Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

“Periferia ribelle”: il grido dei quartieri per la giustizia sociale

Sabato 13 dicembre 2025 centinaia di cittadini hanno attraversato il nord Milano chiedendo investimenti sui servizi e dignità per chi abita le periferie.

Un fiume di persone ha attraversato sabato 13 dicembre le strade che collegano Sesto San Giovanni a Cinisello Balsamo. Non una semplice manifestazione, ma un grido corale che ha riempito le vie di due città simbolo del nord Milano: territori precari, popolari, dove la crisi dei servizi pubblici si sente ogni giorno sulla pelle delle famiglie.

Il corteo, organizzato dall’Assemblea Nord Milano, è partito dopo le 14:00 da Piazza 1° Maggio e ha attraversato viale Gramsci, via Campari, via Casiraghi, fino a raggiungere Cinisello attraverso via Stalingrado, via Lincoln e via Robecco, concludendosi simbolicamente al PalaAllende.

I temi: casa, sanità, istruzione

Al centro della mobilitazione, le questioni che toccano la vita quotidiana di migliaia di abitanti: il diritto alla casa, l’accesso ai servizi sanitari territoriali, la qualità dell’istruzione pubblica. “Soldi ai quartieri, non alla guerra” recitava uno degli slogan, sintetizzando una rivendicazione chiara: redistribuire le risorse verso chi ne ha più bisogno.

Il nord Milano vive da anni un paradosso: territori densamente popolati, con un tessuto sociale attivo e lavoratore, ma con redditi medi tra i più bassi dell’area metropolitana. Cinisello Balsamo, in particolare, risulta tra i comuni milanesi con il reddito medio annuo più basso, nonostante la presenza di una popolazione prevalentemente lavoratrice e di famiglie giovani.

I manifestanti hanno denunciato la chiusura progressiva di servizi essenziali: sportelli per la ricerca del lavoro smantellati proprio quando l’occupazione precaria cresce, presidi culturali che chiudono i battenti, il Consultorio di Sant’Eusebio lasciato andare senza alternative concrete per le famiglie del quartiere. Al tempo stesso, sono aumentati gli investimenti in videosorveglianza e i provvedimenti di DASPO urbani, come se la sicurezza potesse nascere dalla repressione invece che dall’inclusione sociale.

La questione abitativa al centro

Tra i temi più sentiti, l’emergenza abitativa. Gli organizzatori hanno ricordato episodi concreti che segnano la vita di questi territori: famiglie con minori sistemate in alloggi ALER privi di servizi essenziali, l’assenza ancora oggi di un regolamento chiaro per gli alloggi di emergenza SAT, lo sgombero di spazi sociali come quello avvenuto nel febbraio 2023 che ha privato il territorio di luoghi di aggregazione e solidarietà.

Vogliamo che i nostri quartieri tornino a essere luoghi di solidarietà, non di esclusione“, hanno sottolineato gli organizzatori. Un richiamo all’importanza dei servizi di prossimità, degli sportelli di aiuto, di quegli spazi di comunità che rendono una periferia un luogo vivibile e non solo un dormitorio.

Il mercato degli affitti è diventato insostenibile anche per il ceto medio, mentre mancano politiche pubbliche efficaci di sostegno all’emergenza abitativa. Nel frattempo, su vecchie aree industriali dismesse sorgono nuovi centri commerciali invece di progetti di edilizia popolare o spazi per il commercio di prossimità che diano vita ai quartieri.

Memoria e futuro: il PalaAllende come simbolo

Non è casuale che la manifestazione si sia conclusa al PalaAllende di Cinisello Balsamo. Quella struttura, intitolata al presidente cileno Salvador Allende, rappresenta un pezzo di memoria storica di questi territori: un ricordo delle lotte operaie, della solidarietà internazionale, dei valori antifascisti che hanno costruito l’identità del nord Milano.

Proprio la difesa della memoria storica è stata un altro tema forte del corteo. In un momento in cui si moltiplicano tentativi di revisionismo, con proposte di intitolazioni controverse, i partecipanti hanno rivendicato l’importanza di preservare l’identità antifascista e solidale di queste comunità.

Una mobilitazione nel giorno della memoria

La scelta della data non è stata casuale: sabato 13 dicembre, all’indomani dell’anniversario della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Una connessione con la memoria collettiva, un modo per ribadire che lottare per i diritti sociali significa anche difendere la democrazia e la giustizia.

Il corteo ha attraversato luoghi simbolo della storia industriale del territorio: da via Gramsci, cuore della Sesto operaia, fino alle vie di Cinisello che ancora portano i segni della trasformazione urbana. Un percorso che è stato anche un racconto di cosa sono oggi le periferie metropolitane: luoghi di sfide, ma anche di possibili rinascite.

Una nuova generazione in piazza

A colpire, tra i partecipanti alla manifestazione, è stata la presenza massiccia di giovani e giovanissimi, molti dei quali figli di famiglie di origine straniera, ragazze e ragazzi di seconda generazione cresciuti in questi quartieri. Volti che raccontano il cambiamento demografico e sociale del nord Milano, una composizione multiculturale che non è solo dato statistico ma realtà viva delle scuole, delle associazioni sportive, dei centri di aggregazione.

È un segnale importante: al di là della narrazione che troppo spesso dipinge le periferie come luoghi di abbandono e rassegnazione, emerge una generazione politicamente sveglia, capace di leggere le contraddizioni del proprio territorio e di articolare rivendicazioni precise. Giovani che non accettano passivamente l’impoverimento dei servizi, che rivendicano spazi di partecipazione, che costruiscono reti di solidarietà.

Una generazione che merita ascolto e attenzione, perché nei temi che solleva e nella sensibilità che esprime si legge il futuro possibile di queste comunità. Un futuro che passa necessariamente dal riconoscimento della dignità di chi vive in periferia e dalla costruzione di politiche inclusive che sappiano rispondere ai bisogni reali delle persone.

Un territorio che non si arrende

Il corteo del 13 dicembre ha mostrato che nel nord Milano esiste una comunità attiva, plurale, intergenerazionale, pronta a mobilitarsi per difendere la dignità dei propri quartieri. Una periferia che non accetta di essere marginalizzata, che rivendica il diritto a servizi pubblici di qualità, a spazi di socialità, a politiche che mettano al centro le persone e non il profitto.”Vogliamo quartieri vivi, solidali, dove nessuno sia lasciato indietro“, hanno ribadito gli organizzatori. Un messaggio semplice ma potente: le periferie non sono un problema, sono una risorsa. E hanno diritto a essere ascoltate.

Martino Iniziato

Martino Iniziato

Cinisellese, collabora con La Città dal 2010.

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