
A sinistra: i Maestri Claudio Abbado e Maurizio Pollini, il sindaco Enea Cerquetti. A destra gli assessori Felice Riccardi, Vincenzo Pozzi, Sergio Torsani.
Il golpe in Cile e il palazzetto intitolato ad Allende
Articolo del 19 settembre 2023
di Patrizia Rulli
L’11 settembre per molti è il ricordo dell’attentato del 2001 alle Torri Gemelle di New York, ma se andiamo indietro nel tempo, fino al 1973, l’11 settembre è anche il ricordo di un altro accadimento drammatico: il colpo di stato militare in Cile, appoggiato dalla CIA. All’inizio le notizie arrivarono un po’ frammentarie, man mano che i giorni passavano avemmo modo di conoscere l’orrore di uno dei colpi di stato più violenti, accaduto cinquant’anni fa, in un Paese che aveva eletto democraticamente il suo presidente: Salvador Allende. Deposto con l’uso della forza, asserragliato nel Palacio de la Moneda bombardato dall’aviazione, Allende pronunciò alla radio il suo ultimo discorso, prima di morire in circostanze mai chiarite: “Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento”.
Paolo Hutter, futuro redattore di Radio Popolare, che era in Cile per conoscere l’esperienza di Unidad Popular (la coalizione di Allende che comprendeva la maggior parte dei partiti di sinistra e centro-sinistra), fu testimone degli accadimenti prima del golpe. Catturato dalla polizia, fu rinchiuso nell’Estadio Nacional di Santiago. Il diario di quei giorni fu pubblicato sul quotidiano Lotta Continua. Iniziarono a giungere più informazioni e, soprattutto, arrivarono loro, gli esuli, e dalla loro voce ascoltammo l’inimmaginabile. Lo stadio, dove transitarono migliaia di prigionieri, divenne un luogo di interrogatori, torture, stupri ed esecuzioni. Fummo colpiti dall’uccisione del musicista e militante di sinistra Victor Jara. A lungo torturato, con il calcio della pistola gli ruppero le mani con cui suonava la chitarra, per poi schernirlo chiedendogli se sarebbe stato ancora in grado di suonare. Il colpo di stato portò per 17 anni al potere una dittatura militare guidata dal generale Augusto Pinochet, lasciando una lunga scia di morti e desaparecidos.

al Palazzetto dello Sport
L’Amministrazione comunale della nostra città fu colpita da quegli avvenimenti così drammatici tanto che, solo due mesi dopo, il 12 novembre, il Palazzetto dello Sport, già inaugurato il 25 Aprile ’72, venne intitolato ad Allende. Grande fu la commozione in tutti i presenti allo svelamento della lapide: “A Salvador Allende la Città di Cinisello Balsamo intitola questo Palazzo dello Sport il 12.11.73”. L’occasione fu una delle più importanti manifestazioni tenutesi in quel luogo: un concerto del Teatro alla Scala. Il sindaco Enea Cerquetti, che aveva già collaborato con Paolo Grassi per allestire spettacoli itineranti nei circoli cooperativi, lo aveva sollecitato sul tema del decentramento della cultura e dell’avvicinamento del pubblico popolare (tema delle contestazioni del ‘68). Grassi, divenuto sovrintendente del Teatro alla Scala, volle ripetere quell’esperienza. Il nostro sindaco gli propose di organizzare un concerto con un’orchestra di grandi esecutori da tenersi al Palazzetto dello Sport. Lui accettò e predispose un giro di decentramento con Claudio Abbado e Maurizio Pollini. La nostra città fu la prima del tour. Il Palazzetto era pieno all’inverosimile, un pubblico di tremila persone, eccitato e disciplinato. Prima del concerto si tenne una cerimonia per lo svelamento della lapide in memoria di Allende; lo scoprimento venne affidato a Claudio Abbado. Pollini ottenne un trionfo eseguendo la parte pianistica del Primo Concerto di Brahms, mentre il secondo tempo venne dominato dalla personalità di Abbado con l’interpretazione della Terza Sinfonia di Beethoven. Grandissima fu l’eco sui giornali. Per tre anni consecutivi il Teatro alla Scala tornò a tenere concerti a Cinisello.

