
1924, Mussolini a Cinisello per la cittadinanza onoraria. Passerella di regime
Il 19 giugno 1923, accolto dalle autorità sulle note di Giovinezza e al grido “Viva Mussolini”, Benito Mussolini diventò cittadino onorario di Firenze. Quello fu uno dei primi conferimenti degni di nota. I riconoscimenti municipali iniziarono tra la tarda primavera e l’estate del 1923, in seguito all’annuncio di speciali provvedimenti in favore di Napoli: il previsto sviluppo del porto e la realizzazione della ferrovia Roma-Napoli, che prospettavano prosperità per il Mezzogiorno. Questo era il pensiero di molte municipalità della “Terra di Lavoro”, tra Campania, Lazio e Sannio, che gli conferirono la cittadinanza nel giugno 1923; seguì Napoli nel settembre 1924.
Poco dopo la marcia su Roma erano già state conferite le prime cittadinanze onorarie su iniziativa di Consigli comunali ormai fortemente fascistizzati, inserite nel contesto della repressione delle opposizioni e della promozione della figura del duce. Le elezioni amministrative 1922/1923 videro i fascisti ricorrere alla violenza e sfruttare appieno i vantaggi derivanti dal controllo delle strutture statali. Tra maggio e dicembre 1923 un’ondata di violenza squadrista travolse le superstiti Amministrazioni non fasciste portando al rovesciamento di 368 Consigli comunali, mentre nel 1924 furono sciolte altre 278 Assemblee.
L’attribuzione di titoli onorifici al duce rappresentò per i vincitori un modo di testimoniare il proprio successo; le celebrazioni raggiunsero il culmine con le manifestazioni bolognesi e perugine dell’ottobre 1923.
Alle elezioni politiche del 1924, grazie all’opera svolta da prefetti e camicie nere, il cosiddetto “listone nazionale” raccolse quasi il 65% delle preferenze, assicurando ai fascisti oltre i due terzi dei seggi alla Camera. Una maggioranza larga, ma non sufficiente a consegnare al presidente del Consiglio il pieno controllo del Paese. L’opposizione parlamentare, numericamente esigua, fu determinata nel denunciare violenze e brogli: compito di cui si fece carico il 30 maggio Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, assassinato da una squadra fascista il 10 giugno successivo.
Il conferimento delle cittadinanze onorarie iniziò a configurarsi come uno strumento di sostegno al Governo. Quella del 26 aprile a Roma in Campidoglio divenne oggetto di una precisa programmazione politica sotto la regia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giacomo Acerbo, che il 7 maggio invitò i prefetti a premere sulle Amministrazioni locali affinché ne comprendessero l’alto significato. L’operazione fu smascherata da Il Mondo, il quotidiano di Giovanni Amendola e Andrea Torre, tra le più importanti voci di critica al fascismo, che mise in evidenza il tentativo di creare un consenso fittizio attorno al Governo. La denuncia, ripresa dalle principali testate, l’Avanti!, La Stampa, il Corriere della Sera, non riuscì ad arrestare l’operazione. Agli inizi di luglio del 1924 erano quasi 7.000 i Comuni che avevano conferito la cittadinanza a Mussolini, pari a circa l’80%.
Utile a evidenziarne il carattere coercitivo fu il caso di Genova, retta da un’Amministrazione sopravvissuta ai tentativi di fascistizzazione. A maggio 1924 la proposta di un consigliere fascista di conferire la cittadinanza onoraria incontrò la ferma opposizione del sindaco Federico Ricci e della maggioranza consiliare. Nel giro di poco la vicenda portò alle forzate dimissioni di Ricci e dell’intera Amministrazione, consentendo così l’immediato conferimento. Il fatto sollevò un notevole clamore, alimentato dalle residue testate antifasciste. Il caso di Genova rende evidente il carattere coatto e la funzione strumentale dei provvedimenti. Inoltre, la vicenda conferma quanto opprimente fosse già il controllo del potere politico, nonché quanto variegate fossero le forme di violenza. Le cittadinanze mussoliniane costituiscono testimonianze eloquenti della presa soffocante esercitata dal fascismo in ogni angolo del Paese.
Anche Cinisello concesse la cittadinanza onoraria al duce. Domenica 5 ottobre 1924 era fissata al Campo d’Aviazione Clerici la IV edizione della Coppa Baracca, una competizione aeronautica nel corso della quale era prevista la partecipazione di Mussolini. La manifestazione subì un rinvio a causa delle condizioni meteorologiche e per la pericolosità della pista di decollo, allagata dalle abbondanti piogge dei giorni precedenti. Lasciato il Campo di Aviazione e la Breda, il duce si recò a Cinisello. La città era imbandierata per l’occasione; al Palazzo comunale lo attendevano i membri della Giunta, i consiglieri comunali e il sindaco Emilio Baj Macario. Quest’ultimo, già sindaco dal 1910 al 1920, era stato rieletto nel 1923, affiancato da una Giunta al cui interno spiccavano i nomi di alcuni fascisti. Infatti, in occasione delle elezioni, il locale Partito Popolare aveva concordato con i fascisti la presentazione di una lista comune in contrapposizione a socialisti, socialisti unitari e comunisti. Come ricordavano alcuni testimoni, Mussolini raggiunse a piedi il municipio fra due ali di folla plaudente. La piazza antistante il Comune era gremita da una moltitudine composta anche da bambini delle scuole e degli asili. Il sindaco rivolse al duce queste parole: “Eccellenza, è con senso di orgoglio e di viva commozione che io assolvo l’onorifico incarico di consegnarvi l’attestazione della cittadinanza onoraria di Cinisello. Certo di fronte agli atti compiuti dalle grandi metropoli che vi hanno voluto loro cittadino, dinanzi al ricordo che voi siete cittadino di Roma, il tributo di questa borgata impallidisce e scompare. Ma io so che voi, signor presidente, non misurate gli atti dalla solennità e grandezza quanto dall’amore e dalla passione di chi li compie. E questo amore e questa passione di umili sono vivi in noi e voi li sentite qui in questo paese a nessuno secondo nel ricordo e nel sacrificio per la Patria, che ha dato largamente alla guerra il sacrificio dei suoi figli. Abbiamo voluto dirvi che riconosciamo in voi l’assertore dei diritti della Nazione e della dignità del popolo italiano, il valorizzatore della nostra vittoria, il nemico inflessibile di ogni attentato alla grandezza e al decoro della Patria, il rivendicatore dell’esercito glorioso, la guida e la fiamma della nostra gioventù … ma insieme anche il nostro augurio che possiate guidare tra le tempeste a sicuro porto la nave d’Italia, che possiate compiere i destini della Nazione a voi affidata”.
Da lì a poco la situazione si inasprì, a gennaio del 1925 Mussolini instaurò un regime totalitario. Quella delle cittadinanze onorarie era stata la prima strategia per creare consenso. Come afferma lo storico Emilio Gentile, il mito del duce fu in seguito un potente strumento di propaganda e mobilitazione che permise al dittatore di trasformare il movimento fascista in un regime totalitario.
Per approfondire: M. Borri, Il cittadino d’Italia; Patria Indipendente 02/06/23; E. Meroni, Antifascismo e Resistenza a Cinisello Balsamo. Fotografia: 1929, Mussolini e Italo Balbo al Campo d’Aviazione Clerici (Arch.Breda).


