Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

“Allende non si tocca, simbolo di libertà e giustizia”

In poche ore la notizia dell’intenzione della destra cinisellese di intitolare il palazzetto dello sport a Giorgio Armani, cancellando la precedente intitolazione a Salvador Allende, è sulla bocca di tutti. Ed è, per molti, l’ennesima provocazione inutile della destra cittadina davanti a problemi ben più grandi che attendono da anni una risposta. Eppure un consigliere di Fratelli d’Italia ha depositato l’ordine del giorno, che sarà discusso in aula la prossima settimana, con cui si chiede di dedicare il palazzetto al noto stilista recentemente scomparso.

Una proposta che con tutta probabilità sarà votata a maggioranza in consiglio, visti in numeri largamente a favore della destra che amministra la città. Ma che trova la ferma opposizione dell’altro campo, che può contare su un diffuso dissenso che sta montando in queste ore soprattutto sui social.

“E’ una scelta assurda e offensiva, che colpisce la storia e la memoria di Cinisello Balsamo. Quel nome non è un vezzo ideologico: racconta una pagina di accoglienza e solidarietà, quando nel 1973 la nostra città aprì le porte ai profughi cileni in fuga dalla dittatura”, scrive il segretario del PD Andrea Catania, ricordando che il Palazzetto venne intitolato ad Allende durante un concerto dell’Orchestra della Scala, con Claudio Abbado a scoprire la lapide, in onore del presidente cileno, democraticamente eletto, ucciso durante il golpe militare dell’11 settembre 1973.

“Forse chi ha scritto quell’odg non ha idea di chi sia stato Salvador Allende, simbolo di libertà e giustizia sociale”, aggiunge l’ex sindaca Daniela Gasparini che attacca: “Oppure lo sa benissimo, e proprio per questo vuole cancellarlo. In ogni caso, la firma è di Fratelli d’Italia: dunque non è un gesto personale, ma una scelta politica precisa, condivisa da un gruppo e da un partito che ancora oggi fa fatica a fare i conti con la storia.

Cinisello Balsamo, nel 1973 – ribadisce Gasparini – fu una città solidale e coraggiosa, che aprì le porte ai profughi cileni fuggiti dalla dittatura di Pinochet: da Pedro Aravena, custode del parco di Villa Ghirlanda, alle famiglie accolte dal Circolo Lombardini, fino a padre Antonio Ronchi, che in Cile ha donato la sua vita per stare dalla parte degli ultimi.

“Cancellare “Salvador Allende” significa cancellare questa pagina di storia, fatta di accoglienza, diritti, antifascismo e dignità umana. Sostituirlo con il nome di uno stilista — per quanto celebre — è un insulto alla nostra memoria collettiva e alla coscienza democratica di questa città”, dice l’ex sindaca.

Redazione "La Città"

Articolo precedente

Via Allende arriva Armani, la destra vuol cambiare nome al Palazzetto

Articolo successivo

“La Spiga d’Oro non sia uno strumento di spartizione politica”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *