Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

La città leghista insicura. La legge “anti-maranza” e la propaganda

In queste ore gira un comunicato stampa firmato dalla Lega di Cinisello Balsamo che annuncia una raccolta firme a favore di una legge che sarà discussa in parlamento, presentata dal gruppo del carroccio alla Camera, definita dagli stessi leghisti “legge anti-maranza”. Il sindaco Giacomo Ghilardi, in odore di candidatura parlamentare, si è messo subito alla testa dell’iniziativa che non mancherà di aprire nuove polemiche.

Il disegno di legge in realtà non è altro che una stretta ulteriore dei requisiti necessari ai cittadini di origine straniera per ottenere la cittadinanza italiana. Prevede l’allungamento dei tempi per la concessione della cittadinanza, requisiti più stringenti in materia di integrazione, la revoca della cittadinanza in caso di condanne e altre cosette ad alto tasso di civiltà giuridica.

E qui sorgono spontanee alcune considerazioni. La prima, la più lampante riguarda il metodo politico. Come dice il comunicato del carroccio, la legge sta per essere calendarizzata per la discussione in aula. E allora, si domanda anche uno che mastica poco di procedure istituzionali, che senso ha raccogliere le firme se poi non servono a nulla? E’ ovvio che ci troviamo nel campo dove il populismo della destra dà il meglio di sé e i gazebo leghisti, che raccoglieranno le firme, serviranno a rafforzare ancor di più il senso di insicurezza e rabbia che serpeggia in una parte della cittadinanza.

“A Cinisello Balsamo, come in molti comuni della prima cintura milanese, si registra la presenza di gruppi che creano disagio in alcuni quartieri e nelle vie del centro, con atteggiamenti aggressivi, mancanza di rispetto delle regole ed episodi di microcriminalità”, afferma la Lega. Eppure la stessa Lega governa la città dal 2018 e sembra evidente che infinte ordinanze per la sicurezza, emanate dal sindaco in tutti questi anni, non abbiano dato i risultati sperati.

Ma la responsabilità, termine sconosciuto in casa leghista, non è mai di chi è al governo: “I sindaci fanno la loro parte, – affermano dal carroccio – ma spesso non basta. Le ordinanze su orari e controlli, come nel caso dei mini market aperti h24,  vengono frequentemente sospese, limitando l’efficacia dell’azione amministrativa e lasciando spazio a situazioni di degrado e illegalità”.

E allora via con una nuova legge, che sia un dispositivo durissimo però, che restringa i requisiti per la cittadinanza e che di fatto equipari finalmente e senza più ambiguità, immigrazione a criminalità.

Perché è chiaro ormai a tutti che il termine “maranza”, assai abusato, indichi per la maggior parte del pubblico quei giovanotti di origine nord-africana, ma quasi tutti nati in Italia, che popolano le periferie urbane e finiscono spesso al centro di episodi di micro-criminalità. Tuttavia tra quei ragazzi, così vistosi ed esuberanti da farci paura anche quando non commettono alcun reato, ci sono anche ragazzotti italiani. Li vediamo tutti, ma nessuno o quasi ricorda di sottolinearlo.

E quindi risulta difficile, almeno per essere un po’ meno approssimativi di così, infilare nei cosiddetti maranza soltanto la categoria dei nord-africani. Anche perché, se i leghisti si fossero presi la briga di studiare qualcosa, il termine maranza non deriva da marocchino, come si potrebbe intendere per allitterazione, ma piuttosto dall’antico neologismo “tamarranza”, già in voga negli anni ’80. In quel periodo di nord africani in giro ce n’erano davvero pochi. A far casino erano gli italiani. Se non ricordo male.

Fabrizio Vangelista

Giornalista, scrittore. Direttore de La Città

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