
AVS all’attacco: “Il nome Armani fuori luogo in una città sempre più povera”
Continua a fare discuterea Cinisello Balsamo la proposta, avanzata da un consigliere di maggioranza di Fratelli d’Italia, di intitolare il Palazzetto dello Sport a Giorgio Armani al posto dell’attuale dedicazione a Salvador Allende. L’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha attaccato duramente l’iniziativa, giudicandola “fuori luogo” rispetto alla situazione sociale ed economica della città.
“Non basteranno mai le telecamere, i vigili h24, i daspo urbani se si continueranno a ignorare le esigenze delle persone più umili», si legge in una nota del gruppo. “Rifarsi il look fregiandosi di un nome come Giorgio Armani non farà di questa città un posto migliore, ma sarà l’ennesima prova che ai partiti di maggioranza non importa nulla dei cittadini”.
Le parole arrivano in un contesto economico non semplice. Secondo i dati Istat 2024, in Italia il 15,6% delle famiglie con un operaio o lavoratore assimilato come persona di riferimento vive in condizioni di povertà assoluta. A Cinisello Balsamo il reddito imponibile medio per contribuente si ferma a 20.823 euro, contro i 23.806 euro della media lombarda. Il reddito pro capite è il più basso dell’area: 14.078 euro per residente, a fronte dei 16.402 euro regionali. A confronto, Bresso (16.803 euro), Cormano (16.404 euro) e Cusano Milanino (18.252 euro) registrano valori più alti.
Nel frattempo, il centro cittadino continua a soffrire: negozi che chiudono, locali che abbassano le serrande e mercati di quartiere sempre più spogli. Un quadro che, secondo l’opposizione, rende la proposta di cambiare intitolazione al Palazzetto “una provocazione inopportuna”.
Non solo: anche sul piano tecnico la proposta appare complessa da attuare. L’intitolazione di spazi pubblici è infatti regolata dal R.D.L. n. 1158/1923 e dalla legge n. 1188/1927, oltre che dai regolamenti comunali. L’iter richiede una delibera di Giunta, il parere della Commissione Toponomastica e, per persone decedute da meno di dieci anni, una deroga al divieto con il nulla osta del Prefetto — che può negare l’autorizzazione per motivi anagrafici o di ordine pubblico.
Un percorso tutt’altro che immediato, dunque, mentre il dibattito politico locale si accende ancora una volta sul confine tra simboli e realtà: da una parte la voglia di dare lustro alla città, dall’altra l’urgenza di affrontare le difficoltà quotidiane dei suoi abitanti.

