
Ciclabili pericolose, un problema che la giunta non vede
Novembre forse è il mese più pericoloso dell’anno per i ciclisti. Non tanto per il calo delle temperature, l’aumento del traffico o perché fa buio prima, ma perché si produce un fenomeno imprevedibile, l’aquaplaning. Con la massiccia caduta delle foglie dagli alberi e l’umidità di stagione, infatti in alcuni tratti di strada si rischia proprio di pattinare sulle due ruote. E se già la progettazione di piste ciclabili a Sesto denota una scarsa attenzione sul tema da parte della giunta Di Stefano, quasi trascurabile è la loro manutenzione.
Percorrere viale Marelli in bicicletta per esempio è come affrontare un sentiero di guerra. La ciclabile sui marciapiedi ha sottratto spazio ai pedoni che ora sono da schivare come birilli. Poi c’è il sali e scendi dai passi carrabili, e il rischio di invasione di corsia da parte dei cofani delle auto che sbucano in sosta, perché appunto, non sono ciclabili dedicate, bensì marciapiedi “rubati”. Così è in via Pace, viale Edison, via Roma e piazza IV Novembre e peggio ancora sul cavalcavia Buozzi, dove sono stati spesi ingenti soldi pubblici per restringere la carreggiata e allargare di pochi decimetri il marciapiedi. L’unica pista ciclabile fatta con criterio, in strada, nei sette anni di governo della città dalla destra sestese è in via Gramsci.
Ma anche questa presenta un difetto – enorme per essere precisi – ovvero, è stata ristretta la carreggiata da due a una corsia, perché non si è avuto il coraggio di togliere una fila di parcheggi a striscia blu. Quindi, basta la fermata di un pullman di linea, o un autista intento a parcheggiare, per formare una coda chilometrica di auto. Tornando alla stagione infelice per i ciclisti, il tema è quello della pulizia della strada: non può essere effettuata una volta a settimana, poiché le foglie cadono costantemente, non un solo giorno su sette. Bisognerebbe comprendere quale sia lo scopo di fare ciclabili oggi: servono a vantarsi nella prossima campagna elettorale citando i chilometri di piste fatte, o l’obiettivo è offrire un servizio di mobilità sostenibile funzionale alla cittadinanza?


