Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Negozi di vicinato, un dibattito che merita più studio e meno slogan

di Daniela Gasparini

Leggo con un certo stupore di essere ancora chiamata in causa dal vice-sindaco Berlino, a dodici anni dalla fine del mio mandato, come responsabile delle difficoltà del commercio di vicinato a Cinisello Balsamo. Il vicesindaco e assessore al commercio mi accusa di aver favorito l’insediamento di grandi centri commerciali che avrebbero messo in crisi il commercio di prossimità. 

È un’accusa semplicemente infondata, e chi ricopre incarichi pubblici dovrebbe avere il dovere di verificarne la correttezza prima di formularla. L’unico centro commerciale presente a Cinisello Balsamo Il Gigante risale agli anni Novanta e fu autorizzato dalla giunta Lio, quando il PDS era all’opposizione, così come AUCHAN adesso chiuso da una decina d’anni. 

Durante i miei mandati da sindaca, al contrario, ho cancellato previsioni urbanistiche per 148.000 metri quadrati, di cui circa la età a destinazione commerciale…la famosa Coop. È un dato oggettivo, documentabile, che dice esattamente l’opposto di quanto oggi viene raccontato.

Detto questo, credo sinceramente che il problema del commercio di vicinato non si spieghi solo – e forse nemmeno principalmente – con la presenza delle medie e grandi superfici di vendita. Anche se con una bacchetta magica a Cinisello Balsamo fossero cancellati tutti i centri commerciali, i negozi di prossimità continuerebbero a soffrire, per ragioni strutturali che andrebbero affrontate con serietà sapendo che non essendo Cinisello un’isola i cittadini andrebbero in centri commerciali dei comuni vicini

Ne indico alcune:

   •   una densità eccessiva di mercati rionali: praticamente uno al giorno, che sottrae domanda ai negozi stabili senza una regia complessiva;

   •   un reddito medio molto basso, che spinge una parte consistente della popolazione verso luoghi dove “costa meno”, indipendentemente dalla qualità urbana o commerciale;

   •   la mancanza di funzioni economiche nel centro città: uffici, piccole imprese, servizi avanzati che farebbero vivere il centro città durante il giorno e genererebbero domanda stabile;

  • il Pertini, la Villa Ghirlanda il Museo, l’arena estiva sono punti di attrazione che dovrebbero essere gestiti come sistema per attrarre pubblico. Con negozi aperti alla domenica….Una informazione unica, iniziative almeno di scala metropolitana. Le persone vanno là dove c’è attrattività. Vedi Monza è tutta pedonalizzata e attorno ha centri commerciali, ma l’isola pedonale funziona.  Non è certo la metrotranvia il problema e la parziale pedonalizzazione 

   •   una qualità urbana complessiva in calo, che rende poco attrattivo investire e aprire nuove attività.

Le zone pedonali sono diventate in tutte, le città che le hanno fatte centri commerciali naturali, per questo ho sempre pensato che bisognava ricollocare il palazzetto in luogo più idoneo per poter realizzare un parcheggio interrato sotto tutta l’area comprendendo anche il parcheggio di via Muso per migliorare l’offerta commerciale e creare opportunità per piccole imprese, nuove professioni, centri di ricerca. 

C’è poi un tema che incide molto: l’immagine della città verso l’esterno.

Un’amministrazione che costruisce consenso elettorale sul tema sicurezza e che per valorizzare retate, daspo, etc. comunica costantemente problemi che dovrebbe risolvere ma non pubblicizzare, finisce per restituire all’esterno l’immagine di una città insicura e litigiosa. Non è un dettaglio. Chi investe, chi apre un’attività, guarda anche a questo.

Suggerirei, prima di continuare a rimpallarsi responsabilità, di tornare a studiare.

Nel 1998, l’Istituto Gatti realizzò un’analisi approfondita sulla situazione delle imprese locali a Cinisello Balsamo. Da quello studio emergeva con chiarezza che la qualità urbana era uno dei fattori decisivi per attrarre investimenti e sostenere l’economia locale.

Guardandomi oggi intorno, faccio fatica a riconoscere quella qualità. Il commercio di vicinato non si sostiene con bandi episodici o con le luminarie, ma con una visione urbana integrata, che tenga insieme redditi, funzioni della città, spazio pubblico, mobilità, immagine, sicurezza reale e non urlata.

Redazione "La Città"

Articolo precedente

Mussolini resta cittadino onorario di Cinisello. Così ha deciso la destra

Articolo successivo

Sesto alla prova del bilancio. Il PD: “28 proposte contro il declino”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *