
“Giù le mani dal Parco Nord. Il Governo fermi ENAC”
Il Parco Nord di Milano torna al centro della contesa politica. Dopo le voci di un possibile ampliamento dell’aeroporto di Bresso in chiave commerciale, i parlamentari del Partito Democratico Anthony Barbagallo e Matteo Mauri alzano il tono della protesta:
“Il Governo deve dire una parola definitiva contro il tentativo di ENAC di trasformare l’aeroporto di Bresso in un hub per voli commerciali. Sarebbe un errore gravissimo, con un aumento esponenziale dei voli in una delle aree più densamente popolate d’Europa.”
L’aeroporto di Bresso, oggi usato per aviazione leggera, sorge nel cuore del Parco Nord, un polmone verde nato negli anni Ottanta dalla mobilitazione dei Comuni di Milano, Bresso, Cinisello, Cormano e Sesto San Giovanni. “Quel parco – ricordano i deputati – è il risultato di decenni di impegno civico e amministrativo, ed è difeso da generazioni di cittadini. Gli aerei che decollano da lì già oggi sorvolano a bassa quota case e una scuola nel territorio di Cinisello Balsamo: pensare a un aumento dei voli è semplicemente assurdo.”
Oltre ai rischi ambientali e alla qualità della vita, c’è anche un nodo giuridico: un Protocollo d’Intesa del 2007, firmato da Governo, Ministero dei Trasporti, ENAC, Regione e Comuni, vietava esplicitamente qualsiasi incremento dei voli e l’uso commerciale dello scalo.
“Quel protocollo – sottolineano Barbagallo e Mauri – non è carta straccia. Deve essere rispettato. E i cittadini, riuniti nel Comitato difesa del Parco Nord – No aeroporto commerciale, hanno tutto il diritto di pretendere che lo sia.”
La posizione del Pd lombardo è netta. La segretaria regionale Silvia Roggiani annuncia un atto parlamentare formale:
“Abbiamo depositato un’interrogazione in Commissione Trasporti alla Camera. Il Ministro Salvini deve rispondere in tempi rapidi e chiarire che non ci sarà nessuna violazione degli accordi.”
Il caso Bresso, insomma, non è solo una questione locale. Tocca il rapporto tra sviluppo e qualità urbana, tra la logica del profitto infrastrutturale e quella dei beni comuni ambientali.
E per chi difende il Parco Nord, la posta in gioco è molto chiara: non fermare il traffico aereo, ma salvare un’idea di città in cui il verde, la salute e il diritto al silenzio valgono quanto e più delle piste di decollo.


