
M5 verso Monza: Ghilardi corre ai ripari, ma la toppa è peggio del buco. Ecco perchè.
Il primo cittadino di Cinisello annuncia “un altro passo avanti” dopo il nostro articolo sui tagli alle metropolitane. Ma i numeri dicono altro: 10 milioni stanziati su 589 di extra-costi, 100 milioni ancora mancanti, decreti ministeriali attesi da giugno che non arrivano, cantieri promessi per il 2027 (anno elettorale) senza che sia stato completato l’iter. Dopo 10 anni al governo, con Regione e Ministero dello stesso colore politico, Ghilardi conferma la sua incapacità di portare a casa risultati concreti.
La risposta in affanno
Pochi giorni dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla legge di bilancio 2026 e i suoi effetti sul Nord Milano, il sindaco di Cinisello Balsamo Giacomo Ghilardi è corso ai ripari con un post su Facebook. “Altro passo in avanti per la M5“, ha annunciato il primo cittadino leghista, cercando di stemperare le preoccupazioni sollevate dalla nostra analisi.
Il problema è che i dettagli del post confermano esattamente quello che avevamo documentato: in questo momento il prolungamento della M5 verso Monza è un progetto fragile, sottofinanziato e sempre più lontano. Di seguito vi spieghiamo perché.

Dieci milioni contro seicento: la matematica non mente
Ghilardi annuncia che la Regione Lombardia ha stanziato “ulteriori 10 milioni di euro” per il prolungamento della M5, portando il contributo regionale totale a 293 milioni. Una cifra che, sulla carta, potrebbe sembrare significativa. Ma basta confrontarla con i numeri reali per capire che si tratta di briciole.
Come documentato dal Giorno, il progetto del prolungamento M5 da Bignami a Monza ha accumulato 589 milioni di euro di extra-costi rispetto alle stime iniziali del 2015. Il progetto era stato finanziato con 1,3 miliardi di euro, ma oggi servono 580 milioni in più.
Il Comune di Milano ha fatto la sua parte: a luglio ha deliberato di dirottare 406,5 milioni inutilizzati dal progetto M4 verso Segrate e altri 70 milioni dal deposito della M1, per un totale di circa 476 milioni. La Regione ora aggiunge 10 milioni. Mancherebbero circa 100 milioni dal Ministero, che però non arrivano.
Facciamo i conti: su 589 milioni di extra-costi, ne sono stati recuperati circa 486. Restano da coprire circa 100 milioni e, soprattutto, mancano i decreti interministeriali che dovrebbero sbloccare i fondi ministeriali. Decreti attesi da giugno 2025, che ancora non arrivano. Non è un passo avanti. È l’ennesimo annuncio su un’opera che resta sospesa.
L’obiettivo del 2027: più elettorale che infrastrutturale
Il sindaco Ghilardi annuncia con enfasi l’obiettivo: “inizio lavori luglio 2027, fine lavori marzo 2033“. Una data precisa, che dovrebbe trasmettere certezza e concretezza. Ma chi conosce anche solo le basi della realizzazione di grandi opere infrastrutturali sa che mancano due dettagli fondamentali: il progetto esecutivo e le gare d’appalto.
Per far partire un cantiere di questa portata servono:
- Progetti esecutivi approvati da tutti gli enti coinvolti
- Finanziamenti certi e disponibili, non solo annunci di stanziamenti
- Una fase progettuale molto più avanzata di quella attuale
- Gare d’appalto completate e appaltatori selezionati
Di tutto questo, nel post di Ghilardi, non c’è traccia. Solo una data: luglio 2027.
Non è un caso che si tratti di un anno particolare. Il 2027 dovrebbe essere l’anno delle elezioni politiche e regionali (in anticipo di un anno). Ghilardi, che ha ambizioni di carriera oltre i confini di Cinisello, sa benissimo che presentarsi come “colui che ha realizzato la M5” può valere molti voti.
Ma promettere cantieri senza progetti esecutivi è come promettere una casa senza averne ancora disegnato le fondamenta.
Siamo seri: saremo felici di essere smentiti, ma se si tiene conto che siamo a fine 2025, per quelli che sono i tempi e le complessità che gare d’appalto di questo tipo richiedono, ci pare già al quanto probabile ora che tra un anno e mezzo (luglio 2027) ci saranno le condizioni per il reale avvio dei cantieri.
Lo “sforzo economico” del MIT: tutto da dimostrare
Il sindaco cita “un’ulteriore importante sforzo economico da parte del MIT sui fondi statali” assicurato dal ministro Salvini. Bene. Ma dove sono questi fondi? Quando arriveranno? Con quale copertura di bilancio?
La realtà è che mancano i decreti interministeriali che dovrebbero sbloccare i fondi ministeriali. Come denuncia il comitato Hq Monza in una lettera (ironica ma seria) indirizzata a Babbo Natale: “È da giugno che li aspettiamo e non vengono promulgati“.
