Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

La battaglia per Allende, per la memoria e per il futuro

di Alessandro Capelli
Segretario PD Milano Metropolitana

La destra Cinisellese lo ha fatto davvero: togliere il nome di Salvador Allende al palazzetto dello sport. Non è un semplice atto amministrativo, ma un vero gesto politico che come tale va letto. Un gesto che racconta molto della destra di oggi, della sua ossessione nel riscrivere la storia e cancellare tutto ciò che non rientra nel suo racconto identitario sovranista. Quel palazzetto non portava solo il nome di un presidente democraticamente eletto, rovesciato e ucciso da un golpe militare nel 1973: conservava in sé la storia di una comunità.

Perché proprio a Cinisello, negli anni Settanta, arrivarono decine di famiglie cilene in fuga dalla dittatura di Pinochet. Qui trovarono casa, accoglienza, solidarietà. Intitolare quello spazio a Salvador Allende significava allora curare una ferita aperta e difendere l’idea di democrazia e di grande trasformazione sociale. Per questo, quando Fratelli d’Italia ha proposto di cancellare il nome Allende, la reazione civile e politica è stata immediata: centinaia di firme, Consigli comunali affollati, cittadine e cittadini che hanno chiesto rispetto per la storia di una città che non dimentica; anche la mattina stessa in cui, in pratica contro il volere popolare, l’amministrazione guidata dal sindaco Giacomo Ghilardi ha votato questa assurda delibera. Sia chiaro un punto: non contestiamo la grandezza di Giorgio Armani, simbolo del made in Italy e della creatività milanese.

Ma un conto è celebrare un grande stilista, un altro è farlo cancellando un simbolo della libertà per farne un trofeo di parte. Uno scalpo politico. La verità è che la destra non si limita a governare: vuole riscrivere tutto. E ogni volta che può, cancella. E sarebbero loro quelli contro la “cancel culture”? Più “cancel” di loro, chi c’è? Tolgono nomi, spostano targhe, ribattezzano piazze. Dobbiamo averlo chiaro in mente: è in corso una cruciale battaglia politica. Perché la politica è fatta anche di simboli, e i simboli dicono chi siamo, da dove veniamo, quali valori condividiamo. In Lombardia, trent’anni di amministrazione di centrodestra hanno già smantellato la sanità, la pianificazione territoriale, una visione. Ora tocca alla memoria collettiva. Alla Storia. Ma c’è un’Italia che non ci sta.

Lo abbiamo visto a Cinisello, dove il centrosinistra, insieme a tante cittadine e cittadini, ha difeso la memoria con dignità e coraggio. Per questo la battaglia per il Palazzetto Allende non è solo locale: è una battaglia per la memoria democratica, per la storia di una città che ha saputo accogliere, per l’Italia che vogliamo ritrovare, capace di ricordare e anche grazie a questo di guardare avanti. Perché non c’è futuro senza memoria e non c’è libertà senza storia. Grazie, anche da parte mia, a chi si è battuto con orgoglio: al PD e al centrosinistra cinisellese, alle donne e agli uomini di Cinisello Balsamo . Noi ci siamo.

Redazione "La Città"

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