concerto del Teatro alla Scala
per l’intitolazione a Salvador Allende
Dopo il colpo di stato molti cileni si rifugiarono all’estero e parecchi vennero in Italia. Proprio in quei giorni il gruppo musicale degli Inti-Illimani si trovava in tournée nel nostro Paese; avendo appoggiato la campagna elettorale di Allende, i componenti non poterono più rientrare per il rischio di essere arrestati. L’Italia visse il dramma del popolo cileno con grande partecipazione; nelle scuole, nelle fabbriche, nei porti era un pullulare di manifestazioni contro la dittatura. I giovani che in Cile facevano parte delle Brigadas muralistas e che si trovavano rifugiati in Italia, diedero vita anche qui a questa loro attività artistica e, con gli Inti-Illimani, iniziarono a mescolare pittura e musica, dipingendo murales durante i concerti. L’essenza di questa forma d’arte fu la partecipazione collettiva; infatti, col tempo, nella realizzazione dei murales, ci fu anche il coinvolgimento dei ragazzi che assistevano agli spettacoli, esperienza vissuta anche a Cinisello. Il murale per ricordare la Festa della Liberazione, realizzato dalla Brigada Pablo Neruda sulla parete del Palazzo comunale, vide la partecipazione di attivisti della FGCI e di altri giovani. Dopo questo, seguirono altri lavori: un murale fu donato a una scuola e altri vennero dipinti durante i concerti che più volte gli Inti-Illimani tennero al Palazzetto. I colori usati erano ad acqua, essenzialmente quelli base, ma anche quelli secondari, contornati dal nero che serviva per correggere eventuali errori. Questi disegni semplici, ma efficaci nel loro messaggio, e le canzoni popolari giocarono un ruolo importante per mantenere viva la solidarietà e l’attenzione sul Cile. Nel 40° anniversario del golpe, con il titolo “¡¡Contra la dictatura pintaremos hasta el cielo!!”,Eduardo Mono Carrasco, che con altri cileni aveva realizzato il murale sulla parete del Palazzo comunale, tornò per restaurarlo, con la partecipazione dei cittadini. Fu anche inaugurata la mostra “Salvador Allende. Un uomo, un popolo. 40 anni dal colpo di stato in Cile”, che narrava la lunga notte della dittatura e le lotte per riconquistare la democrazia.
Negli anni che seguirono il golpe, la nostra città ospitò molti esuli; uno di loro, Pedro Aravena, fu per un periodo il custode di Villa Ghirlanda. In Cile era stato segretario della Central Unica de Trabajadores di Santiago. Forte fu il coinvolgimento e molte le iniziative di solidarietà nei confronti dei rifugiati. Il Centro Culturale Jacopo Lombardini di Cinisello fu particolarmente impegnato nel dare assistenza a molti cileni, che in seguito furono instradati verso il Canton Ticino, dove si insediarono a centinaia. “Tutto iniziò con una telefonata a Giorgio Bouchard da parte del pastore valdese Guido Rivoir, che viveva a Lugano. Voleva sapere se avremmo potuto accogliere esuli cileni in fuga, persone in estrema difficoltà la cui meta finale doveva essere proprio la Svizzera” – racconta Marcella Giampiccoli – “Ne discutemmo e decidemmo di impegnarci. La questione era delicata e doveva rimanere estremamente riservata perché si trattava di donne e uomini in fuga senza documenti”. Dopo un periodo di ambientamento e superamento dei traumi, tanti ebbero voglia di raccontare quanto vissuto. “Toti Rochat, instancabile, senza di lei non avremmo mai potuto affrontare questa mole di emozioni, rimaneva ad ascoltarli intere nottate, trascriveva le loro testimonianze e poi le traduceva”. Elettrodi attaccati al corpo, finti annegamenti, roulette russe, stupri; i racconti si aprivano all’orrore. Come forma di precauzione nelle relazioni annuali non si faceva cenno a questa attività; si temevano interventi da parte della Polizia italiana, su mandato di quella cilena, nei confronti dei membri della Comune e dei rifugiati, che erano a tutti gli effetti dei clandestini. Questa esperienza fu raccontata in seguito nel libretto Cile: carcere, tortura, esilio, ed.Claudiana. Conclude Marcella: “È stata un’esperienza incredibile, che ha cementato relazioni molto intense. Paolo [Bogo] ed io nella nostra casa abbiamo ospitato una coppia in attesa di una figlia, nata proprio durante la permanenza da noi”, a cui verrà dato il nome di Marcela Paz, in omaggio a chi aveva incontrato il prossimo e aveva aperto loro la porta.

Enea Cerquetti, L’impianto dei servizi sociali del Comune di Cinisello Balsamo negli anni settanta – Memorie di storia amministrativa, Comune CB, 2000; P.Rulli, AA.VV., Le pietre raccontano, Comune CB, 2012; Eduardo Mono Carrasco, Il sogno dipinto – I murales del Cile nella memoria storica, Hobby & Work P. Srl, 2004; Riforma, Settimanale delle Chiese evangeliche, battiste, metodiste, valdesi, 15 settembre 2023.
Fotografia dell’intitolazione. A sinistra: i Maestri Claudio Abbado e Maurizio Pollini, il sindaco Enea Cerquetti. A destra gli assessori Felice Riccardi, Vincenzo Pozzi, Sergio Torsani.


