionale: ogni scelta pubblica dovrà interrogarsi sugli effetti che produce su chi verrà dopo.
Perché non applicare questo principio anche a livello locale? I Comuni sono il luogo dove le decisioni incidono davvero sulla vita quotidiana: urbanistica, spazi pubblici, scuole, mobilità, ambiente. Coinvolgere i giovani non è una concessione né uno slogan. È un dovere politico e costituzionale.
Serve un piano strategico per le nuove generazioni, fondato su partecipazione e responsabilità verso il futuro. Non iniziative episodiche, ma una visione. Lo dico da ex sindaca che ha visto molte stagioni passare: una città che non investe sui giovani non rinuncia solo a una politica sociale. Rinuncia al proprio domani. E questo, davvero, non possiamo permettercelo.
Cos’è la Valutazione di Impatto Generazionale
La Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) deriva dalla legge costituzionale n. 1/2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, introducendo la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.
La VIG richiede che le decisioni pubbliche valutino e rendano espliciti gli effetti delle scelte adottate nel medio e lungo periodo, evidenziando eventuali squilibri tra generazioni e motivando decisioni che trasferiscono costi ambientali, sociali o economici sul futuro.
Pur prevista a livello statale, la VIG è applicabile anche agli enti locali, poiché le politiche comunali in materia di urbanistica, ambiente, servizi e spesa pubblica incidono direttamente sulle condizioni di vita delle generazioni future.
E che cosa prevede
La Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) discende dalla revisione costituzionale introdotta con la legge costituzionale n. 1/2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, inserendo la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.
In attuazione di tali principi, il legislatore ha previsto l’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale come strumento di analisi preventiva delle politiche pubbliche, finalizzato a verificare gli effetti delle decisioni normative e amministrative nel medio e lungo periodo.
La VIG impone alle istituzioni pubbliche di:
– valutare l’impatto delle decisioni sulle generazioni future, in particolare in materia di ambiente, territorio, uso delle risorse, debito pubblico, istruzione e welfare;
– evidenziare eventuali squilibri intergenerazionali prodotti dalle scelte adottate;
– motivare in modo esplicito decisioni che comportano costi o vincoli trasferiti alle generazioni successive;garantire coerenza tra l’azione amministrativa e i principi costituzionali di sostenibilità e responsabilità intergenerazionale.
La Valutazione di Impatto Generazionale non costituisce un adempimento meramente formale, ma un criterio sostanziale di legittimità e qualità delle decisioni pubbliche, volto a rafforzare trasparenza, responsabilità e programmazione.
Sebbene prevista a livello statale, la VIG è pienamente applicabile anche alle politiche degli enti locali, in quanto le decisioni comunali in materia di urbanistica, ambiente, mobilità, servizi e spesa pubblica incidono direttamente sulle condizioni di vita delle future generazioni.

