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Stazione e Città della Salute: i cantieri infiniti che bloccano Sesto

di Andrea Maffezzoli
Articolo tratto dal periodico Nuova Sesto

C’era una volta la Stazione FS di Sesto San Giovanni, quella “a ponte”, simbolo della città che si ricuce, che guarda al futuro, che unisce due parti storicamente divise dai binari. Doveva essere pronta nel dicembre 2025, ma a giudicare dai lavori, forse sarà pronta nel dicembre… di un altro decennio.

Il nuovo ponte pedonale, che avrebbe dovuto diventare il cuore pulsante del collegamento tra le due parti della città, è oggi praticamente allo stesso punto di un anno fa. Anzi, a ben guardare, è un ponte che collega il nulla: da una parte una zona di cantiere, dall’altra un’area lasciata completamente allo sfascio, dove forse solo qualche pianta coraggiosa — e qualche povero lavoratore dei cantieri vicini in pausa pranzo — osa resistere.

Nel frattempo, però, attorno al cantiere pubblico, i grattacieli privati crescono come funghi dopo la pioggia. Cemento e vetro che si alzano rapidi, mentre l’opera pubblica resta immobile. È il paradosso perfetto della Sesto di oggi: dove c’è interesse privato, tutto corre; dove dovrebbe crescere un’infrastruttura per tutti, tutto ristagna.

E poi c’è la Città della Salute, l’altro grande sogno della rinascita sestese. Lì dove doveva sorgere un polo di ricerca e cura di eccellenza, oggi si apre uno scenario quasi da film post-apocalittico: scavi, terreni recintati, macchinari fermi e un silenzio irreale. Il tempo passa, ma nulla si muove. E mentre Regione e Comune si rimpallano responsabilità, la promessa di sviluppo e lavoro che accompagnava il progetto si dissolve giorno dopo giorno, come la polvere sui cantieri.

Di fronte a tutto questo, l’amministrazione comunale sembra vivere in una realtà parallela, più impegnata a tagliare nastri per interventi marginali che a pretendere risposte sui veri nodi della città. Forse perché chiedere conto alla Regione (guarda caso della stessa parte politica) non è elegante, o forse perché è più semplice raccontare che “va tutto bene” piuttosto che ammettere che i grandi progetti pubblici sono in alto mare.

Intanto i cittadini aspettano. Aspettano di poter attraversare una stazione moderna e accessibile, di vedere nascere un quartiere vivo attorno alla Città della Salute, di riconoscere in Sesto una città che mantiene le promesse.

Ma l’attesa, si sa, logora. E la pazienza dei sestesi non è infinita. Servono trasparenza, cronoprogrammi veri, un controllo serio sui lavori, e soprattutto la volontà politica di difendere l’interesse pubblico davanti ai colossi privati e all’inerzia delle istituzioni superiori.

Sesto merita di più di un ponte che collega due deserti. Merita di più di cantieri eterni e promesse sospese. Merita un’amministrazione che lavori per ricucire davvero la città — non solo nelle slide dei convegni, ma nella vita di tutti i giorni.”

Redazione "La Città"

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