Il comitato civico monzese ha ragione: “Capiamo che il ministro delle Finanze è molto impegnato con il bilancio, mentre quello delle Infrastrutture con il ponte sullo Stretto. Ma questo prolungamento della metropolitana è fondamentale nell’area più densamente abitata d’Italia“.
I fondi ci sarebbero: il ministro ha detto che sono recuperabili da fondi inutilizzati, e il ministro delle Finanze ha promesso di integrare fino a 300 milioni se necessario. Ma servono le firme. Servono i decreti. E questi, da giugno, non arrivano.
Parlare di “importanti sforzi economici” quando i decreti che dovrebbero sbloccare i fondi sono fermi da cinque mesi è solo propaganda. La legge di bilancio 2026 che abbiamo analizzato prevede tagli di 80 milioni di euro complessivi alle metropolitane di Roma, Napoli e Milano, mentre stanzia 1,3 miliardi per il solo 2026 per il ponte sullo Stretto di Messina.
La conferma della fragilità
Chi legge il post di Ghilardi con gli strumenti dell’analisi politica capisce che il sindaco sta confermando, involontariamente, esattamente quello che avevamo denunciato: il prolungamento della M5 è un progetto fragile, definanziato e sempre più lontano.
I segnali sono evidenti:
mancanza di trasparenza sui numeri: nessuna indicazione precisa su come verranno coperti i 589 milioni di extra-costi (10 milioni della Regione + circa 476 dal Comune di Milano, ma restano 100 milioni da sbloccare)
- decreti ministeriali fermi da giugno: i fondi ministeriali esisterebbero ma servono le firme, che da cinque mesi non arrivano nonostante le promesse
- obiettivitemporali poco credibili: promettere cantieri per il 2027 quando mancano ancora decreti per sbloccare i fondi è propaganda elettorale, non pianificazione infrastrutturale
- comunicazione difensiva: il tono del post (“altro passo in avanti”) è quello di chi cerca di rassicurare dopo essere stato colto in difetto, non di chi può vantare risultati concreti
La postura comunicativa è rivelatrice. Non si annuncia un’opera compiuta, non si mostrano decreti firmati, non si citano capitoli di bilancio sbloccati. Si parla per vaghe promesse e generici “sforzi”. È la comunicazione tipica di chi non ha carte solide da giocare e cerca di guadagnare tempo.
Sette anni al governo, zero risultati sulla M5
Il dato più imbarazzante è che Giacomo Ghilardi governa Cinisello Balsamo dal 2018. Sette anni in cui Ghilardi ha avuto una decade di allineamento politico perfetto tra Comune, Regione e (negli ultimi anni) Governo. Una condizione che avrebbe potuto garantire il massimo della sinergia istituzionale. Eppure la M5 verso Monza è ancora sulla carta.
Cosa ha prodotto questo decennio di “continuità politica”? Un ridicolo progetto di sbinamento verso Bresso, che non ha mai avuto nessuna reale possibilità di realizzazione e ha fatto perdere tempo prezioso, annunci, rinvii, extra-costi e, ora, un post su Facebook che promette cantieri per il 2027 senza avere nemmeno i progetti pronti.
Il confronto è impietoso: mentre Salvini stanzia 1,3 miliardi nel 2026 per il ponte sullo Stretto (e riceve parere negativo dalla Corte dei Conti), per la M5 si trovano solo 10 milioni in più.
Noi non facciamo il tifo per il fallimento
Sia chiaro: noi non facciamo il tifo per il fallimento del prolungamento della M5. Al contrario, questa infrastruttura è strategica per il Nord Milano. La fermata di Cinisello-Monza/Bettola sarebbe un hub fondamentale, punto di interscambio tra M1 e M5, oltre che con A4, A52 e SS36.
Per territori con alti livelli di vulnerabilità sociale come Cinisello e Sesto, l’accesso efficiente a Milano significa opportunità di lavoro e studio. Ogni ritardo è isolamento e impoverimento.
Vogliamo che l’opera si faccia. Ma vogliamo anche che i cittadini conoscano la verità: la M5 ad oggi è sottofinanziata, i progetti sono in ritardo, le promesse rischiano di restare sulla carta. E quando un sindaco risponde con un post che conferma le criticità che avevamo denunciato, è nostro dovere dirlo.
Progetti e soldi, non post su Facebook
Il prolungamento della M5 si realizzerà quando ci saranno progetti esecutivi approvati, finanziamenti certi, gare d’appalto completate e cronoprogrammi credibili basati su dati tecnici, non su scadenze elettorali.
Fino ad allora, i post del sindaco Ghilardi valgono per quello che sono: comunicazione difensiva che conferma la fragilità del progetto. I cittadini meritano trasparenza, dati verificabili, cronoprogrammi realistici. Non annunci generici lanciati a tre anni dalle elezioni.
La matematica non mente: 10 milioni contro 100 di buco non sono “un altro passo avanti”. Sono la conferma che la strada è lunga e che il sindaco, dopo 7 anni, non ha le capacità e la forza politica per percorrerla.
Martino Iniziato
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