
Ramy e l’ambrogino ai carabinieri, anche Ghilardi nella mischia
La scintilla è partita da Milano, durante la cerimonia dell’Ambrogino d’Oro. Il consigliere comunale di Europa Verde, Tommaso Gorini, si è presentato indossando una maglietta con il volto di Ramy Elgaml, il giovane morto durante un inseguimento con una pattuglia dei Carabinieri. Un gesto pensato per ricordare una vicenda ancora aperta in sede giudiziaria e per esprimere dissenso verso la decisione di assegnare l’Ambrogino al Nucleo Radiomobile dei Carabinieri.
Il sindaco di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi, ha raccolto la provocazione e dalla sua pagina Facebook ha attaccato il consigliere definendo la scelta irrispettosa e inadatta, assicurando che sarà sempre dalla parte delle forze dell’ordine. Un intervento che ha immediatamente generato reazioni, tra cui quella dura di Alleanza Verdi Sinistra Cinisello Balsamo.
Nel comunicato diffuso ieri, AVS contesta quella che definisce una postura poco lucida del primo cittadino. Secondo il gruppo politico, affermare di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine rischia di trasformarsi in una formula che evita ogni riflessione sulle contraddizioni del presente e sulle pagine più dure della storia repubblicana. Ricordano che volere giustizia per Ramy non significa schierarsi contro chi indossa una divisa e che il tema non dovrebbe essere ridotto a un aut aut.
Per AVS, difendere il lavoro delle forze dell’ordine significa pretendere che questo si svolga dentro il perimetro della legalità, la stessa che vale per ogni cittadino. Una condizione che, nella loro visione, tutela proprio gli agenti perché li sottrae al sospetto che il ricorso alla forza possa trasformarsi in abuso. Il comunicato cita casi che nel passato hanno segnato il Paese e che hanno imposto domande rimaste spesso sospese. Carlo Giuliani, Stefano Cucchi e oggi Ramy Elgaml. Tre vicende diverse, accomunate dal fatto di essere diventate simboli di un dibattito mai chiuso.
La politica locale, intanto, sembra scivolare verso una contrapposizione identitaria. Da una parte chi difende il gesto simbolico della maglietta come richiamo alla necessità di attendere l’esito delle indagini senza scolpire ruoli e responsabilità in anticipo. Dall’altra chi legge quel gesto come una mancanza di rispetto verso un corpo premiato dalla città per il suo servizio.
Resta sullo sfondo la domanda che divide. È possibile stare dalla parte delle forze dell’ordine e allo stesso tempo dalla parte di chi chiede giustizia per Ramy? Per AVS la risposta è sì. Una risposta che mette al centro la legalità come principio che non fa distinzioni e che, proprio per questo, dovrebbe unire invece di alimentare nuove fratture.
In attesa che la magistratura chiarisca cosa sia accaduto quella notte, il dibattito torna a ricordare che la fiducia nelle istituzioni non si rafforza evitando le domande ma affrontandole. Anche quando mettono a disagio. Anche quando dividono. Milano e il suo hinterland si ritrovano ancora una volta a discuterne, tra memoria, simboli e responsabilità pubbliche.


