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“Allende non si tocca”, si moltiplicano appelli e petizioni

In pochi giorni, la proposta di cancellare l’intitolazione del Palazzetto dello Sport a Salvador Allende per dedicarlo a Giorgio Armani è diventata il caso politico e civico del momento in città. La mozione, presentata in Consiglio comunale dal capogruppo di Fratelli d’Italia Maurizio Colosimo, ha acceso un fronte di opposizione trasversale fatto di partiti, associazioni, comunità cilena e semplici cittadini.

La discussione in aula del 20 ottobre si è trasformata in una bagarre con sospensioni e rinvio della seduta, tra cori di dissenso, striscioni e momenti di forte tensione sugli scranni, poi documentati dalla stampa. E stasera l’affaire Allende torna in aula.

Il Partito Democratico cittadino ha parlato di tentativo di “riscrivere la storia”, ricordando il legame tra Cinisello e i profughi cileni accolti dopo il golpe del 1973, quando il palazzetto fu intitolato ad Allende durante un concerto della Scala con Claudio Abbado. La nota congiunta delle forze di centrosinistra ha chiesto il ritiro dell’ordine del giorno dopo la turbolenta seduta consiliare.

Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha definito “divisiva” la proposta, sottolineando come l’operazione non risponda ai problemi reali della città. Nel loro intervento richiamano anche i passaggi normativi che regolano le intitolazioni (Commissione toponomastica, eventuale nulla osta prefettizio).

A guidare il fronte del “no” anche l’ex sindaca Daniela Gasparini, che ha parlato di “insulto alla memoria collettiva” ricordando la pagina di accoglienza e solidarietà scritta da Cinisello nel 1973.

Sul terreno delle petizioni si è mossa Italia Viva, che ha annunciato una raccolta firme da consegnare in aula “per chiedere al Consiglio di respingere la proposta”. La presidente locale Vincenza La Rocca ha bollato l’iniziativa come “ideologica e scollegata dai problemi della città”, rilanciando i temi di traffico, sicurezza e commercio in difficoltà.

Nelle ultime ore è arrivato anche l’appello delle associazioni italo-cilene al sindaco Giacomo Ghilardi: “Il Palasport resti intitolato a Salvador Allende”. Un intervento che rimarca non solo il valore simbolico del nome, ma la memoria dell’accoglienza italiana e cinisellese verso gli esuli del regime di Pinochet.

Si associa alla richieste di non procedere con il cambio dell’intitolazione anche l’Associazione Nazione Partigiani Cristiani, che pur riconoscendo la grandezza di Armani, ritiene Allende Martire della Libertà, che ha dato la sua vita durante la presa di potere in Cile col colpo di stato del Generale Pinochet e delle tante vittime della repressione fascista. E, indipendentemente dalle posizioni partitiche, resta un esempio di Resistenza ad una delle peggiori dittature della storia recente.  

Sul piano culturale e della memoria è significativa la ricostruzione storica: lo svelamento della lapide ad Allende nel palazzetto avvenne il 12 novembre 1973 durante un concerto della filarmonica del Teatro alla Scala. Un radicamento, quello del nome, che affonda dunque nelle settimane immediatamente successive al golpe.

Accanto a partiti e associazioni, un gruppo di cittadini ha promosso una lettera aperta alla famiglia Armani: si chiede ai familiari dello stilista di “prendere le distanze da una decisione così divisiva”, proprio per rispetto della figura di Armani e della storia locale. La lettera arriva dopo la seduta consiliare interrotta e fotografa il clima che si è creato attorno al dossier.

Quello che poteva sembrare un atto simbolico è diventato un crinale identitario: da una parte chi chiede di omaggiare uno dei più grandi ambasciatori del made in Italy come Giorgio Armani, dall’altra una mobilitazione diffusa che rivendica il valore civico e antifascista dell’intitolazione ad Allende, nata negli stessi mesi in cui Cinisello accoglieva gli esuli cileni.

Redazione "La Città"

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