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Crollo dei negozi a Cinisello, “niente alibi, la giunta è senza strategia”

I nuovi dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio offrono un quadro poco rassicurante per il commercio di prossimità. Nel 2024 Cinisello Balsamo risulta tra i comuni italiani con la densità commerciale più bassa e le proiezioni indicano un ulteriore calo stimato nel 13,7 per cento entro il 2035.

Secondo Andrea Catania, segretario del Partito Democratico cittadino, ogni negozio che chiude rappresenta molto più di un’attività che scompare. È una luce che si spegne, con strade meno vivaci e meno sicure, meno servizi per chi si muove con difficoltà e meno occasioni di relazione tra le persone.

Negli ultimi dieci anni il settore è cambiato in profondità. Le abitudini di consumo si sono trasformate, l’e-commerce ha guadagnato terreno e i costi fissi sono aumentati. Di fronte a questo scenario, osserva Catania, servono strumenti nuovi e la capacità di leggere la realtà per programmare il futuro. Un fenomeno nazionale non può diventare un alibi per le amministrazioni locali.

A Cinisello, denuncia il segretario dem, nonostante oltre un milione di euro messi a disposizione negli anni passati, non è stata definita una strategia capace di sostenere davvero il commercio di quartiere. Le risorse sono state distribuite senza una visione, i bandi si sono rivelati complicati, le iniziative si sono limitate a momenti estemporanei buoni solo per qualche fotografia. Una situazione che rende difficile invertire la tendenza.

Per Catania servirebbe l’esatto contrario. Un piano solido, fondato su dati affidabili e costruito insieme alle associazioni dei commercianti, realtà presenti e desiderose di lavorare per il futuro della città.

Le possibili leve da attivare non mancano. Un sostegno pubblico dedicato agli affitti. Percorsi di formazione per aiutare i negozi a innovare e restare competitivi. Una rete locale delle consegne pensata soprattutto per anziani e persone fragili. Bandi mirati per favorire nuove aperture nei settori mancanti e nelle zone più deboli, premiando le idee capaci di portare qualità. Collaborazioni con il terzo settore per trasformare alcuni esercizi commerciali in punti di prossimità e servizi.

Non esiste una ricetta che risolve tutto, conclude Catania, ma deve esistere la volontà di costruire soluzioni concrete. Ciò che non si può più accettare è l’immobilismo di un’amministrazione che punta su iniziative di immagine mentre la città perde attività, sicurezza e vivibilità.

Redazione "La Città"

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